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INFORM - N. 155 - 27 luglio 2004

Aperta alla Farnesina la V Conferenza degli Ambasciatori d’Italia

Frattini: "Politica, economia, cultura e comunicazione i quattro pilastri della nuova diplomazia"

ROMA - "Rinnovare la diplomazia in un mondo che cambia è un imperativo categorico". Lo ha detto Ministro degli Esteri Franco Frattini aprendo oggi i lavori della V Conferenza degli Ambasciatori italiani, l’evento annuale più importante del mondo diplomatico del nostro Paese, che quest’anno ha come temi centrali "Italia e Europa. Sicurezza, solidarietà, competitività".

Nella Sala delle Conferenze Internazionali della Farnesina ad una vasta platea di diplomatici e autorità politiche, il Ministro degli Esteri ha posto l’accento sull’importanza per la nostra politica estera di una diplomazia capace di vincere le sfide poste da un mondo globalizzato anche sul piano economico e sul quale "incombe la minaccia di un nuovo terrore". Un mondo, insomma, in cui sono venute meno vecchie certezze e vecchie regole.

Rinnovare la diplomazia, dunque. E la Farnesina, ha sottolineato il Ministro, ha tradotto in pratica questo "imperativo" seguendo due linee guida: da una parte confermare il ruolo centrale della funzione diplomatica "per rafforzare l’autorevolezza dell’Italia nel mondo", dall’altra integrare la missione tradizionale della diplomazia affiancando alla politica altre dimensioni. Quali? L’economia, la cultura e la comunicazione. "Pilastri" della nuova diplomazia insieme alla politica e che, fatti convergere in una azione coordinata in cui anche la cooperazione allo sviluppo ha un ruolo importante, permettono al Sistema Italia di confrontarsi su scala globale Pur guardando con preoccupazione "alla necessità di salvaguardare i finanziamenti" assegnati al Ministero degli Esteri, il titolare del Dicastero guarda avanti, forte dei "benefici" portati dalle strategie messe in campo. Innanzi tutto quello economico. Frattini ha ricordato come per fare con gli altri Paesi dell’economia "il perno centrale nella definizione della nostra politica estera" sia stata ripensata l’azione di sostegno alle imprese, rendendola più capillare ed organica. Al fine di favorirne l’internazionalizzazione e la maggiore competitività nei mercati internazionali, assecondando il passaggio "dal made in Italy al made by Italy", con la dislocazione all’estero di segmenti della attività delle imprese. Il Ministro ha inoltre ricordato la istituzione da parte del Mae di una Task Forze per la internazionalizzazione, per fornire a soggetti e settori della nostra economia nuove e coordinate occasioni di promozione e di presenza sui mercati esteri.

Economia sì, ma anche cultura. Un binomio che può essere una carta vincente per l’Italia, ha lasciato intendere Frattini. Patrimonio e identità culturale suscitano grande ammirazione nel mondo. E proprio per questo la cultura, da una parte va resa "parte integrante della politica estera" e, dall’altra, "deve essere la migliore alleata dell’internazionalizzazione della nostra economia". In poche parole: l’impresa può, anzi deve, "insegnare alla nostra promozione e diffusione culturale i moduli del suo organizzarsi, fare marketing e comunicazione". Mentre la cultura "alimenta e insegna all’impresa italiana la creatività, il talento, quella unicità che ci fa essere ammirati nel mondo".Un modo di agire che consentirà di rispondere "in maniera più soddisfacente alla straordinaria domanda di cultura italiana che ci viene dall’estero".

In questo quadro si inserisce anche la riforma degli Istituti Italiani di Cultura, che come noto si trova attualmente al vaglio del Parlamento (pochi giorni fa il Ministro Frattini è stato ascoltato dalle Commissioni III e VII della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sugli IIC. Si veda il servizio di Inform in questo stesso numero, ndr).

Il Ministro ha, tra le altre cose, ricordato come nel ddl governativo si preveda "un più stretto e proficuo raccordo con le comunità di italiani all’estero, con le espressioni spontanee dell’associazionismo" (in primis la "Dante Alighieri"), e come venga affiancata la promozione della scienza accanto a quelle della lingua e della cultura. E ciò al fine di sostenere, oltre a quella della economia, anche "la internazionalizzazione della ricerca italiana". Il ddl inoltre promuove proprio una "relazione sinergica tra l’azione degli operatori culturali e quella delle imprese" anche in vista della possibile attrazione in Italia di investimenti dell’estero.

L’altro pilastro della "diplomazia rinnovata" è la comunicazione: quella che il Ministro ha chiamato "il vestito delle nostre idee e delle nostre azioni". Poiché, senza comunicazione – ha commentato - la stessa nostra identità scompare, la nostre azioni non sono conosciute e non sono riconosciute nella loro importanza".

Promozione culturale e assistenza alle imprese, dimensione economica e culturale, comunicazione sono dunque le "pietre angolari" che si aggiungono alla politica estera dell’Italia e che sono destinate a fondersi insieme. Il tutto, ha rimarcato il Ministro "nel rispetto delle rispettive specificità, nella sintesi d’assieme assicurata dall’azione di coordinamento paziente, assidua, intelligente, richiesta agli Ambasciatori".

Frattini ha poi indicato una "via italiana alla globalizzazione". Un percorso fatto "di integrazione, di apertura generosa e senza pregiudizi alla cooperazione, al confronto, al dialogo", in ambito europeo e internazionale, da sempre perseguiti dall’Italia. "Non a caso –ha detto - abbiamo scelto di intitolare questa Conferenza "Italia e Europa". Non a caso l’Italia si trova ancora una volta e nello stesso tempo all’avanguardia di un’integrazione europea, che ha per noi, complemento irrinunciabile, il solido legame transatlantico. Un legame che ci vede protagonisti, in un rapporto sincero, sempre trasparente, amici veri degli USA. E non è per caso che il nuovo Trattato costituzionale vedrà la luce a Roma. Roma 1957 diventa ora Roma 2004. La firma del nuovo Trattato a Roma è per noi motivo di grande onore, e nello stesso tempo di grande responsabilità". Infine la riforma dell’Onu. Una riforma "in cui l’Italia crede fortemente". E che, pertanto "deve vederci impegnati in prima linea per promuoverla avendo in mente il traguardo del "multilateralismo efficace". "Le Nazioni Unite del futuro debbono quindi diventare più efficaci, trasparenti, in grado di rispondere ai loro Paesi membri, anch’esse attrezzate alle sfide transnazionali del terzo Millennio" ha aggiunto Frattini ribadendo il no dell’Italia a una riforma del Consiglio di sicurezza dell’Onu che ‘‘si limiti alla creazione di nuovi seggi permanenti". (Simonetta Pitari-Inform)


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