* INFORM *

INFORM - N. 153 - 23 luglio 2004

Una nota di Don Domenico Locatelli, rappresentante nel CGIE della Migrantes

Inizia il nuovo mandato al Consiglio Generale degli Italiani all’estero

Incoraggiamenti della Migrantes ai membri del CGIE nella prima Assemblea plenaria

roma (Migranti-press) - Si riparte. Dal 26 al 30 luglio 2004, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero si rimette in moto celebrando la prima Assemblea plenaria. 94 membri, 65 espressi dalle votazioni dei vari Comites e 29 di nomina governativa in rappresentanza delle Associazioni Nazionali dell’Emigrazione, dei partiti politici, delle Confederazioni sindacali, dei Patronati e delle Federazioni della stampa sono convocati per adempiere ai primi atti necessari alla messa in moto dell’organo politico più rappresentativo degli Italiani nel Mondo. Non sono certo sopite le tensioni ed i toni litigiosi che hanno marcato profondamente le recenti elezioni dei Comites e le seguenti designazioni degli eletti all’assise del Consiglio Generale, e non mancheranno scontri e bordate ormai divenute modalità abituali. Ma nel Consiglio Generale, persone nuove ce ne sono e non poche. Questo potrebbe far ben sperare per un lavoro meno soggiogato dagli schieramenti politici e meno condizionato da interessi di parte che comunque non possono mancare.

La funzione speciale del CGIE è quella di essere ponte tra le Istituzioni dello Stato e i milioni di Italiani che risiedono all’estero. Una parte minoritaria è aggregata dalle Associazioni regionali, provinciali o paesane, dalle Federazioni, dalle Parrocchie e Missioni Cattoliche Italiane, dagli Istituti di cultura. Una larga maggioranza degli Italiani è dispersa e assimilata dalla società in cui vive, resa sempre più invisibile dall’anonimato di non aver parola, diritto al voto locale, scarsa capacità linguistica, standard di vita medio-basso, fragilità propria di chi vive la terza età, difficoltà di una appartenenza non ben identificabile per le generazioni giovani. Eppure, alle donne e agli uomini del CGIE si chiede avvedutezza, ascolto, capacità di farsi vicini alle comunità italiane all’estero, lucidità per leggere i bisogni, intelligenza per immaginare soluzioni da suggerire e sostenere presso il Governo italiano, laboriosità per far camminare le cose, forza nel concretizzare e portare a termine quanto sarà possibile. Ai membri del CGIE non dovrebbe mancare la decisione e la volontà di rileggere il funzionamento e le ispirazioni di questo Consiglio. Ma ciò non sarà possibile se non collocando la rilettura nel contesto più ampio che si rifà alle strategie che sostengono il bene comune del Paese Italia, dell’Unione Europea e del bacino del Mediterraneo. Si è perfino disposti a credere che i membri del CGIE possano decidere di investire su un dialogo aperto, vero e coerente e che lo vogliano rispettoso degli altri, sobrio nelle parole, accogliente dei pareri più diversi, attento a chi non ha voce, mai contro qualcuno e sempre in favore degli Italiani e di tutti gli Italiani nel mondo. Non sarà facile, ma le strutture, siano partiti, Regioni, Associazioni, corporazioni o quant’altro che richiede soldi, apparato, organizzazione, personale e sostegno, non devono prevalere sulla persona.

Nessuna persona può essere "sacrificata" ad una causa o ad una struttura. Per questo, si chiede ai delegati al Consiglio Generale profonda correttezza per le persone che siedono in questo parlamentino degli italiani all’estero, grande senso di responsabilità per le persone che si rappresentano, consapevole rispetto per la maggioranza degli Italiani nel mondo che non si sono "politicamente" espressi e grande sensibilità e prossimità a coloro che stanno vivendo la stessa fatica dell’emigrazione qui in Italia. Attenzione alla persona vuol dire amare quanto rende umano l’uomo e la donna: rispetto della vita, convivenza accettabile, vecchiaia vissuta con dignità, diritto al lavoro e alla sicurezza, investire nella formazione, libertà religiosa, apertura alla dimensione spirituale, solidarietà con i più deboli, accoglienza dello straniero, sostegno alla famiglia, rifare alleanza con il Dio di Abramo e di Gesù Cristo. Come sempre, chi è eletto dagli altri, membri del CGIE compresi, si ritrova incaricato di una missione impegnativa e di altissimo valore: da oggi fino al 2009, è incoraggiato a "servire" le donne e gli uomini che vivono in Italia mettendo un’attenzione speciale per gli Italiani che vivono nel mondo. Non mancheranno certo rischi e tentazioni di "servirsi degli Italiani all’estero" per "mantenere" apparati ormai in disuso, inutili e pieni solo di vana gloria arrogante e prepotente di alcuni. Non sarà facile vincere la battaglia dell’individualismo e dell’egoismo corporativo regionale ed associativo in favore di una collaborazione e sussidiarietà vincente e costruttiva, ma le risorse umane, le capacità organizzative, l’esperienza accumulata non mancano nel CGIE; possono far bene e ce lo aspettiamo!

Siano comunque consapevoli, i membri del CGIE, che mettono le mani, la testa ed il cuore dentro la vita delle persone migranti. Una realtà che è allo stesso tempo, complessa e portatrice di grandi novità e cambiamenti per l’attuale società d’Italia e d’Europa, apportatrice di forze umane giovani e preparate, ricche di culture "altre", forti di voglia di vivere e di ben riuscire. Ingredienti eccezionali per un ritrovato dinamismo capace di fare "nuove" "la politica" ed "il governo" delle città degli uomini. Un nobilissimo impegno da intraprendere con coraggio, passione ed insieme. Buon lavoro! (d. Domenico Locatelli-Migranti press/Inform)


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