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INFORM - N. 135 - 1 luglio 2004

Un articolo di Maurizio Mariano, membro uscente del CGIE per il Sudafrica

Come vive la realtà del suo tempo un italo-sudafricano figlio di genitori emigranti

L’emigrazione è sempre stata vista come un sinonimo di sofferenza, di sacrificio, di rinunce ma, non di rado, anche di speranza di una vita migliore.

Quante volte, nel 19° e per buona parte del 20° secolo abbiamo visto grandissimi migrazioni di popoli che partivano verso Continenti e Nuove Terre, con culture e condizioni di vita diverse, con il principale obiettivo e la grande speranza di tentare di migliorare il loro stato e quello delle loro famiglie.

Noi tutti conosciamo, avendolo letto nei libri e visto in una moltitudine di filmati, gli enormi sacrifici che quelle genti hanno dovuto sopportare. Abbiamo preso profonda coscienza del coraggio e della tenacia che quelle genti hanno avuto nell’intraprendere un cammino cosi difficile, per potersi costruire una vita nuova, decente e decorosa, lontani dalle proprie radici ed affetti.

Spesso partivano alla ventura, spinti dalla disperazione e dalla povertà del luogo dove vivevano, oppure partivano con contratti di lavoro che, almeno sulla carta, offrivano remunerazioni migliori di quelle che percepivano nei luoghi dove vivevano, oppure venivano richiamati ed ospitati, per il primo periodo, da parenti, amici, compaesani per poi intraprendere da soli il cammino della speranza nella loro nuova dimensione.

Comunque sia, almeno inizialmente, la loro avventura aveva un obiettivo certo, inamovibile, incrollabile come una fede religiosa. In tutti loro c’era il desiderio di tornare, un giorno, alla loro terra d’origine, di tornare a rivedere i luoghi della loro infanzia, di tornare dove erano le loro origini, con la speranza di tornarci, ove possibile, ricchi oppure benestanti.

Per alcuni di loro questo e’ avvenuto, per altri invece l’integrazione nei nuovi paesi e’ stata cosi totale e positiva, che non sono più tornati indietro. Ma tutti hanno conservato indelebile nella loro memoria l’essenza stessa della loro origine, del paese dove sono nati e dove risiedevano i loro antenati.

Per noi, di origine italiana, quelle genti sono stati i nostri Padri, i nostri Nonni, i nostri parenti più cari e vicini ed a loro, oggi e sempre, andrà il mio pensiero e ringraziamento, perché io sono figlio di emigranti, per quanto hanno fatto per tutti noi e per tutti i paesi dove essi emigrarono.

Con orgoglio faccio questa mia affermazione, perché quanto ho detto, si allaccia fortemente alla storia della mia famiglia ed alla mia personale, perché la mia famiglia ha origine da una emigrazione.

I miei genitori sono emigrati in Sudafrica nei lontani anni ’50. Mio padre nel 1954, quando grazie alla sua professionalità (lavorava all’Hotel Excelsior di Roma) ottenne un contratto di lavoro triennale, con condizioni economico-salariali migliori e si è trasferito a Johannesburg al Carlton Hotel. Mia madre, si trasferì in Sudafrica nel 1957, per raggiungere il padre che era già emigrato in Sudafrica e si era integrato e stabilito a Johannesburg, dove faceva il barbiere.

Il caso ha voluto che essi, entrambi abruzzesi ed originari di due paesini molto vicini nella provincia di Chieti (Fallo e Villa Santa Maria, distanti l’uno dall’altro circa 4 chilometiri), si incontrassero solo in Sudafrica, contraendo successivamente matrimonio e mettendo su famiglia in questo paese.

Nei miei ricordi d’infanzia sono tutto ora vive le descrizioni che essi mi fecero sulle difficoltà che incontrarono all’inizio, al pari di moltissimi altri Italiani, particolarmente per quanto riguardava la possibilità di comunicare con il mondo che li circondava (non parlavano ancora l’Inglese oppure l’Afrikaans o le altre lingue locali) e per la differenza culturale e quella religiosa.

Io, Maurizio Giuseppe Mariano, sono nato in Sudafrica, nel 1964 e sono cresciuto e tutto ora vivo a Johannesburg, dove esercito la professione di Avvocato.

Fin dalla mia prima gioventù ho sempre sentito, fortissima l’attrazione verso il mio paese di origine, l’Italia e dai tempi della frequentazione della Scuola Superiore mi sono dedicato ad attività in favore della Comunità Italiana del Sudafrica, pur non tralasciando tutto quello che la mia nascita in Sudafrica mi imponeva, tante che ho imparato, quasi naturalmente la lingua Zulu, perché da bambino i miei compagni di gioco, molto spesso, erano Zulu.

Nell’1997, fortemente invitato dai personaggi più in vista ed attivi della Comunità, mi sono candidato alle elezioni per il Comites del Gauteng non che alle elezioni del CGIE dove in entrambe i contesti, sono stato eletto con il maggior numero di voti.

Successivamente sono stato eletto Presidente del Comites e membro del Comitato di Presidenza del CGIE, con sede presso il Ministero degli Affari Esteri a Roma. Sono stato insignito del titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine Stella della Solidarietà Italiana della Repubblica Italiana.

Il mio contributo a favore della comunità italiana, che ormai data da oltre 22 anni, è stato per me ricco di soddisfazioni personali. Sono stati anni di orgoglio perché mi hanno permesso di rappresentare tutti gli Italiani del Sudafrica in tutti i contesti, si siano essi verificatisi in Sudafrica che nel resto del mondo (in tutte le riunioni internazionali a cui ho partecipato).

Recentemente, ho preso la decisione di non candidarmi alle elezioni per la formazione del nuovo Comites, e del nuovo CGIE, che si sono da poco tenute in Sudafrica in quanto sono un fautore convinto ed ho preferito dare ad altre persone la possibilità di entrare nel contesto attivo, politico e sociale della comunità italiana, permettendo cosi ad altre intelligenze di fornire contributi, entusiasmo e nuove idee, nell’interesse di tutti noi.

Tuttavia, non ho avuto la forza di ritirarmi totalmente dall’attività politica, non ho abbandonato totalmente il mio sentimento di essere partecipe alla vita del paese dove sono nato, di essere parte attiva, in quella che io chiamo la «mia missione».

Io non ho dimenticato che vivo e lavoro in questo paese, il Sudafrica, dove esistono altre importanti realtà che necessitano di contributi attivi ed efficaci, nell’interesse della popolazione di questo paese.

Così nel 2003 sono stato tra i fondatori dell’ H.I.P. Alliance (Hellenic-Italian.Portuguese), formata appunto da entità Greche, Italiane e Portoghesi, che ha come scopo fondamentale quello di sensibilizzare queste Comunità, a partecipare più intensamente ed attivamente alla vita politica del Sudafrica, cui tanto hanno contribuito negli anni passati, fornendo forza lavoro, esperienza imprenditoriale e «know-how» che hanno trasferito, con successo, alla popolazione locale.

Per queste ragioni, io desidero vivamente che la Comunità Italiana sia presto in grado di proporre alle autorità governative del Sudafrica un’entità politica che sia capace di collaborare con esse e che contribuisca alla selezione ed al miglioramento delle decisioni che in futuro verranno prese nell’interesse di tutta la popolazione.

Io ritengo che questo mio desiderio sia comune a tutte le entità che fanno parte della HIP. Sono fermamente convinto che la HIP permetterà non solo alle tre etnie che ne fanno parte ma a tutte quelle presenti in Sudafrica di partecipare più attivamente mediante i loro rappresentanti democraticamente eletti alle decisioni che dovranno essere prese, siano esse quelle relative alla formulazione delle leggi nazionali (sanità, istruzione, integrazione multirazziale, sicurezza dei cittadini, etc.), che a quelle regionali.

Sono altresì certo che cosi facendo, potremmo contribuire ad una sempre maggiore crescita economica del Sudafrica, che in passato e’ stato fortemente penalizzato da anni di isolamento politico e commerciale, causato dalle sanzioni che la comunità internazionale aveva adottato a seguito delle sciagurate leggi razziali che costituivano parte integrante del deprecato regime del Apartheid.

Sono certo che, tutti insieme, potremmo contribuire alla emancipazione della parte più povera della popolazione, facendo costruire abitazioni decenti e sicure, dotate di acqua corrente e di adeguati sistemi igienico sanitari, creando posti di lavoro, e, sopratutto, fornendo alla popolazione meno abbiente i mezzi per migliorare il suo livello di istruzione e sconfiggere così l’analfabetismo, l’ignoranza, la criminalità che così fortemente affliggono il Sudafrica.

Io sono fiero ed orgoglioso di far parte di due culture diverse, quella Sudafricana e quella Italiana, mi considero un privilegiato perché ho avuto ed ho la possibilità di vivere, conoscere, partecipare attivamente alla vita di queste due Comunità.

Non lo dimenticherò mai e lo considererò per tutta la mia vita un impegno fondamentale ed un privilegio da trasmettere ai miei figli, alle nuove generazioni ed a tutti coloro che vorranno ascoltarmi.

Maurizio G. Mariano

Un Italiano del Sudafrica, orgoglioso si esserlo.

Un Sudafricano nato in questo paese ed orgoglioso di esserlo.

(Inform)


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