* INFORM *

INFORM - N. 114 - 3 giugno 2004

Franco Narducci, Segretario Generale del CGIE

Svizzera e libera circolazione delle persone, nuove norme dal 1 giugno

ZURIGO - Il 1 giugno scorso è scomparsa la prima delle norme transitorie introdotte negli accordi bilaterali tra la Svizzera e l'Unione Europea, che prevedeva l'abolizione della priorità per i lavoratori autoctoni due anni dopo l'entrata in vigore degli accordi stessi. In attesa del 1 giugno 2007, allorché la libera circolazione delle persone vivrà un secondo importante passo - la soppressione dei contingenti (tetto massimo dei permessi concessi ai cittadini dell'UE) -, è stata abrogata per ora una disposizione che ha determinato consistentemente il funzionamento del mercato del lavoro negli ultimi quarant'anni.

A partire da martedì scorso i cittadini dei 15 vecchi Paesi dell'Unione Europea (la libera circolazione delle persone per i nuovi Stati membri scatterà nell'estate 2005) hanno accesso al mercato del lavoro svizzero, senza i vincoli restrittivi per l'ingresso e il rilascio dei permessi di soggiorno, utilizzati finora allo scopo di proteggere l'occupazione e i livelli salariali della popolazione indigena. Naturalmente lo stesso principio - nel pieno rispetto della norma di reciprocità - vale anche per gli svizzeri nei confronti dei 15 Paesi dell'UE.

Con la soppressione della priorità per la popolazione autoctona e del controllo sistematico dei nuovi contratti relativamente alle condizioni di lavoro e di salario, i cittadini dell'UE e dell'AELS potranno lavorare in Svizzera fino ad un massimo di tre mesi senza bisogno di permesso; sarà sufficiente la semplice notifica, effettuabile anche via internet, ai competenti uffici. Tale regola si applicherà per i seguenti casi e categorie: per gli impiegati di una ditta dell'UE che esegue temporaneamente prestazioni in Svizzera; per i lavoratori autonomi che prestano servizio per un periodo massimo di 90 giorni in Svizzera, nei settori edilizia, sanità, pulizie e vendita; in terzo luogo, per gli impiegati assunti da un datore di lavoro svizzero per un periodo inferiore a tre mesi.

L'abrogazione della già citata priorità vale anche per i periodi di lavoro più lunghi e stabili: il datore di lavoro svizzero potrà assumere un cittadino proveniente dall'UE/AELS senza dover dimostrare di aver cercato, senza successo, sul mercato interno. L'assunzione, tuttavia, sarà possibile soltanto nel quadro dei contingenti di forza lavoro programmati come tetto massimo. Anche in questo caso, non sarà più effettuato il controllo sistematico dei contratti di lavoro, relativamente alle condizioni di lavoro e salariali.

Di converso, un datore di lavoro dell'UE potrà assumere un cittadino svizzero con effetto immediato e senza le attuali procedure per il rilascio del permesso. Con questo passo si apre una prospettiva interessante per la forza lavoro svizzera, soprattutto per la più qualificata, di accesso al mercato del lavoro della vecchia Europa, che offre soprattutto una dimensione ben più ampia, e per certi versi interessante, di quella svizzera.

L'approssimarsi del 1 giugno e di questo spartiacque rispetto al passato, ha ridato voce e fiato al malumore delle piccole aziende, soprattutto delle zone di confine con l'Italia e del settore artigianale, per il rischio di concorrenza sleale insito nelle nuove disposizioni. Paure legittime che devono essere sconfitte da una regolare applicazione delle misure d'accompagnamento fissate dalla Legge entrata in vigore contestualmente il 1 giugno. Per contrastare il pericolo del dumping sociale e salariale si deve puntare sul perfetto funzionamento delle Commissioni tripartite (autorità-datori di lavoro-sindacati), veri e propri osservatori del mercato del lavoro. Un auspicio che significa anche investimenti, poiché occorrono più ispettori, soprattutto per monitorare gli ambiti d'attività regolati dai contratti di lavoro normali anziché da quelli collettivi.

La frontiera ha filtrato per oltre un quarantennio la forza lavoro occorrente per rifornire le regioni svizzere di confine, ed ha consentito la crescita e il prosperare di un'economia basata largamente sul frontalierato. Nell'Unione Europea i confini sono scomparsi senza sconvolgimenti drammatici, un esempio che dovrebbe rassicurare gli scettici che si oppongono ad ogni minimo passo di avvicinamento all'Europa. (Franco Narducci-Inform)


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