* INFORM *

INFORM - N. 165 - 9 agosto 2004

Competitività: indagine di Assocamerestero tra 90 imprenditori stranieri

L’Italia meno affidabile dei grandi Paesi UE. Il 69% degli intervistati dà comunque un giudizio positivo del nostro Paese

ROMA - L’Italia è un partner economico affidabile, ma non come i grandi Paesi europei. Lo afferma il 31% degli imprenditori stranieri, che spesso però condiziona la nostra affidabilità alla partecipazione alla UE, ci ritiene poco capaci di fare sistema, di saper promuovere i nostri prodotti e giudica in modo negativo le capacità dei nostri politici.

Quasi un terzo degli intervistati infatti ritiene l’Italia una delle maggiori potenze industrializzate in quanto membro della Ue, ma non la considera un soggetto economico internazionale importante come la Germania, la Francia o il Regno Unito. E’ quanto emerge da un indagine da Assocamerestero e da 24 Camere di Commercio Italiane all’Estero che ha coinvolto 90 rappresentanti di aziende ed organizzazioni estere ed italo-estere in Nord America, Europa, America Latina, Asia, Mediterraneo e Oceania.

Il nostro Paese nel complesso ottiene un voto quasi ottimo: 7,76. Particolarmente apprezzato il concetto di "made in Italy" (8,75), mentre la capacità di attrarre investimenti ottiene un "buono" (7,1). Il fattore politico continua a pesare. Difatti emerge che "l’Italia non ha un peso politico economico internazionale, nonostante l’alto potenziale. Manca di efficienza, organizzazione e capacità strategica".

Tutto sommato, gli operatori economici stranieri sembrano considerare l’Italia un Paese affidabile (circa il 69% degli intervistati dà un voto che va dal 7 al 9), ma emergono alcuni fattori di criticità: il sistema bancario appare caratterizzato da lungaggini anche per quei servizi a minor valore aggiunto come l’incasso di un assegno e il cambio di valute, più in generale viene riscontrata una lentezza immotivata e una inadeguata politica della clientela; inoltre la burocrazia italiana viene considerata troppo lenta e le istituzioni pubbliche italiane sono percepite come distanti.

I veri ambasciatori dell’immagine dell’Italia all’estero sono le imprese. Il 39% degli intervistati dà un 8 al grado di internazionalizzazione e affidabilità delle aziende italiane, ma questo non vale per tutti i settori e non tutte le imprese sono considerate affidabili. In sostanza, le nostre industrie hanno un’organizzazione troppo gerarchizzata, i nostri operatori conoscono poco le lingue, spesso manca un catalogo dei prodotti e di sovente gli imprenditori italiani non sembrano consapevoli dell’importanza di ritarare la propria offerta in base alle esigenze del target estero. I Paesi con un tessuto imprenditoriale più solido del nostro sono: Germania (27%) Usa (10%) UK (8%) Giappone (8%) Scandinavia (7%) Francia (3%). Insomma, la capacità dell’Italia di affrontare i mercati internazionali sembra più la risultante della dinamicità di pochi imprenditori evoluti che non la caratteristica sistematica del Paese.

Il 32% degli intervistati dà un 9 alle caratteristiche del fare affari italiano. Ma se da un lato viene apprezzata l’attenzione all’aspetto umano e sociale con il quale gli italiani conducono gli affari, dall’altro, soprattutto da Statunitensi e Britannici, viene rimproverato ai nostri imprenditori poca precisione e poca organizzazione. Inoltre, il 32% del campione vede l’Italia come un possibile luogo d’investimento o dove vivere, ma considera un handicap l’elevato costo della vita, i servizi carenti a fronte di un’elevata pressione fiscale e gli scioperi.

Rimangono immutati i fattori che influiscono sulla nostra percezione all’estero. La qualità del "made in Italy" ottiene un 9 o un 10 dal 62% degli intervistati. I settori sono quelli tradizionali: moda, turismo, motori, alimentare e design. C’è da notare però che il prodotto italiano resiste con una certa difficoltà all’assalto di produzioni a più basso costo e a maggiore capacità di penetrazione commerciale. Tra i nostri maggiori competitor Usa e Giappone che hanno saputo conquistare il mercato asiatico, dove la presenza italiana è ancora poco strutturata. L’Italia ha concentrato i suoi punti di forza in alcuni settori tradizionali e sembra recepire poco i cambiamenti. Tutto sommato le istituzioni italiane sembrano riscuotere più fiducia di quanto si potesse pensare. Il 35% ha dato un giudizio positivo, ma non le giudica ai livelli degli altri grandi Paesi europei. (Inform)


Vai a: