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INFORM - N. 130 - 23 giugno 2004

Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo

A colloquio con Ubaldo Larobina dell'Italian Media Corporation

Auspicate dall'editore dei media italiani in Australia nuove iniziative anche in lingua straniera per il coinvolgimento delle giovani generazioni

ROMA - La cosa che veramente colpisce della Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo è l'estrema varietà delle aziende rappresentante. Nell'ambito dell'associazione, a testimonianza della grande creatività e versatilità dei nostri connazionali all'estero, sono infatti presenti tutti i settori produttivi di maggiore rilievo, come ad esempio quelli automobilistici e delle infrastrutture industriali, e che appaiono connotati da immediate prospettive di sviluppo. Fra questi quello delle comunicazioni è indubbiamente, nell'era della globalizzazione dell'informazione, uno degli ambiti più interessanti e ricchi di opportunità. Nel Consiglio Direttivo della Confederazione il mondo della comunicazione è rappresentato sia in maniera indiretta dal Presidente della Speedimex Marco Marchetti - una società di distribuzione che diffonde le principali testate estere negli Stati Uniti - sia da Ubaldo Larobina dell'Italian Media Corporation (IMC). A questa società, che in pratica controlla i mezzi di comunicazione in lingua italiana dell'Australia, fanno infatti capo i quotidiani "Il Globo" e "La Fiamma" - due giornali di grande tiratura che si pubblicano rispettivamente a Melbourne e as Sydney con una sezione settimanale in inglese e che presentano notizie dall'Italia, dall'Australia e dal resto del mondo - e la stazione radiofonica "Rete Italia". Un'emittente che trasmette, anche grazie all'ausilio del satellite, per 24 ore al giorno programmi in lingua italiana.

Per comprendere come questa importante esperienza comunicativa, che si rivolge anche le nuove generazioni, possa inserirsi e contribuire allo sviluppo della nuova Confederazione abbiano quindi rivolto alcune domande all’editore Ubaldo Larobina.

Con la prima riunione del Consiglio Direttivo la Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo è ormai divenuta operativa. Quale giudizio può esprimere sui primi passi di questa organizzazione che la vede coinvolta in prima persona?

Sono venuto a Roma per vedere come nasce questa iniziativa e per capire come possa essere promossa in Australia. Io non ho partecipato al convegno preparatorio dello scorso anno ma in quell'occasione sono intervenuti altri imprenditori italo-australiani. Credo quindi che non mi sarà difficile sensibilizzarli di nuovo su questa Confederazione che prende il via con presupposti positivi. In ogni caso, anche se le cose non dovessero andare come speriamo, io penso che con questo evento sia stato lanciato un fondamentale messaggio che sottolinea la necessità di utilizzare queste enormi risorse delle comunità all'estero che fino ad oggi non sono state né adeguatamente considerate né conosciute. Se la Confindustria e le altre organizzazioni dell'imprenditoria italiana, che hanno a cuore le esportazioni, saranno disposte a collaborare con la Confederazione, io credo che l'intero discorso potrà svilupparsi e portare a dei risultati concreti.

Ma, anche alla luce della sua lunga esperienza editoriale, quali dovranno essere le iniziative prioritarie di questa nuova struttura di monitoraggio e coordinamento imprenditoriale?

Uno degli aspetti da sviluppare sarà senz'altro quello dell'informazione che dovrà cercare di coinvolgere e mantenere i contatti con la grande massa di oriundi italiani presenti nel mondo che sono interessati alle attività della Confederazione. Oltre all'obiettivo prioritario, che rimane quello di costruire degli elenchi telematici di tutti questi imprenditori, bisognerà infatti pensare a come instaurare degli stabili collegamenti fra i vari soggetti coinvolti nell'iniziativa. Quindi noi, se l'Italia ci sosterrà anche in questo ambito, potremo metterci intorno ad un tavolino per vedere quali progetti intraprendere. E io credo di avere, alla luce della mia lunga esperienza nel campo dell'informazione, la competenza necessaria per parlare di queste tematiche. La mia posizione privilegiata nel campo della comunicazione mi consente infatti sia di monitorare tutti i fermenti che si sviluppano nelle collettività italiane, sia di giudicare la fattibilità delle varie iniziative da intraprendere.

Restando ovviamente nel campo delle ipotesi, quali caratteristiche dovrebbero avere queste iniziative comunicative?

Per quanto concerne gli interventi comunicativi io credo che sia vitale il riavvicinamento alle seconde e terze generazioni e che in questo ambito debbano essere utilizzati i linguaggi dei Paesi d'accoglienza che i giovani oriundi parlano correntemente. Come ad esempio l'inglese, per quanto riguarda l'Australia, il Canada e gli Stati Uniti, o lo spagnolo per l'Argentina l'Uruguay e il Venezuela. Bisogna infatti capire che per mantenere un contatto vivo con le nuove generazioni non si può dare importanza solo all'italiano, ma è necessario l'impiego anche le lingue che i giovani meglio conoscono. (Goffredo Morgia-Inform)


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