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INFORM - N. 176 - 8 settembre 2004

Venezuela - L’editoriale di Marisa Bafile su "La Voce d’Italia"

Anagrafe a rischio

CARACAS - I contratti a tempo determinato stanno per scadere e circa 384 contrattisti assunti dai Consolati presto dovranno abbandonare il lavoro. Con enorme danno per l’espletamento delle pratiche consolari e in particolare per l’aggiornamento delle anagrafi. In pratica questo significa che migliaia e migliaia di cittadini italiani all’estero continueranno ad essere privati del diritto di voto. Un diritto sancito ormai dalla Costituzione, sbandierato come grande traguardo raggiunto dalle nostre comunità e poi, nella realtà, tolto con assurde spiegazioni burocratiche. Il voto rischia, così, di diventare un altro di quei bei portoni aperti sul nulla di cui è puntellato il cammino dei nostri rapporti con l’Italia.

Ma votare è una cosa seria e non possiamo permettere di essere offesi ancora una volta da una politica che non offre le garanzie alle quali hanno diritto tutti gli elettori, siano essi dove siano. Già nel corso delle passate elezioni dei Comites le irregolarità lasciate correre con incredibile non chalance sono state, dappertutto, inaudite. Ne sappiamo qualcosa noi, in Venezuela.

Il voto politico, quello per i referendum, sono momenti di grande importanza e il governo italiano deve dimostrare, con i fatti e non con le belle parole, se esiste la volontà di trasformare in realtà il diritto sancito nella Costituzione.

La grande confusione che regna nelle anagrafi consolari ancora oggi, a due anni dalle elezioni politiche, è inaudita. Senza contare gli altri servizi consolari che, in America Latina, vengono espletati tra enormi ritardi e difficoltà.

La conclusione dei contratti a tempo determinato rischia di aggravare ulteriormente una situazione già critica.

Il governo italiano deve intervenire immediatamente. O rafforzando l’organico con impiego stabile o rinnovando i contratti a tempo determinato. Non può permettere che si crei, invece, un vuoto. Credere che le nostre comunità continuino ad essere disposte a subire in silenzio risponde a una visione molto superficiale delle realtà italiane all’estero. (Marisa Bafile-La Voce d’Italia/Inform)


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