* INFORM *

INFORM - N. 123 - 15 giugno 2004

I diritti dei rifugiati in Europa

Il convegno si è tenuto all'Università "La Sapienza" di Roma. Mentre persistono i ritardi normativi dell'Italia sul diritto d'asilo appare ancora lontana l'armonizzazione del sistema legislativo europeo su immigrazione e rifugiati

ROMA - Per approfondire, in vista della Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra il 20 giugno, le problematiche dei chiedenti asilo e dei rifugiati in Europa e per sottolineare la necessità di sviluppare politiche di accoglienza che permettano di valorizzare questa diffusa presenza, l'Associazione culturale "RelazionInternazionali" ha organizzato il convegno "Diritti Rifugiati in Europa. Politiche e pratiche di integrazione". L'incontro, completato da un workshop sulle possibili esperienze di integrazione, è stata realizzato con il patrocinio della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università "La Sapienza" e dell'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Roma. In questo ambito è stata essenziale anche la collaborazione della Oxford Brookes University e del Centro Studi e Ricerche IDOS (Immigrazione Dossier Statistico).

Il convegno, dopo l'indirizzo di saluto del moderatore Giuseppe Gesano (CNR-IRPPS) che ha evidenziato lo stretto legame che intercorre fra i rifugiati ed il divenire storico delle guerre e delle carestie, si è aperto con l'intervento del prof. Marcello Natale dell'Università "La Sapienza" che ha subito sottolineato come sui rifugiati ed i chiedenti asilo esistano solo dati frammentari. Informazioni spesso non aggiornate che ci consentono però di individuare alcuni punti fermi. Si calcola infatti che al 2002 fossero sotto l'egida dell'UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, oltre 10 milioni di rifugiati, circa 2,5 milioni di rimpatriati, almeno 1 milione di chiedenti asilo e quasi 7 milioni di sfollati. Una realtà in lenta crescita che nel nostro Paese appare caratterizzata da un'incidenza sulla popolazione italiana (00,2%) e straniera (0,68%) sicuramente inferiore a quella dei grandi Paesi di accoglienza europea, come ad esempio la Germania dove la presenza di rifugiati si attesta intorno al 13%. Natale ha poi ricordato come a tutt'oggi nel nostro Paese manchino sia efficienti reti sociali capaci di supportare i chiedenti asilo, sia indagini approfondite ed esaustive sulla realtà "micro" dei rifugiati.

Il prof. Roger Zetter della Oxford Brookes University ha invece posto in evidenza come negli ultimi anni si siano create in Europa, per quanto riguarda le politiche per i rifugiati, delle tensioni fra la gestione della questione a livello comunitario e le iniziative restrittive intraprese in merito, anche al fine di calmare la crescente inquietudine dell'opinione pubblica, dai singoli Stati. Nel ricordare i diversi modelli di cittadinanza e d'accoglienza messi in campo dalle varie Nazioni europee - assimilazione (Francia), interculturale (Gran Bretagna), statalizzato (Svezia) e decentrato (Italia) - Zetter ha sottolineato come al momento nella casa comune europea il concetto d’integrazione sia molto relativo, il processo verso la convergenza delle varie politiche stia rallentando, la mancanza di un diritto certo sulla materia danneggi gli stessi rifugiati e lo sforzo relazionale per l'accoglienza dei chiedenti asilo debba essere intensificato soprattutto a livello locale.

Regole certe per l'accoglienza di chi è obbligato ad emigrare sono state chieste anche dal vice delegato dell'UNHCR in Italia Michele Manca di Nissa che, nel sottolineare come al momento in Europa si possa al massimo parlare di un'emergenza gestionale dei chiedenti asilo, ha ribadito la necessità di accorciare nel nostro Paese i tempi d'attesa per il riconoscimento ufficiale dello status di rifugiato e di varare al più presto la legge sul diritto d'asilo che giace da lungo tempo in Parlamento. Una norma organica che dovrà essere in linea con gli standard di accoglienza e d'integrazione degli altri Paesi europei.

Dopo l'intervento di Maria Rita Saulle dell'Università "La Sapienza" che ha analizzato le problematiche dell'armonizzazione della legislazione europea sul fronte della cittadinanza e dell'integrazione, il Presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) Rino Serri ha evidenziato come nell'era della globalizzazione, mentre l'Europa appare in difficoltà ed alla ricerca di nuove e più approfondite politiche comuni, sia necessario un allargamento del concetto di rifugiato che consenta di prendere in considerazione anche nuove prerogative, come i diritti alla cura ed alla sessualità. Nell'auspicare una maggiore apertura al dialogo del nostro Paese verso le altre culture e civiltà, Serri ha sottolineato l'esigenza di investire nuove risorse sui percorsi d'integrazione dei rifugiati e di aprire anche in Italia il dibattito sul reinserimento in Paesi terzi di questi soggetti. Una nuova strategia che, anche in considerazione dell'importante valore aggiunto rappresentato dai rifugiati per quanto riguarda il dialogo dell'Italia con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, potrebbe favorire anche il processo di pacificazione dell'area.

Di un'Europa impaurita ed impegnata in una sterile politica di contenimento dei rifugiati ha invece parlato l'ex presidente del Gruppo Asilo del Consiglio dell'U.E. Riccardo Compagnucci che ha anche ricordato come al momento la casa comune europea non riesca più ad essere, per quanto riguarda l'accoglienza dei meno fortunati, un elemento catalizzatore sul fronte della difesa dei diritti civili. Una tendenza priva di prospettive che sta portando l'Unione Europea verso una confusa legislazione che "impasta" i diritti dei chiedenti asilo con quelli degli immigrati. (Goffredo Morgia-Inform)


Vai a: