Rino Giuliani Vice Presidente dell’Istituto Fernando Santi risponde a Marcello Alessio
CGIE: rappresentatività e ruoli
ROMA - In questi giorni a ridosso della prima convocazione del CGIE sono diventati numerosi i "grilli parlanti" di un evidentemente mai stancante ping pong di dichiarazioni, chiose e distinguo prevalentemente iscrivibili nella articolata cornice dello schieramento politico.
Per scelta quasi mai ci siamo fatti trascinare nel mulinello autoreferenziato delle dichiarazioni che rimbalzano " a palle incrociate" verso l’una o l’altra coalizione.
Non lo abbiamo fatto, anche se di recente tentati, quando, leggendo la dichiarazione di un rappresentante di una associazione presente in un angolo del mediterraneo abbiamo appreso che la procedura di elezione dei rappresentanti dei Comites non aveva posto particolari problemi, quella per le designazioni di nomina governativa, era la migliore possibile, per merito della direzione generale del MAE che se ne era occupata, e che, infine, qualche marginale insoddisfazione non avrebbe incrinato le "meravigliose sorti e progressive" di un CGIE non ancora costituito ma del quale, nella sua dichiarazione, già dettava l’agenda.
Si può anche leggere su Inform altra dichiarazione, presentata come "opinione", (vedi "L’opinione di Marcello Alessio (AISA) sulle elezioni del CGIE", Inform n. 132, ndr) all’interno della quale accanto a giudizi sul sistema politico e sui partiti in quanto tali, viene valutata come anacronistica la permanenza dell’art 4 del decreto istitutivo del CGIE. In buona sostanza si sostiene che le "associazioni nazionali di emigrazione" in quanto "di remota emanazione partitica, per lo più decotte" sono anacronistiche .
L’opinionista non lo dice, ma è come se lo dicesse, che non vi dovrebbe essere posto per le associazioni promananti dai partiti. Meglio, aggiunge, la presenza di associazioni regionali e locali.Ciò che non va, comunque, dentro, di lato ed intorno al CGIE è la politica, i "politicanti italiani", le "oziose politicherie italiane", "le pressioni dei politici di mestiere" , " i caporioni italiani" gli "ammanigliati in alto loco"
Il corollario ( riferito ai patronati) :" i boss degli enti gestori possono essere dei galantuomini o dei cialtroni ma in politica questo non è un fattore determinante"
Personalmente ritengo che l’onestà (galantuominismo nel linguaggio di alcuni ceti sociali) debba essere la precondizione essenziale anche per quanti vogliano essere utili alla polis preoccupandosi di come gestire al meglio la res publica.
Rifletto sulla immagine del nostro paese che i nostri connazionali possono aver ricavato da pregiudizi di tale natura così veementemente formulati.
Ancora l’opinionista dopo aver definito - in piena legittimità- le "associazioni nazionali di remota emanazione partitica" decotte, aggiunge senza null’altro dire, "o peggio", "vedi lo scandalo senza fine dei due Istituti Fernando Santi".
L’opinionista esprime le sue opinioni. La garanzia che a chiunque sia sempre garantito il diritto di esprimerle è un dato per noi imprescindibile.
Tuttavia tirati in ballo come Istituto Fernando Santi, così direttamente, come associazione anacronistica ma anche "che è peggio" rispetto alle altre associazioni fuori tempo dobbiamo informare il nostro necessitato interlocutore che: l’Istituto Fernando Santi operante da trentaquattro anni ha vissuto una lunga stagione di collateralismo come la quasi generalità delle altre di nomina governativa presenti nel CGIE.
L’Istituto Fernando Santi, fra quelle associazioni che, in genere, peraltro, ben hanno operato a sostegno degli italiani emigrati, da circa dieci anni, profondamente rinnovata, per sua scelta , ritengo largamente conosciuta, opera in assoluta autonomia e quindi non è strumento diretto o mediato di alcun partito politico e di qualsivoglia organizzazione sociale. Il che non si può dire di altre che, con altrettanta legittima scelta seguitano ad essere, in qualche modo espressione di partito. Addirittura ci sono partiti recenti che ex novo si sono dati la loro associazione.
Si tratta di partiti che saranno presenti nel CGIE con componenti espressi da organizzazioni previste dallo statuto di partito, con componenti designati in quanto gruppo parlamentare, con una "associazione" definita nazionale ed infine , chi può non dirlo, magari con qualche rappresentante di ministero selezionato con la tradizionale consolidata logica dello "spoil system"
Pregherei dunque l’autore della opinione di considerarci solo per quello che siamo. Un’associazione che è presente e vuole continuare ad essere tra i connazionali all’estero, con un suo profilo, una sua storia che merita rispetto ed un suo futuro nel quale , che sia espunta o meno dal CGIE ad opera del centro destra, sarà, sempre e di più, là dove ha iniziato trentaquattro anni or sono.
Per chi ne avrà il tempo e la voglia, un accesso al nostro sito nazionale confermerà il consolidato e rispettato profilo decennale assunto dall’Istituto.
Quanto poi al cosiddetto "scandalo senza fine" che sarebbe costituito dalla esistenza di due Istituti Fernando Santi sfugge a chi obietta la ragione del turbamento sociale, dacché tale può definirsi lo scandalo. La storia è più semplice e più banale di quello che, "montando la panna" si voglia far apparire. L’Istituto Fernando Santi alcuni anni or sono, ha ritenuto, incompatibile l’appartenenza alla associazione di un responsabile regionale pro tempore e dopo aver avviato le procedure previste dallo statuto ha formalizzato tale incompatibilità.
Avverso al provvedimento, cosa che forse si sarebbe potuta diversamente risolvere, è stata presa dall’interessato una iniziativa in sede giurisdizionale, il cui iter, da tempo avviato, non è, ad oggi, definitivamente concluso. Quel responsabile regionale nel frattempo ha anche costituito una sua associazione che ha voluto chiamare "Istituto Italiano Fernando Santi".
Chi scrive ritiene che la polemica evidente, di fondo, che emerge dall’opinione avanzata tramite Inform, sia contro "la politica" nel presente CGIE anziché nel merito delle cose che si fanno. Questa antipolitica alla "arcitaliano", proprio perché tale, non inciderà aldilà della fondatezza di alcune critiche
L’idea che noi abbiamo è che il CGIE vada profondamente riformato riaprendo un dibattito che tocchi le comunità italiane, e non si abbia l’asfittico risultato di realtà autoreferenziate, tenendo conto che l’elezione di parlamentari dall’estero è accadimento che dovrà far riposizionare lo stesso CGIE quanto a finalità e composizione.
Infine, tutto il mondo sa che l’Istituto F. Santi, non è un apolide dal mondo delle idee, che le sue radici sono quelle del mondo del lavoro, la sua referenza è la storia ed il presente dei lavoratori migranti, la cultura solidaristica cattolica e laica. La nostra scelta di politica sociale è trasparentemente leggibile : per i diritti e per la pace.
Proprio perché non è espressione di alcun partito deve essere considerato fra quelle associazioni, poche, la cui rappresentanza, permanenza e crescita fra gli italiani all’estero è da anni conseguenza esclusiva dell’impegno, non facile, dei suoi iscritti .
Perché l’opinionista non chiede al ministro Frattini quali criteri sono stati alla base dell’invio delle lettere a sua firma, per la indicazione del componente del CGIE da parte delle associazioni nazionali?
Se il criterio reso noto con la lettera in questione fosso quello della designazione da parte delle "associazioni nazionali dell’emigrazione più rappresentative" l’idea è che , per alcune new entry sarà difficile dimostrare l’assunto.
Per quel che ci riguarda, i dati ricevuti nelle ultime ore relativamente alle recenti elezioni per il CGIE in due paesi con forte densità di italiani- il Canada ed il Belgio- dove le liste progressiste hanno avuto un grandissimo successo e dove due soci dell’Istituto Fernando Santi risultano, per consensi avuti i primi eletti, rispettivamente con 69 e con 53 voti ci sembrano eloquenti quanto la recente avvenuta elezione di presidenti di Comites in Europa e di consiglieri in America Latina. (Rino Giuliani, Vice Presidente dell’Istituto Fernando Santi)
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