* INFORM *

INFORM - N. 174 - 6 settembre 2004

"Arandora Star, una tragedia dimenticata"

Un libro per ricordare una delle tante vicende dolorose dell’emigrazione italiana

ZURIGO - L’emigrazione italiana è stata costellata, come tante altre emigrazioni di massa vecchie e nuove, da drammi e tragedie di ogni tipo. Alcune note fin dal loro accadimento, come, per esempio, quelle di: Monongah, negli Stati Uniti, dove all’inizio del secolo scorso, in una miniera, morirono circa 1000 persone tra cui 500 italiani; Kandersteg, in Svizzera nelle Alpi bernesi, dove, durante i lavori per un traforo ferroviario, nel 1908, vi perirono 112 minatori di cui 25 italiani; Marcinelle, in Belgio, quando, nel 1956, in una miniera di carbone persero la vita 236 minatori di cui 136 emigrati italiani; Mattmark, ancora in Svizzera, dove nel 1965 in un cantiere di alta montagna perirono, sotto il crollo di un ghiacciaio, 102 lavoratori tra cui 55 emigrati italiani. Vicende dolorose dell’emigrazione italiana che, da un paio d’anni, lo Stato italiano, su iniziativa del Ministero per gli Italiani nel Mondo, ha voluto ricordare istituendo la "Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo" che si celebra l’8 agosto (ricorrenza della tragedia di Marcinelle).

Ma numerosi sono i drammi e le tragedie meno note e tra queste si può, certamente, annoverare alcune storie molto simili legate alla deportazione e all’internamento in campi di prigionia subiti durante la Seconda guerra mondiale dagli emigrati italiani, residenti in Paesi in guerra contro l’Italia fascista, in quanto ritenuti possibili spie nemiche dai governi di quei Paesi. Drammi e tragedie le cui vittime e gli stessi loro familiari hanno, per lo più, cercato di dimenticare come sempre accade, in ciascuno di noi, a riguardo degli avvenimenti più dolorosi in cui veniamo coinvolti. Ed in questa voglia di dimenticare hanno giocato anche un ruolo determinante le autorità pubbliche sia dei Paesi d’immigrazione che della stessa Italia che, per svariati e spesso opposti motivi, hanno avuto tutto l’interesse a mettere la sordina a quelle vicende. Ma a rispolverarle ed a riportarle alla memoria ed alla conoscenza di tutti vi hanno provveduto ora due libri.

In un caso si tratta del dramma, che coinvolse gli emigrati italiani negli Stati Uniti, tornato prepotentemente alla luce grazie alla scrittrice di origine italiana Lisa Scott (vero nome Lisa Scottolini) i cui nonni paterni, emigrati dalle Marche e residenti a Filadelfia, nel 1942, furono deportati ed internati in campi di prigionia. Infatti la scrittrice, che solo recentemente ha scoperto quanto era accaduto ai suoi nonni e ad altri 10’000 emigrati italiani durante la Seconda guerra mondiale, ne è rimasta talmente scossa da scrivervi il libro "Killer Smile" (Sorriso assassino) che sta diventando un best-seller negli Stati Uniti.

Mentre un altro caso analogo, avvenuto nel 1940 nel Regno Unito, che, poi, è sfociato in una vera e propria tragedia, a ricordarlo ed a renderlo pubblico in Italia è stata una studiosa fiorentina, Maria Serena Balestracci. Prima, ne ha trattato nella sua tesi di laurea e, poi, ne ha raccontato la storia nel libro "Arandora Star, una tragedia dimenticata". In esso l’autrice ricorda la triste vicenda dell’internamento e della deportazione in campi di prigionia di migliaia di emigrati italiani e tedeschi (cittadini di Paesi belligeranti contro la Gran Bretagna) che da anni vivevano e lavoravano nel Regno Unito. Una triste vicenda che, poi, si tramutò in tragedia quando la nave Arandora Star, con 1200 deportati italiani, tedeschi ed austriaci, tutti lavoratori emigrati, che venivano trasportati nei campi di prigionia in Canada, venne affondata nell’Atlantico da un sottomarino tedesco. Nel naufragio morirono, oltre a tantissimi membri dell’equipaggio, anche 700 deportati tra cui 446 emigrati italiani.

Una tragedia, quella della Arandora Star, che vide tra le vittime italiane moltissimi emigrati originari dell’Appennino tosco-emiliano e, in particolare, per quanto ci riguarda come toscani, della Lunigiana e della Lucchesia ed infatti scorrendo i nomi delle vittime troviamo cognomi e luoghi di nascita a noi molto familiari. Ed è per questo motivo che per tutti noi toscani all’estero la vicenda dell’Arandora Star assume un significato del tutto speciale. Pertanto, oltre che, ovviamente, all’autrice del libro, Maria Serena Balestracci, un plauso va alla provincia di Parma ed alla Regione Emilia-Romagna per quanto già hanno fatto, come istituzioni, per ricordare quel dramma ma anche alla Regione Toscana che, ancora lo scorso anno (in occasione del 25° della Consulta Regionale dei Toscani all’Estero), su iniziativa dell’Assessore alla cultura, Mariella Zoppi, presentò il libro in una conferenza stampa alla quale seguì un dibattito con l’autrice. Ma un plauso va pure rivolto alla Fondazione Paolo Cresci ed alla Provincia di Lucca che il prossimo 10 settembre nel Palazzo Ducale di Lucca, presenteranno un film-documentario sulla vicenda della Arandora Star, prodotto dall’emittente televisiva NOI TV, per far conoscere e restituire alla memoria di tutti uno spaccato particolare dei soprusi, dei drammi e delle tragedie subiti dagli emigrati italiani ma anche per onorarne la memoria.

Tutto questo assume, poi, un valore particolare, in un periodo storico come quello attuale in cui l’Italia, da Paese di emigrati, è ormai divenuta, a sua volta, Paese di immigrazione, collocando gli italiani al di là della barricata per i tanti disperati che oggi vedono nell’Italia quella "Merica" che, un tempo, tanti di noi e dei nostri antenati cercavano varcando l’Atlantico o al nord delle Alpi! (Dino Nardi*-Inform)

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* Coordinatore delle Associazioni toscane in Europa e membro del Comitato di Presidenza del CGIE


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