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INFORM - N. 121 - 13 giugno 2004

La storia di un italiano in armi che amò l'avventura, la scienza e la natura

All'IILA una mostra sul cartografo Agostino Codazzi che per primo disegnò le mappe del Venezuela e della Colombia

ROMA - Sono antichi, sorprendenti e quasi sempre sconosciuti i percorsi migratori dei primi italiani che si recarono all'estero in cerca di fortuna. Uomini di ogni livello sociale - tra loro troviamo architetti, scienziati, soldati, avventurieri, operai specializzati e semplici lavoratori - che sin dagli albori della nostra storia migratoria diedero un impulso decisivo, con il loro lavoro ed ingegno, allo sviluppo economico, sociale e politico dei Paesi d'accoglienza. Un esempio lampante di questa completa dedizione fu, senza dubbio, il cartografo romagnolo Agostino Codazzi (1793-1859) che con i suoi rilevamenti riuscì a delineare, ricevendo riconoscimenti ed elogi anche del mondo accademico francese, il volto geografico del Venezuela e del nascente stato della Colombia. Un personaggio eclettico - Codazzi fu soldato, spia, corsaro, scienziato e politico - che non si limitò alle ricerche geografiche e si contraddistinse, oltre che per l'intuizione del Canale di Panama, per le analisi delle attività produttive, il censimento delle popolazioni e la progettazione di strade e vie di comunicazione fluviale. Il cartografo romagnolo, che raggiunse il grado di generale nell'esercito bolivariano e fu Governatore dello Stato venezuelano di Barinas, si impegnò inoltre, al fine di favorire lo sviluppo ed il popolamento del Venezuela, nella progettazione di colonie per l'immigrazione proveniente dai Paesi europei.

Per ricordare questa versatile intelligenza, che combattè anche nell'esercito napoleonico e pubblicò ben due atlanti sulla geografia del Venezuela, è stata inaugurata a Roma, presso la sede dell'Istituto Italo-Latino Americano (IILA), la mostra "La misura dell'Eldorado. Vita e imprese di un geografo italiano nell'America tropicale". Una variegata raccolta di carte geografiche, documenti originali, acquerelli, disegni e quadri che, oltre a ripercorrere le tappe salienti della vita e dell'opera geografica di Agostino Codazzi, propone al pubblico una serie di opere pittoriche dell'ottocento - realizzate da Jeorge Cevelier, Carolina Convers, Carlos Jacanamijoy, Daniela Mejia, Virgilio Patino e Pedro Ruiz - che descrivono l'incontaminata e selvaggia natura dell'America del Sud. Nell'ambito della mostra i visitatori potranno inoltre ammirare anche un'intera sezione dedicata alla raccolta di schizzi, denominata "Piccolo viaggio del Barone von Humboldt", del pittore latino americano Enrique Grau (1920- 2004). Un viaggio fra i segreti della selvaggia natura sud americana che l'autore disegnò con la fantasia dell'artista e la chiarezza concettuale di un naturalista. Gli obiettivi e gli aspetti salienti dell'esposizione, promossa dall'IILA e dalla Regione Emilia Romagna, sono stati inoltre illustrati in un'apposita pubblicazione che presenta il medesimo titolo della mostra ed offre ai lettori interessanti informazioni storiche ed approfondimenti. Nel volume, realizzato dal curatore della mostra Giorgio Antei, sono infatti presenti le riflessioni del Presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani, del Segretario Generale dell'IILA Paolo Faiola, del docente dell'Università Centrale del Venezuela Juan José Pérez Rancel, del professore dell'Università degli Sudi di Pavia Fabio Zucca e del Direttore della biblioteca "Trisi di Lugo di Romagna Sante Medri.

La presentazione della mostra è entrata subito nel vivo con il saluto del Presidente dell'IILA ed Ambasciatore del Cile Jose Goni che ha sottolineato sia l'importante impronta storica lasciata dal cartografo romagnolo in America Latina, sia il proprio compiacimento per questa mostra che descrive con precisione le vicissitudini italiane ed estere di questo dinamico personaggio italiano. Ha poi preso la parola il Presidente della Commissione Esteri della Camera Gustavo Selva che, dopo aver definito questa iniziativa "una lodevole e piacevole sorpresa", ha parlato delle proprie origini romagnole ed ha evidenziato come nella figura di Codazzi il grande amore per l'avventura abbia prevalso sul forte legame alla terra natia che caratterizza gli abitanti di questa regione. Un innato attaccamento alle proprie origini che trapela in modo evidente anche dalle tristi parole d'addio, lette dallo stesso Selva, indirizzate alla famiglia dal futuro generale e cartografo al momento del distacco dalla patria. Dopo le riflessioni di Giorgio Antei - il curatore dell'iniziativa ha illustrato le tappe salienti della movimentata vita dell'avventuroso italiano - e dell'Incaricato d'afari della Colombia Bonilla - che ha ricordato il grande successo di pubblico ottenuto dalla mostra nell'autunno del 2003 quando l'esposizione venne ospitata presso l'Archivio General de la Naciòn di Bogotà - è intervenuto il Direttore dell'Istituto Geografico Agostino Codazzi Ivan Dario Gomez che, nel sottolineare la precisione e la meticolosità del lavoro svolto dal cartografo italiano anche nel settore dell'idrografia, ha annunciato la prossima convocazione di un convegno fra i geografi della Colombia e dell'Unione Europea. Un incontro che permetterà di avviare, anche grazie all'ausilio della moderna tecnologia satellitare, un nuovo ciclo di studi finalizzato all'attualizzazione delle mappe geografiche del contesto colombiano. Dell'esattezza delle rilevazioni cartografiche ha parlato anche il Segretario generale dell'IILA Paolo Faiola, che, anche in virtù di questa sorprendente precisione, ha evidenziato come Codazzi fu un moderno militare tecnocrate ed un vero e proprio portatore di progresso. (Goffredo Morgia-Inform)


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