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INFORM - N. 137 - 3 luglio 2004

Elezioni Comites e CGIE: le riflessioni di Giorgio Mauro

Caro direttore,

l’esultanza manifestata ora da questo ora da quell’altro partito per i risultati raggiunti dal proprio schieramento alle recenti elezioni dei Comites e dopo del CGIE non è seconda a quella che - sia pure con le debite proporzioni di clamore e di risonanza - gli stessi manifestano di volta in volta dopo le elezioni comunali, regionali o nazionali. Abbiamo vinto noi, adesso il potere è nostro.

La reazione alla mancata elezione poi dell’ uno o dell’ altro consigliere dello schieramento opposto è stata tanto più schioppettante, evidenziata ed insomma goduta, quanto il non eletto era bravo, impegnato e popolare. Neanche per sogno un accenno alla pena per il cessato apporto di contributi utili a tutti.

Nelle prime tornate di Comites e CGIE il mandato degli eletti era stato in maggioranza quello ricevuto dall’associazionismo locale. Gli stessi operatori di Patronato legittimanente popolari per il loro specifico lavoro sul territorio cercavano il consenso tra le associazioni, ricevendolo proprio in premio del loro impegno in loco. Il messaggio che giungeva alle due assemblee era quello inviato dalla comunità ed erano genuine, ovvero scevre da influenze esterne dominanti, la forza e la veemenza con le quali le due piattaforme di rappresentanza risolvevano di chiedere maggiore attenzione per la partecipazione, l’informazione, le questioni della scuola, dell’assistenza, i rapporti con i consolati, le regioni e quant’altro.

Dopo le ultime elezioni dei due organi prendono il sopravvento connotati diversi.

Intanto all’estero l’ associazionismo locale è in crisi e nessuno sembra voler metter mano seriamente ad approfondite analisi per capirne le ragioni e stimolarne la ripresa. Le poche, grandi associazioni nazionali che sono rimaste e che per decenni sono state lo strenuo baluardo di difesa dell’associazionismo spontaneo, fanno oggi congressi all’estero per dar luce alle proprie dimensioni nei vari paesi allo scopo di perfezionare e meglio mirare le strategie di assorbimento del morente associazionismo locale sotto il motto un po’ perfido dell’offerta di collaborazione. Ed ai partiti, la crisi di questo fa comodo perché giustifica finalmente il rispettivo influsso di potere già ampiamente palese nel marzo scorso e poi nelle assemblee del 26 e 27 giugno e puntualmente denunciato come indebita intromissione - che manifesto infantilismo! - proprio da quanti sono stati eletti con voti di partito.

La debolezza del libero associazionismo rischia di portare alle future elezioni dei Comites (per lo meno in Europa) gli stessi simboli di partito che partecipano alle elezioni in Italia. Il voto alle Europee espresso dalle comunità italiane all’estero è sempre stato più o meno speculare a quello fatto registrare all’interno del Paese perché in Europa giunge lo stesso messaggio che i partiti destinano a chi risiede in Italia provocando risultati più o meno analoghi.

Per i partiti sarebbe tutto estremamente più facile e tornerebbe a vantaggio del rafforzamento del rispettivo messaggio politico.

Non sto demonizzando i partiti. Essi vanno avanti su binari noti, prevedibili ed insostituibili, gli stessi che in tutti i paesi del mondo mettono in moto le democrazie, decidono il progresso, migliorano il livello di vita della gente e garantiscono le libertà agendo ai livelli decisionali preposti, primo tra tutti il Parlamento.

La mia preoccupazione viene dal fatto che ormai si sono del tutto calati all’ interno di due organismi che sono meramente consultivi e che non decidono proprio nulla. Comites e CGIE possono solo dare pareri ai rispettivi interlocutori sulle cose da fare e da non fare.

E da che mondo è mondo finché è cacofonia l’ascolto passa dal difficile all’impossibile.

Con prospettive di poco casuale immobilismo. (Giorgio Mauro*)

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* CGIE Paesi Bassi


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