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INFORM - N. 148 - 16 luglio 2004

Giuseppe Bea (Patronato Epasa) fa il punto sul nuovo CGIE

"Il patronato del lavoro autonomo più rappresentativo non è degno di essere nominato nel CGIE, almeno fino ad oggi, nella quota governativa"

ROMA - Con l’elezione dei 65 membri del CGIE e la nomina di altri 29 componenti da parte del Governo si è concluso l’iter del rinnovo di questo organismo di rappresentanza delle comunità italiane all’estero. Tra i neo-eletti molte facce nuove, segno di una vitalità che, attraverso l’immissione di energie fresche, rende il CGIE una realtà non fissa ma viva e in movimento. Certo poche sono le donne elette segno, forse, di difficoltà oggettive per l’impegno femminile, ma anche di culture ed atteggiamenti che relegano le donne ancora in posizioni di secondo piano.

Se poche sono le donne, molti sono ancora i "professionisti dell’emigrazione" segno questo di un rinnovamento, nei metodi e nelle qualità delle candidature, che tarda a prendere corpo all’interno della comunità, per una serie di motivi, tra cui una difficoltà a fare informazione ed a promuovere l’impegno, soprattutto tra i più giovani o tra quelle categorie più rappresentative di settori dell’emigrazione di cui molto si parla, vedi imprenditori, professionisti, tecnici, ma per i quali poco si fa, per un loro reale coinvolgimento nella grande comunità degli italiani all’estero.

Come Patronato EPASA-CNA, sebbene relativamente giovani, per quanto riguarda l’attività di tutela ed assistenza sociale ai nostri connazionali all’estero, operiamo dal 1987 in vari paesi sia europei che extra, con sedi, uffici e recapiti in Germania, Svizzera, Belgio, USA, Canada ed Australia, abbiamo però maturato, anche in virtù della nostra "discendenza" organizzativa e culturale, la nostra organizzazione promotrice è la CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e PMI), una cultura pragmatica e di servizio tesa a fare ed a rappresentare gli interessi specifici di soggetti vari (sia economici che sociali) con la volontà di realizzare, sì le legittime aspettative, ma nel rispetto dell’interesse generale.

Quindi pluralismo degli interessi politici, sociali, economici, rispetto delle diversità culturali, rappresentano il nostro "background", la nostra memoria, che debbono però incontrarsi in una "mission" di rappresentanza degli interessi che agisce per favorire il rinnovamento e l’abbattimento di tutti quegli ostacoli, posti in essere, da altri interessi, e che hanno il solo obiettivo di frenare il cambiamento e lo sviluppo della società, nei suoi vari aspetti.

Da questo nuovo CGIE ci aspettiamo allora, una forte capacità di progettazione e di interlocuzione politica, sociale ed economica con le Istituzioni e il mondo esterno alle comunità italiane anche attraverso un forte rapporto con tutti quei soggetti associativi, rappresentativi del mondo della produzione e della cultura.

La C.N.A. in Italia rappresenta circa 400.000 imprese associate tra piccole imprese, imprese artigiane (di cui 25.000 gestite da imprenditori stranieri immigrati), professionisti d’impresa, oltre a 200.000 pensionati artigiani; è presente nelle Istituzioni di numerosi Enti, Istituti, Commissioni, Banche tra cui CNEL, ICE, INPS, INAIL, ARTIGIANCASSA, BNL, UNIPOL, Commissione presso l’Autorità di Vigilanza nei LL.PP., Albo Autotrasportatori, in Commissioni e gruppi di lavoro dei vari Ministeri, nelle CPA Commissioni Provinciali dell’Artigianato presso le CCIA, di cui esprime la maggioranza dei componenti nelle Camere di Commercio con otto presidenze e 20 vice-presidenze.

Ma la CNA, pur essendo l’organizzazione tra le più rappresentative del lavoro autonomo, non è ammessa tra le nomine governative del CGIE; il Ministero degli Esteri e il Governo di questo paese, quindi, non prevedono la rappresentanza del mondo della piccola impresa, pur rappresentando essa in Italia oltre il 90% delle imprese. E’ semplicemente assurdo. Stessa questione per il Patronato EPASA-CNA. Pur essendo, per quantità di attività e dimensioni all’estero, il patronato del lavoro autonomo più rappresentativo (la tornata elettorale delle prime elezioni dirette dei COMITES lo ha dimostrato), non è degno di essere nominato, almeno fino ad oggi, nel CGIE nella quota governativa, nonostante che l’articolo 4/c dell’attuale legge di riforma del CGIE (che non ha ritoccato il vecchio articolo) parla di "nove rappresentanti di confederazioni sindacali e dei patronati maggiormente rappresentativi sul piano nazionale".

Questa digressione sulla composizione della rappresentanza di nomina governativa nel CGIE, oltre a voler rimarcare una nostra legittima e fondata aspettativa, vuole però ribadire l’orgoglio di una organizzazione che, sia in Italia che all’estero, svolge con passione e professionalità un compito di rappresentanza degli interessi e che vorrebbe portare anche all’interno del nuovo CGIE, la forza della propria esperienza nel mondo dell’impresa e nella tutela sociale di tanti artigiani e piccoli imprenditori. (Giuseppe Bea*-Inform)
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* Resposabile relazioni interne/esterne emigrazione/immigrazione Epasa-CNA Nazionale


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