* INFORM *

INFORM - N. 127 - 20 giugno 2004

"Me Pais Tropical": 150 anni con gli emigrati piemontesi in Brasile

Proiettato in anteprima all’Ambasciata del Brasile in Italia un documentario della Rai di Torino. In collaborazione con la Regione Piemonte e l’Associazione Piemontesi nel Mondo

ROMA – "Noi siam partiti da i nostri paesi. Noi siam partiti co i nostri onori. Trentasei giorni di machina a vapore e ne la Merica noi siamo rivà […] Chi no conose sto belo Brasile, circondato de monti e dei piani e co la industria de i nostri Italiani abiam formato paesi e cità. E da l’Italia nde siamo partiti per venire al Brasile abitar, onde i figli che al mondo li diamo largamente poter sostentar. Oh frateli venite, cantiamo, molti giorni ormai pasò da quel giorno che il primo Italiano nel Rio Grande sui piedi pasò […]". Recita così una vecchia canzone popolare degli emigrati che varcavano l’oceano per fuggire dalla miseria del proprio paese alla ricerca di un futuro migliore nella immensa "Merica"…Tra le mete dei connazionali del Nord Italia, il Sud America e, in particolare modo, le sterminate terre da coltivare dell’Argentina e del Brasile.

Moltissimi anche i piemontesi che, insieme agli altri connazionali, hanno fortemente contribuito allo sviluppo di questi Paesi.

La Rai di Torino ha reso il giusto omaggio a questi piemontesi, prima con due video dal titolo "La Pampa Gringa" dedicati all’emigrazione in Argentina e ora con il filmato "Me Pais Tropical", che descrive 150 anni di emigrazione in Brasile. I filmati sono stati realizzati dalla troupe composta dai giornalisti Gian Franco Bianco e Paolo Girola e dall’operatore Stefano Rogliatti.

"Me Pais Tropical" - che sarà trasmesso dalla Rai in autunno e che è stato prodotto in collaborazione con Regione Piemonte, Associazione Piemontesi nel Mondo, Camere di Commercio di Torino e Alessandria - è stato presentato in anteprima a Roma, grazie all’ospitalità dell’Ambasciata del Brasile e alla organizzazione della Presidente dei Piemontesi a Roma, Anna Maria Tarantini. In una gremita saletta è stato proiettato un estratto del documentario (circa 50 minuti: il filmato completo è di 120 minuti) dopo i brevi interventi del Ministro Dante Coelio de Lima (Incaricato di Affari dell’Ambasciata del Brasile), Michele Colombino (Presidente Generale dei Piemontesi nel Mondo), Ugo Bertello (Vice Presidente), Claudio Pezzilli (Presidente della Federazione Associazioni Piemontesi del Brasile) e degli autori Bianco e Girola.

Da de Lima, che ha portato il saluto dell’Ambasciatore Itamar Franco, è venuto un sentito ringraziamento ai piemontesi e agli italiani che, ha tenuto a sottolineare, "hanno dato un importante contributo alla cultura e allo sviluppo economico del Brasile". E ha ricordato come i rapporti tra Italia e Brasile, già forti per i legami di sangue, si siano andati rafforzando nel tempo fino a tradursi, oggi, in fruttuose partnership. Colombino e Bertello hanno evidenziato il valore di "documento storico" del filmato, un viaggio nella piemontesità - e nella italianità - di un Paese che ha ricevuto moltissimo dagli emigrati. Mentre Pezzilli ha sottolineato come i corregionali operino a tutti i livelli e "con la volontà di essere nel mondo non solo dei buoni piemontesi ma anche dei grandi e meravigliosi italiani". Bianco e Girola, annunciando che il filmato sarà portato anche nelle scuole, hanno rilevato come sia molto forte in Brasile l’attaccamento alle radici fra gli italiani e i loro discendenti.

Lo si evince anche dalle interviste realizzate fra i piemontesi di San Paolo – "dove si respira italianità in ogni strada", hanno detto i giornalisti – Rio Grande, Pelotas, Porto Alegre, Rio de Janeiro, Belo Horizonte, Bahia...

Gli autori del documentario - in cui sono stati montati fotografie e filmati di varie epoche per fornire allo spettatore un quadro storico-politico del Brasile, importante per inquadrare il fenomeno della nostra emigrazione in quel Paese – accompagnati a San Paolo dal Presidente Pezzilli, hanno intervistato il Console generale Giancarlo Bertinetti (anch’egli piemontese) e si sono recati al Circolo Italiano, al "Memorial del Emigracao", al Club Esperia (fondato più di 100 anni fa da sette giovani piemontesi. Emilio Gallina ne fu il primo presidente). Tra le interviste realizzate fra i piemontesi eccellenti, quella a Luigi Bauducco, a capo dell’azienda di dolciumi più conosciuta dell’America Latina (tanto per rendere l’idea: le sue fabbriche sfornano 36 milioni di panettoni all’anno). Bauducco, arrivato a San Paolo bambino (nel 1948) con la famiglia, è molto legato al suo Piemonte, dove torna ogni anno, ma è anche molto orgoglioso della sua storia di emigrato: tanto da utilizzarla in uno spot che pubblicizza i suoi prodotti dolciari.

Tra le altre interessanti interviste, quelle realizzate a Belo Horizonte, dove si è costituito un recente insediamento piemontese. Anche se i piemontesi che vivono lì non si considerano affatto emigrati poiché, come ha spiegato uno di loro ai giornalisti, "noi non siamo partiti alla ventura come i veri emigrati. Noi avevamo un contratto di lavoro e un biglietto aereo pagato". L’approdo a Belo Horizonte di piemontesi, con le loro famiglie, è difatti legato agli stabilimenti FIAT (che inaugurò la sua avventura brasiliana negli anni ’70 con una fabbrica di trattori).

La capitale del Minas Gerais si è andata negli anni "piemontizzando" - anche nei modi, hanno osservato gli autori del documentario – e sono ormai molti i figli di dirigenti, ingegneri, tecnici ecc. ad essere nati lì. Ma anche loro conservano un forte legame con le proprie origini. E studiano nella Scuola Italiana, presso la Fondazione Torino (istituita sempre dalla FIAT). La Scuola era originariamente riservata ai ragazzi italiani ma, dagli anni ’90, ha aperto le sue aule anche a quelli brasiliani. Ed è una scuola a carattere europeo, poiché è volontà di coloro che la hanno istituita e di chi la dirige che gli studenti si aprano allo spirito dell’Europa.

Da segnalare anche le suggestive riprese paesaggistiche presenti in questo bel documentario che, come hanno affermato gli autori, "farà palpitare il cuore dei piemontesi". E non solo. (Simonetta Pitari-Inform)


Vai a: