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INFORM - N. 120 - 10 giugno 2004

Venti anni fa moriva Enrico Berlinguer

Venti anni fa, esattamente come oggi nel corso di una campagna elettorale per le elezioni europee, moriva Enrico Berlinguer, leader della Sinistra amato nel suo partito e rispettato dagli avversari. Un uomo politico in grado di compiere coraggiose svolte politiche: dallo strappo da Mosca all’accettazione della NATO al sostegno di un governo monocolore democristiano per garantire la forza delle istituzioni di fronte al terrorismo. Un leader capace di guardare lontano, di tracciare linee politiche di ampio respiro. Per questi motivi rivolse particolare attenzione a quel gruppo dirigente di giovani con i quali avviare nel partito quei cambiamenti e quelle politiche che portarono alla svolta della Bolognina e alla nascita del PDS.

Proprio Berlinguer, grazie ai successi elettorali del suo partito nella metà degli anni Settanta e al nuovo rapporto di forze determinatosi nel Paese, si rese determinante nella fase di convocazione della prima Conferenza nazionale dell’emigrazione, tenutasi a Roma tra febbraio e marzo del 1975. Nella Conferenza si prendeva finalmente atto che l’emigrazione, fino ad allora trattata prevalentemente con un approccio assistenzialista era, invece, una delle grandi questioni nazionali.

Venne dunque a galla l’esigenza di una partecipazione diretta e di protagonismo degli italiani all’estero sulle questioni che li toccavano da vicino, da realizzare attraverso politiche non più di ricerca e studio del passato dell’emigrazione, ma attraverso riflessioni sul presente e sulle prospettive della nuova politica italiana. Queste istanze divennero impegni concreti per Berlinguer e il suo partito, da perseguire anche attraverso la politica della solidarietà nazionale. Purtroppo, però, la vita breve di quell’esperienza determinò l’abbandono degli impegni assunti e i governi italiani della seconda metà degli anni Settanta non diedero seguito a quanto emerso nella Conferenza.

Quando, poi, agli inizi degli anni Ottanta, il quadro economico internazionale divenne pesantemente negativo e ripresero in maniera consistente i flussi migratori verso l’estero, Berlinguer spinse il partito a convocare una Conferenza sull’emigrazione.

La Conferenza, nata da un’idea avanzata nel corso di un Comitato Centrale nel luglio del 1983, si tenne venti anni fa, nel febbraio del 1984, nell’Aula dei gruppi di Montecitorio alla presenza dello stesso Berlinguer, di Nilde Jotti, allora Presidente della Camera, di Giancarlo Pajetta, Antonio Bassolino, dei presidenti dei gruppi comunisti al Parlamento europeo e quelli di Camera e Senato, Napolitano e Chiaromonte e, naturalmente, dei delegati degli emigrati italiani di tutto il mondo. Vi presero parte anche rappresentanti di governo, ambasciatori e rappresentanze di molti Paesi stranieri.

Berlinguer riteneva un errore aver rinunciato all’attuazione delle decisioni della Conferenza del 1975. Infatti, nel suo intervento affermava che "l’emigrazione costituisce uno dei più gravi e irrisolti problemi della vita politica, economica, sociale del Paese. […] non può esservi politica di ripresa e di sviluppo che prescinda dai problemi degli emigrati. Per questo denunciamo le inadempienze dei governi rispetto agli impegni assunti alla I Conferenza nazionale dell’emigrazione". Sentiva la necessità di rilanciare una politica nazionale capace di far fronte all’emergenza attuale e, soprattutto, di indicare le strategie e le prospettive per gli anni Novanta. Tale intuizione era emblematica in quel determinato momento politico: ci si trovava a votare per la seconda volta per le elezioni del Parlamento europeo, si guardava all’emigrazione come fenomeno nazionale da trattare e leggersi, però, in chiave internazionale ed europea e si chiedeva al Governo di convocare la seconda Conferenza nazionale dell’emigrazione. Un’idea che trovò l’appoggio del PSI, della maggior parte delle Regioni e di tutte le associazioni di emigrazione. Ma l’improvvisa e drammatica morte sottrasse Berlinguer al proseguimento di questo impegno che, esattamente un anno dopo la sua scomparsa, a giugno del 1985, continuò con l’iniziativa di presentare alla Camera dei deputati una proposta di legge con la quale si chiedeva di convocare la seconda Conferenza entro il 1986. Un’iniziativa presa da Alessandro Natta, succeduto a Berlinguer alla guida del Partito comunista. Sulla linea tracciata da Berlinguer, si chiedeva di compiere un’analisi sulla nuova realtà rappresentata dall’emigrazione e si riproponevano le questioni poste da una mozione presentata nel luglio precedente. Si sottolineava come la realtà dell’emigrazione fosse complessa e variegata e come, dunque, richiedesse strategie e programmi di ampio respiro in grado di fronteggiare la crisi, soprattutto in Europa, dove risiede la maggior parte degli emigrati italiani. Si faceva dunque riferimento al progetto di Statuto dei diritti degli emigrati, presentato dal PCI al Parlamento europeo, dove era stato anche approvato il rapporto dell’eurodeputata Francesca Marinaro. Un rapporto che, rifiutando qualsiasi forma di razzismo, indicava gli orientamenti per una politica comunitaria dell’emigrazione basati sulla parità di diritti per tutti gli stranieri residenti nella CEE.

Oggi, a venti anni di distanza dalla sua morte, non si può che rilevare l’attualità delle idee di Berlinguer; rendergli atto della lucidità della sua analisi e constatare la lungimiranza di una linea politica riformista basata sul pieno riconoscimento dei diritti di uguaglianza e cittadinanza di tutti i migranti nel contesto europeo.

Il gruppo dirigente che in questa politica si è identificato e riconosciuto, quello che Berlinguer ha sostenuto e motivato, ha favorito, non appena diventato maggioranza di governo negli anni Novanta, la modifica della Costituzione italiana che ha portato all’istituzione della Circoscrizione estero e all’introduzione del voto per corrispondenza agli emigrati e la convocazione della Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo. Lo stesso gruppo dirigente che oggi chiede, come venti anni fa con Berlinguer, un voto alle europee per far uscire dalla crisi il Sud Italia (dove ancora oggi è forte l’emigrazione) e far valere in Europa i diritti dei migranti, primi fra tutti quelli sociali e di cittadinanza. (Eugenio Marino, Forum per gli italiani nel mondo)

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