* INFORM *

INFORM - N. 134 - 30 giugno 2004

Dal Webgiornale http://www.webgiornale.de/

Corsi e ricorsi. Considerazioni sull’elezione del CGIE-Germania

Analisi critica dell’Assemblea di domenica scorsa a Berlino, che ha eletto i 5 membri del Cgie-Germania. Il ritorno dei partiti penalizza la società civile, le donne e le nuove generazioni

BERLINO - Nel CGIE uscente, l’ingente novero delle donne elette in Germania (tre su cinque rappresentanti) fungeva da esempio da seguire. E all’interno dello sparuto gruppo „rosa" del Consiglio Generale (in tutto 11 donne su 94 delegati) il drappello delle consigliere provenienti dalla Germania si è particolarmente impegnato affinché le specificità di genere fossero oggetto di riflessione e di attività: dai vari seminari realizzati alle due proposte di legge per la creazione di Osservatori ovvero di Coordinamenti delle donne italiane all’estero, alle quali le donne del CGIE della Germania hanno contribuito attivamente e, in particolare, per quanto concerne la seconda hanno quasi strappato alla prima presentatrice (Sereni). Un lavoro avviato, che spetterà, ora al nuovo -a quanto pare dai risultati parziali - ancor più sparuto gruppo di consigliere neo-elette portare avanti a Roma. Purtroppo gli esiti delle elezioni del CGIE in Germania non hanno concesso né alle donne né ai giovani quello spazio che i partiti - in particolare proprio quelli del centro-sinistra, usciti vincenti dalle elezioni del CGIE-Germania - tanto proclamano di voler garantire. In compenso, per uno di quei ricorsi storici che ogni tanto si registrano, è stata eletta nel CGIE - Germania una significativa rappresentanza di quanti a lungo hanno operato nel „classico" centro-sinistra di craxiana-andreottiana memoria nell’emigrazione italiana in Germania. Anche l’opera di disgregazione (clamorosa nelle ACLI) delle forze della società civile a fini elettorali, attuata a margine dell’Assemblea ricorda quei tempi, in particolare la II Conferenza sull’Emigrazione, quando il governo, nella persona di Andreotti venne a raccontarci che cosa i partiti avevano - malamente - deciso sulle sorti della rappresentanza degli italiani all’estero: in buona sostanza la disgregazione della società civile a tutto vantaggio delle logiche di spartizione romana.

E anche l’Amministrazione ci ha messo la sua: già le modalità di scelta per la quota destinata alle associazioni sono state tanto arbitrarie da sollevare le proteste delle due consigliere ancora in carica, Teresa Baronchelli e Elisabetta de Costanzo. Sono state escluse associazioni con centinaia di iscritti e incluse altre, notoriamente sciolte. Inoltre, anziché individuare a monte il novero delle organizzazioni nazionali e federali di maggior rilievo, assegnando ad esse un certo numero di seggi, queste ultime, dopo essere state scandalosamente escluse, sono state inserite all’ultimo momento, sottraendo seggi alle varie circoscrizioni. Un pasticcio che ha alterato la configurazione dell’assemblea, creando comprensibili malumori, in alcuni casi aizzati in maniera mirata da chi ha diffuso la voce che ciò fosse dovuto proprio all’intervento delle due consigliere. Per di più il principio di equilibrio voluto dal MAE nella scelta (auspicabilmente riferito a criteri quantitativi e qualitativi), in alcuni casi è stato interpretato in termini di mero equilibrio politico, come a Francoforte, dove le segnalazioni fornite dal consolato contenevano, appunto, considerazioni sull’orientamento politico delle associazioni.

E la conduzione dell’Assemblea non è stata da meno: il presidente, Andrea Fusaro, si è autoproclamato tale, occupando il tavolo della presidenza con la medesima prestanza con la quale alle elezioni europee, nella funzione di rappresentante di lista di AN, è riuscito a intercettare indisturbato i votanti sulla porta dell’Ambasciata d’Italia a Berlino per fare propaganda elettorale (del resto se lo fa Berlusconi perché non lui?), intrattenendo, poi, ripetutamente l’Assemblea con considerazioni varie, su sport, tempo libero e quant’altro ancora, così insistenti, da essere alla fine zittito dalla sollevazione collettiva. Il capo della rappresentanza diplomatica, ovvero il funzionario da lui delegato, che, secondo il regolamento avrebe dovuto verificare la regolarità del procedimento elettorale e proclamare il risultato, ha assistito a tutto ciò stando per tutto il tempo sulla soglia della porta dell’aula, con calma e distacco olimpici. Alla faccia delle funzioni notarili previste, di per sé scontate, ma, in questo caso, pure sottolineate dalla legge! Che le operazioni di scrutinio, per chi ha una certa consuetudine con esse, siano state un po’ irrituali (nessuna verifica della coincidenza del numero di schede consegnate e restituite, per es.) non merita neppure di essere menzionato nel dettaglio, tanto, voto più voto meno, il risultato è chiaro: netta vittoria del centro-sinistra, o meglio delle tre foglioline bianche della margherita (Conte, Cristalli, Del Vecchio), con un puntino rosso in mezzo (Segoloni), mitigato da un altro florilegio bianco buttiglioniano (Montanari). Peccato, tanta grazia floreale e neanche una donna. E questo nella capitale tedesca, dove al Comites la lista della società civile del centro-sinistra guidata dalla ex consigliera de Costanzo ha preso la maggioranza assoluta e ha portato sei donne nel Comites! Evidentemente le vie della società civile e quelle dei partiti sono diverse. In questa elezione del CGIE hanno prevalso le seconde. (Elisabetta de Costanzo-de.it.press/Inform)


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