* INFORM *

INFORM - N. 162 - 4 agosto 2004

Da "Tribuna Italiana, Buenos Aires, del 4 agosto 2004

LA FINESTRA DI MARIO BASTI

Un terzo di ignoti, tre terzi di ignoti

Caro Lettore,

spero che avrai letto nel numero scorso di questo nostro e tuo giornale sia l’editoriale "Un terzo di ignoti", sia il servizio dell’Inform in sesta pagina da cui risulta che non si sa ancora con precisione quanti siamo noi italiani all’estero, regolarmente registrati come tali: secondo l’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire), curata dal Ministero dell’Interno e dai Comuni, saremmo 3.386.034, mentre secondo gli schedari consolari e quindi del Ministero degli Esteri saremmo 3.917.788; ma se si fa un confronto fra i dati dell’Aire e quelli degli schedari consolari, appare che gli iscritti sia all’Aire che agli schedari consolari sono soltanto 2.285.507, mentre più di un altro milione o sono iscritti solo all’Aire, o sono iscritti solo negli schedari consolari.

Per questo il titolo dell’editoriale del numero scorso era "Un terzo di ignoti" e per ovvie ragioni l’editoriale sottolineava ancora una volta la necessità di continuare il lavoro di aggiornamento delle anagrafi, perché coincidano i dati dell’Aire e quelli degli schedari consolari, sia per la partecipazione alle elezioni, sia perché il governo abbia una base reale per la definizione dei vari aspetti - culturale, assistenziale, economica, di rappresentanza - della politica per la comunità italiana all’estero e degli stanziamenti che essa richiede.

Ciò anche perché io sono convinto che, pur se gli italiani all’estero iscritti nelle due anagrafi o almeno in una di esse sono attualmente circa quattro milioni, in realtà fra gli italiani all’estero bisogna considerare anche quelli che, figli o discendenti di italiani emigrati, non hanno fatto le pratiche necessarie per essere iscritti, benché abbiano diritto alla cittadinanza anche se nati all’estero. E penso che non siano pochi. Anche limitandoci soltanto all’Argentina, si calcola che vari milioni di cittadini sono discendenti di italiani ed è lecito pensare che un’analoga presenza italiana - italiana di radici - sia pure in proporzioni minori, possa eservi anche in altri paesi specialmente d’oltreoceano.

È questa una realtà di cui in Italia molti sono inconsapevoli, anche perché, essendosi ridotti da decenni a proporzioni insignificanti i flussi emigratori, si considera l’emigrazione un capitolo chiuso. Per questo al titolo di questa "Finestra", ho aggiunto a "Un terzo di ignoti" una seconda linea "Tre terzi di ignoti". Una realtà sconcertante e, per noi italiani all’estero deprimente, di cui puoi avere una prova eloquente se, oltre a leggere questo nostro e tuo settimanale, leggi anche quotidianamente, il più diffuso e autorevole quotidiano italiano, cioè il Corriere della Sera, che qui è venduto con il giornale argentino La Nación.

La prova è che su questo autorevole quotidiano - come sugli altri giornali che si stampano in Italia – mentre quasi quotidianamente puoi trovare servizi o pagine intere sugli immigrati presenti oggi in Italia che, fra regolari e irregolari, sono circa due milioni e 400 mila, non trovi, mai o quasi mai, nemmeno notizie di poche righe sui quattro milioni o più di italiani all’estero.

Nemmeno sulla relazione informativa alla Commissione del Senato, fatta dal sottosegretario all’Interno Antonio D’Alí, riguardante appunto i dati degli italiani all’estero iscritti all’Aire e/o alle anagrafi consolari, che noi abbiamo pubblicato nel numero scorso con giusto risalto, il Corriere della Sera ha ritenuto di dover sia pure brevemente informare i suoi lettori.

Nemmeno sull’Assemblea del nuovo Consiglio Generale degli Italiani all’Estero il nostro "parlamentino", che si è riunito a Roma la settimana scorsa, con la partecipazione di consiglieri eletti dalle comunità italiane all’estero di tutti i continenti, il Corriere della Sera ha pubblicato una sia pur breve notizia, perché evidentemente non ha considerato interessante il fatto che sia pure soltanto 400mila italiani, benché residenti da tanti decenni in Paesi lontani, continuano a sentirsi italiani, continuano ad avere un sentimento puro d’amore per la terra dove sono nati o dove nacquero i loro genitori o nonni. E allora preferisce parlare degli stranieri immigrati in Italia!

Nel rilevare con amarezza questa deprimente realtà, mi anima la speranza che i nostri otto, anzi nove consiglieri del CGIE abbiano, come obiettivo prioritario nella loro azione a Roma, proprio l’impegno di far conoscere la nostra realtà, perché soltanto se non saremo più degli ignoti sia il governo e il Parlamento, sia la stampa potranno occuparsi di noi e dei nostri problemi.

Come è loro dovere e interesse dell’Italia. (Mario Basti-Tribuna Italiana/Inform)


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