* INFORM *

INFORM - N. 166 - 10 agosto 2004

Il Comites di Toronto ha reso omaggio ai martiri italiani del lavoro in contemporanea con le cerimonie tenutesi a Marcinelle

TORONTO - Come ogni anno, il Comites di Toronto ha ricordato, con una commossa cerimonia cui sono intervenuti i picchetti d’onore delle Associazioni d’Arma, i martiri italiani del lavoro nel mondo. La cerimonia si è tenuta nello stesso giorno in cui il Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia, promotore dell’annuale giornata mondiale, si trovava a Marcinelle, teatro della tragedia mineraria che nel 1956 costò la vita a 262 minatori, 136 dei quali italiani, e che è stata eretta a simbolo del sangue versato dagli italiani sul lavoro. La manifestazione si è svolta ai piedi del Monumento ai lavoratori italiani caduti sul lavoro che si erge nella comunità di Woodbridge, a sua volta parte della città di Vaughan, nell’immediato entroterra a nord di Toronto. Vaughan, per la cronaca, è retta da un sindaco molisano, Michael Di Biase, all’ultimo momento, purtroppo, assente alla cerimonia.

Presenti i picchetti degli Alpini, dei Bersaglieri, dei Carabinieri, dei Finanziari, dei Marinai, della Polizia di Stato, il componente anziano del Comites di Toronto Fulvio Florio ha presentato gli ospiti e il trombettiere Ezio Ricci. Dopo gli squilli di tromba all’atto della disposizione dei picchetti e l’esecuzione degli inni nazionali canadese e italiano, è intervenuto l’Avvocato Carlo Consiglio, coordinatore nazionale del CTIM, Comitato Tricolore Italiani nel Mondo, il quale ha letto un messaggio di saluto e di cordoglio inviato da Marcinelle dal Ministro Tremaglia. Nel messaggio il Ministro ha ricordato con affetto l’accoglienza ricevuta a Toronto quando, ai piedi dello stesso monumento, due anni fa, rese omaggio ai lavoratori italiani periti nell’adempimento del proprio dovere. Un omaggio che il Ministro ha rinnovato in questa occasione, tributando inoltre un elogio al lavoro e al contributo di civiltà di cui gli italiani sono latori nel mondo.

È stata quindi la volta di Ivana Fracasso, Consultore della Regione Abruzzo, la regione, cioè, che a Marcinelle, alla miniera del Bois du Cazier, l’8 agosto 1956 pagò il più alto tributo di sangue. La Fracasso ha puntato il dito su due motivi concomitanti: la carenza delle misure di sicurezza e le condizioni economiche dell’Italia del dopoguerra. "La miseria regnava un po’ dovunque - ha affermato - e non si pensava due volte ad accettare i lavori più rischiosi, pur di sopravvivere. Marcinelle fu per l’Abruzzo la tragedia nella tragedia, quella che qualcuno definì la ‘disgrazia della povertà’".

È seguito il Console Generale Luca Brofferio, il quale, in un commosso tributo alle vittime e al lavoro italiano, ha messo in risalto un aspetto sorprendente per molti: "Ancora una o due generazioni fa - ha detto - la vita era assai più semplice e assai più dura per tutti, in tutti i paesi del mondo, di quanto lo sia adesso. Quando i nostri connazionali emigravano dopo la guerra per andare a lavorare nelle miniere inglesi, lasciavano un’Italia avara di lavoro, ma non priva di pane, e trovavano l’Inghilterra imperiale - vincitrice - i cui cittadini continuavano a sopravvivere con le razioni delle tessere annonarie". Quindi ha messo in risalto come non solo le grandi opere come la diga di Kariba e la piccola cappella che ne ricorda i morti hanno caratterizzato e caratterizzano l’influenza italiana nel mondo, ma anche il contributo di qualità umane e cultura donato "ai popoli ospitanti".

Per il CGIE, Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, ha parlato il Dottor Gino Bucchino, il quale ha ricordato come moltissimi giovani provenienti da 13 regioni italiane, quel giorno, abbiano perso la vita unitamente a tanti altri lavoratori di altri paesi. Intere generazioni sono state virtualmente cancellate dai villaggi più piccoli, vittime non solo della necessità, ma anche della carenza di misure di sicurezza idonee. Marcinelle - divenuta, ha sottolineato, un simbolo grazie all’intervento del Ministro Tremaglia - rappresenta, comunque, solo uno dei tanti episodi di eroismo dei lavoratori italiani che hanno spianato la strada del benessere a tutti noi.

Il Presidente del Comites di Toronto, Prof. Franco Gaspari, facendo eco al Console Generale, ha messo in collegamento la tragedia di quarantotto anni fa con quella, recentissima, verificatasi sempre in Belgio, a Ghislenghein, dove diciotto italiani sono periti nell’esplosione di un gasdotto. Nel rendere omaggio alle vittime italiane in tutto il mondo ha ricordato come la memoria del sacrificio debba accompagnarci per sempre, non solo rendendo omaggio a chi ha pagato il prezzo estremo, ma anche stringendoci intorno "ai più sfortunati e alle famiglie di coloro che, come a Marcinelle e a Ghislenghein, non hanno potuto assaporare il risultato del loro sacrificio".

Padre Mario Bellinaso ha quindi impartito la benedizione alle vittime e ai presenti, dopo di che il trombettiere Ezio Ricci ha eseguito il "Silenzio" fuori ordinanza. È seguita la deposizione delle corone d’alloro da parte del Ministro degli Italiani nel Mondo, del Console Generale, del Comites, del CTIM, della FILEF, della Federazione Abruzzese, della Federazione Laziale, dei Liguri e della madrina degli Alpini Palmira Ottogalli Zoratto, una vedova del lavoro che ha parlato brevemente ricordando come all’indomani, 9 agosto, sarebbe ricorso l’anniversario della scomparsa del marito.

La giornata si è conclusa con la testimonianza diretta di un ex minatore, Armando Giorgini, che fece parte della prima squadra di soccorso accorsa sul luogo della tragedia e che fu decorato per la sua abnegazione. A lui e ai compagni toccò il triste compito di riportare in superficie i cadaveri che fu possibile recuperare da un ammasso talora informe di corpi umani e resti di cavalli. "Erano le 9 del mattino - ha ricordato - quando fummo chiamati d’urgenza da una località vicina. Dinanzi a noi si presentò l’inferno, tutta colpa di un incidente: un carrello male assicurato era uscito dai binari per andare a cozzare contro l’apparato elettrico. Da qui si scatenò l’incendio che intrappolò i minatori a 1.035 metri di profondità. Da questa tragedia deve nascere l’auspicio perché eventi simili non debbano più ripetersi". (Inform)


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