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INFORM - N. 168 - 13 agosto 2004

Nuovo CGIE - Nino Randazzo, Presidente della Commissione Informazione e Comunicazione

"Rivisitazione" delle convenzioni, status professionale del giornalista italiano all’estero. Chiarire il concetto dell’informazione di ritorno.

ROMA - Nino Randazzo, Direttore del quotidiano "Il Globo" di Melbourne, neo eletto nel CGIE, è stato chiamato a presiedere la Commissione Informazione e Comunicazione. Gli abbiamo chiesto di fare una sinteri del programma di lavoro che intende portare avanti la Commissione.

"Nella nostra prima riunione - spiega Randazzo - abbiamo definito alcune linee generali sulle quali procederà il lavoro della Commissione Informazione e Comunicazione. I punti principali sui quali abbiamo insistito e che approfondiremo nei prossimi incontri sono, anzitutto, una rivisitazione delle convenzioni della Presidenza del Consiglio con tre-quattro grosse agenzie che dovrebbero fornire un servizio ai mezzi d’informazione italiani all’estero. E non lo fanno. Allo stesso tempo vanno segnalate le piccole agenzie che ricevono le briciole delle poche risorse disponibili e fanno, per quanto riguarda le questioni che più interessano i connazionali nel mondo, l’unico servizio utilizzabile dai mezzi di comunicazione.

Poi ho accennato in Commissione alla focalizzazione ormai inveterata dell’attenzione degli organi competenti dello Stato per ciò che riguarda l’informazione italiana all’estero sulla carta stampata, dimenticando le altre forme di diffusione delle notizie, quali le emittenze radiofoniche e televisive e la comunicazione on line.

Ancora una volta - prosegue Randazzo - abbiamo voluto ricordare la figura del giornalista italiano all’estero che è stata continuamente mortificata dalla mancanza di riconoscimento del suo status professionale. Abbiamo chiesto a due qualificati rappresentanti della stampa italiana all’estero e della stampa italiana, quali il Presidente della Fusie Domenico De Sossi e il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Francesco Siddi, che fanno entrambi parte della Commissione, di trovare qualche forma di riconoscimento professionale per i giornalisti italiani all’estero.

Si è poi parlato della necessità di chiarire una volta per tutte il concetto della cosiddetta informazione di ritorno, che non può essere quella cosa fumosa e impraticabile che è stata ipotizzata fino ad oggi. Il concetto non è da rigettare o da accettare per intero, ma da modificare, da ridimensionare, da portare cioè alle dimensioni di un servizio che sia allo stesso tempo selettivo e mirato verso quelle realtà locali e regionali che sono le sole interessate.

Dobbiamo pensare ad un magazzino di smistamento delle notizie verso la stampa e le emittenze radiofoniche e televisive locali e regionali, dove è più sentita la presenza delle comunità all’estero e che sono l’unico bacino di utenza esistente per questo tipo di informazione. Non è assolutamente pensabile - sostiene Randazzo - che l’opinione pubblica generale italiana, che è servita dai mezzi di comunicazione nazionali, possa essere interessata alla ripetitività dei racconti degli emigrati che sono partiti con la solita valigia di cartone e che si sono arricchiti.

Quando e se ci sono taluni avvenimenti o taluni personaggi che veramente incidono nel paese di residenza - conclude Randazzo - i mezzi di comunicazione nazionali non mancano mai di dare il dovuto rilievo. Ma pensare ad un canale televisivo per l’informazione di ritorno, come se l’intera popolazione italiana fosse interessata al picnic del circolo di Roccacannuccia a Chicago o alla festicciola degli emigrati originari di qualche paesetto è una fumisteria nella quale purtroppo sono stati sprecati troppo tempo, troppa fantasia e troppe risorse". (Inform)


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