In scadenza i contratti degli impiegati temporanei nei Consolati
I contrattisti si rivolgono al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio. …E lanciano un appello ai Sindacati confederali
ROMA - Continua a montare la protesta degli impiegati assunti a tempo determinato nelle sedi consolari e ai quali sta per scadere il contratto (v. servizio su Inform n. 173).
Sta scatenando reazioni a catena nella categoria la dura presa di posizione di Cgil, Cisl e Uil, contrari a provvedimenti volti ad assumere a tempo indeterminato questo gruppo di lavoratori. Già mesi fa i sindacati confederali degli Esteri avevano dichiarato la loro ferma opposizione all’ampliamento del contingente dei contrattisti, non rispondente, a parere dei sindacati, "a nessun criterio di funzionalità, economicità e flessibilità", come si legge in una nota del 6 maggio scorso. Fino ad arrivare al telegramma inviato il 30 luglio da Cgil, Cisl, Uil al Ministro degli Esteri Frattini nel quale altrettanto netta era l’opposizione ad eventuali provvedimenti volti all’assunzione a tempo indeterminato di questi lavoratori italiani all’estero. Una presa di posizione motivata da dichiarazioni attribuite da agenzie di stampa al titolare della Farnesina nel corso di un ricevimento a Villa Madama con gli Ambasciatori italiani all’estero.
In questi giorni si accavallano lettere di protesta dei contrattisti. Che ora si rivolgono anche al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e al Presidente del Consiglio Berlusconi.
Dal Consolato di La Plata (Argentina) i contrattisti scrivono alle alte cariche dello Stato polemizzando a distanza con i sindacati, che "proprio nel momento in cui agli italiani all’estero vengono riconosciuti diritti attesi da anni, si adoperano infondatamente non per invocare l’assunzione e i diritti dei lavoratori, ma la non assunzione di questi". I lavoratori di Plata puntualizzano anche che l’assunzione dei contrattisti è "avvenuta con regolare concorso, previa assegnazione di un punteggio e la formazione di una graduatoria in merito" (secondo quanto indicato dal DL 3/2002 e dalla L. 104/2002). Un’altra risposta ai sindacati che, nel rivolgersi a Frattini, avevano sottolineato la loro forte contrarietà "ad ogni forma di sanatoria per un gruppo di lavoratori assunto in asseenza di una qulasivoglia procedura concorsuale".
I contrattisti del Consolato argentino perorano la causa di tutti i colleghi facendo osservare come l’esperienza maturata in due anni superi "ampiamente una prova di concorso". E sottolineano la preziosità del loro lavoro, a contatto diretto con le collettività e le loro problematiche, e di supporto a quello degli impiegati di ruolo per assicurare "efficacia, efficienza e disponibilità verso un pubblico sempre più numeroso". Non viene, poi, risparmiata un’altra frecciata ai sindacati che avevano indicato come unica strada percorribile per risolvere "i gravissimi problemi di funzionalità" della rete consolare, quella di "adeguati finanziamenti" per il trasferimento del personale di ruolo. I contrattisti rilevano invece che per dare soluzione a tali problemi il loro apporto è fondamentale, in quanto personale italiano bene addentro nelle realtà locali, nelle problematiche dei connazionali e dei loro discendenti, e che può vantare una buona conoscenza delle lingue locali. Il tutto, fanno osservare, con un rapporto costo-beneficio per lo Stato "molto più conveniente" rispetto al trasferimento di impiegati di ruolo. Di qui la richiesta di un provvedimento legislativo che consenta loro di continuare a prestare opera nei Consolati, anche in vista delle elezioni politiche e di tornate referendarie. Una non riconferma, avvertono i lavoratori di La Plata, provocherebbe almeno in Argentina - Paese che vanta una delle più grandi collettività italiane nel mondo - "un collasso dell’intera rete consolare senza precedenti".
E’ risaputo, del resto, che diversi Consolati, spesso proprio per carenza di personale, hanno difficoltà a far fronte alle richieste dei connazionali che si rivolgono ai loro uffici. Pratiche che giacciono per anni, come quelle per il recupero della cittadinanza, e non si sa quando potranno essere evase. Dall’Uruguay sono giunte in questi giorni ad Inform le lettere di due persone che hanno presentato domanda di riconoscimento della cittadinanza e che avrebbero i requisiti per ottenerla. Le domande sono state presentate nel marzo 2003 al Consolato di Montevideo ma, a tutt’oggi, non sono state esaminate. Non solo. Gli scriventi denunciano che "su un cartello affisso alla porta dell’Ufficio Stato Civile del Consolato si legge: bisogna aspettare tre anni dalla data di presentazione della domanda per avere informazioni". Di qui le domande: "Se per semplici informazioni bisogna aspettare tre anni, quanti anni passeranno per vedere espletata tutta la pratica?"."Si può posporre in eterno il riconoscimento di un diritto naturale come la cittadinanza ius sanguinis perché il Consolato non ha né personale né risorse? Sarà soltanto questo il problema? Se è soltanto questo perché non si cercano soluzioni transitorie o di emergenza?". I connazionali protestano e ricordano che così "non solo ci stanno negando il diritto alla cittadinanza, ma ci stanno privando del diritto all'esercizio del voto politico, riconosciuto ai cittadini residenti all'estero dalla Costituzione e dalla legge dopo tanti sforzi".
I problemi, dunque, ci sono e ricadono sui connazionali, creando loro gravi disagi. Ed per è questo che i contrattisti battono molto sul tasto dell’importanza del loro lavoro dentro i Consolati. Ed è per questo che polemizzano con Cgil, Cisl e Uil. Cercando con loro, tuttavia, anche una via di dialogo. I contrattisti delle sedi di diverse parti del mondo (Basilea, Montreal, Buenos Aires, Norimberga, Edimburgo, Perth, Edmonton, Porto Alegre, Fiume, Rosario, Ginevra, San Gallo, Hannover, Sion, Londra, Stoccarda, Madrid, Sydney, Mannheim, Toronto, Melbourne, Vancouver, Mendoza, Zurigo, Montevideo) hanno lanciato un appello alle Direzioni dei sindacati confederali chiedendo loro di intervenire presso i Coordinamenti Esteri affinché rivedano "la loro linea intransigente e miope" e adottino una piattaforma che "salvaguardi i diritti di tutti i lavoratori del Ministero degli Affari Esteri". I contrattisti chiedono di essere tutelati come le altre categorie di lavoratori e ribadiscono il loro diritto a continuare il servizio che sono stati chiamati a svolgere e per il quale hanno acquisito "un'inconfutabile capacità", tale da giustificarne una conferma con una revisione di carattere contrattuale. I lavoratori temporanei ritengono "moralmente inaccettabile, politicamente insostenibile e sindacalmente un suicidio" la non riconferma, poiché "venendo meno la continuità nell'aggiornamento e nell'allineamento dei dati, le anagrafi consolari ritornerebbero nel giro di pochi mesi nella pressoché totale inattendibilità con conseguenze gravissime per la garanzia del diritto di voto ai nostri connazionali all'estero". Ed evidenziano come i politici debbano "assumersi la responsabilità di operare scelte concrete e coerenti che tengano conto tra l'altro, del destino lavorativo di più di 360 lavoratori italiani all'estero". Dei contrattisti, appunto. Che rivendicano fieramente: "Stiamo facendo il nostro dovere, a nome del nostro Paese, con orgoglio, professionalità e sereno impegno, prestando un servizio rivolto ai milioni di cittadini italiani che risiedono all'estero per garantire loro l'esercizio di voto, diritto fondamentale sancito dalla nostra costituzione insieme a quello del lavoro". (Simonetta Pitari-Inform)