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INFORM - N. 123 - 15 giugno 2004

Il Sacrario Italiano di Saragozza luogo di storia e di memoria

SARAGOZZA - Già era ora! Dopo più di mezzo secolo di presenza silenziosa del più grande Monumento ai caduti italiani fuori del territorio nazionale, è stata presentata la prima tesi dottorale sulla presenza italiana nella Guerra civile spagnola. Il "Sacrario Militare Italiano" della città di Saragozza, da pochi conosciuto a fondo e da molti guardato come un simbolo del fascismo, è stato oggetto di studio da parte di un tenace e paziente insegnate spagnolo, oggi Dottor Dimas Vaquero Peláez.

Il giorno 10 Giugno scorso davanti ai cinque eminenti membri del Tribunale tenutosi nell’Università di Saragozza, il neo laureato ha difeso la sua tesi su questo luogo di memoria storica italiana in terra spagnola. Un ottimo lavoro, dove ha superato tutte le difficoltà trovate nel suo cammino. A partire dalla "negativa totale a poter consultare qualsiasi documento sulla Torre e sui loculi dei soldati italiani in potere dell’allora viceconsole-intendente" – come lui stesso afferma nel prologo del suo Riepilogo della Tesi Dottorale – al consulto dei diversi archivi della città di Saragozza, con risultati negativi dove non si trova nessun dato sul processo di costruzione di questo monumento".

Il lavoro presentato sotto la direzione del Prof. Julián Casanova del Dipartimento di Storia Contemporanea della città di Saragozza, è stato dichiarato dai membri del Tribunale un "diamante", che pulito e sfaccettato per le stampe potrà essere un filone interessante, una nuova finestra aperta per comprendere la storia, vista sotto un profilo storico militare, antropologico, religioso, cultuale, e di monito ai cittadini. Messaggio attuale, tenendo presente l’internazionalità di ciò che fu la guerra civile spagnola.

Dopo anni di contatti con associazioni italiane e spagnole, ex combattenti, studio presso archivi spagnoli ed italiani, visita ai luoghi e cimiteri dei caduti italiani sparsi su tutto il territorio iberico, lettura ed analisi della bibliografia esistente, " ho trovato sempre più interessante il tema che mi ero proposto: i morti italiani, i loro posti di sepoltura, cerimonie e monumenti, loro simboli..... partire dai luoghi di Storia per giungere ai luoghi della Memoria".

Quindi questo Sacrario Militare Italiano insieme alla Chiesa di Sant’Antonio da Padova, che l’Italia ha affidato all’Ordine dei Frati Cappuccini come Custodi, è oggi un luogo di memoria sacra che Mussolini mandò a costruire e che ancora oggi lo Stato Italiano conserva, cura e annovera fra il suo patrimonio fuori d’Italia.

Il lavoro del Sig. Dimas si racchiude in due volumi, che gli auguriamo vadano presto in stampa. Il CTIM di Saragozza gli ha offerto il proprio piccolo appoggio economico, sia nella fase di studio che in quella di una futura pubblicazione. Speriamo che qualche entità italiana si faccia viva, a suo tempo, per pubblicarlo anche in lingua italiana.

Nelle pagine di questi volumi si possono trovare alcune sorprese, come: lo splendido esempio dell’agente consolare Tranquillo Bianchi, simbolo di speranza per molti cittadini di Malaga durante le depurazioni franchiste; Mussolini che offre ingenti aiuti a Franco contro i repubblicani, ma poi chiude gli occhi al contrabbando marittimo per rafforzare l’industria di guerra repubblicana contro lo stesso Franco e quindi contro gli stessi soldati italiani che combattevano gli uni contro gli altri nei due bandi. La presenza italiana nel conflitto fu pagata a caro prezzo dal popolo italiano: "seguendo la lista dei morti, un gran numero di essi provenivano da Napoli, Catanzaro, Bari, Messina, Cagliari, Catania".

Sono 236 le località spagnole dove ci furono caduti italiani: 3414 morti, 150 deceduti in Italia, 232 ritenuti scamparsi, 547 italiani morti dalla parte dei repubblicani, di cui 22 sono sepolti nella Torre di Saragozza, mausoleo dedicato, come afferma la dedicatoria incisa sull’arco della torre " L’Italia a tutti i suoi caduti in Spagna". Il Dr. Dimas afferma: "Tutti devono essere ricordati e a tutti si deve rendere omaggio, tutti diedero la propria vita per una causa, molto rispettabile e così lo dimostra il Sacrario militare italiano di Saragozza... Vissero anche loro la piccola guerra civile in terra spagnola, con scontri fra patrioti, lontani dalla propria terra e reso ancora più drammatico con casi di fratelli italiani lottando fra loro, essendo volontari ma in bandi diversi, triste riflesso di quello che è una guerra civile".

La comunità italiana di Saragozza ringrazia l’amico Dr. Dimas Vaquero Peláez per il suo contributo a divulgare la presenza italiana nella storia spagnola e a far conoscere meglio questo Mausoleo. Speriamo che sia gli spagnoli che gli italiani di oggi sappiamo trarne le dovute conclusioni, per sentirci più uniti in un’Europa, casa comune. Ci auguriamo – come afferma il neo laureato – che " questi luoghi di memoria che sono oggi una fonte che fa emergere una tematica dimenticata, siano anche un grande strumento di valore metodologico, uno straordinario contributo all’ambito della memoria".

L’Italia, cosciente di questi valori, nella sua secolare tradizione di culto ai propri morti, non li ha mai dimenticati. Il 2 Novembre c’è sempre stata un’emotiva cerimonia religiosa in loro memoria, anche quando poteva sembrare "fuori posto e fuori tempo". Le ferite storiche vanno lenite con la speranza nel futuro, con valori umani e religiosi vissuti e lungamente meditati, ma mai dimenticati. Speriamo che il lavoro di questa tesi apra nuovi orizzonti sia nella comunità italiana, sia nella stessa comunità aragonese, perché sono ambedue custodi e interpreti di questa presenza italiana in una nuova Europa, sotto la stessa bandiera. (Giuseppe Bartolomeo, CTIM Saragozza)

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La partecipazione degli italiani alla guerra civile spagnola

Dopo lo scoppio della guerra civile in Spagna, 18 luglio 1936, l’Italia di allora decise di correre in soccorso dei nazionalisti spagnoli guidati da Francisco Franco: 74.285 soldati con 1.930 cannoni, 10.135 mitragliatrici, 240.747 fucili e 7.663 automezzi; 5.699 aviatori con 763 aeroplani; 91 unità navali.

Sul fronte opposto dei repubblicani ci furono altri italiani, i volontari delle Brigate Internazionali, inquadrati in una forza internazionale cui partecipavano 40.000 volontari di 52 paesi dei cinque continenti. I volontari italiani, inquadrati nella Brigata Garibaldi, furono circa 3.350.

Numerosi furono i caduti in entrambi gli schieramenti.

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