Un articolo di Carletto Caccia
L’associazionismo
OTTAWA - Come diceva Aristotele, l’uomo è un animale socievole e di conseguenza gli piace essere attivo insieme ad altri. Di qui nasce il desiderio di formare delle associazioni che siano di mutuo soccorso, regionali, culturali, di arma, religiose, sindacali, sportive e via dicendo. Si tratta di società spontanee, nate dal basso, grazie alla visione e alla volontà di poche persone. In tutto il Canada, là dove c’è una comunità italiana, c’è almeno un’organizzazione, riconosciuta a livello locale, provinciale o federale.
Esistono anche associazioni cosiddette ombrello perché raggruppano e rappresentano a livello nazionale un certo numero di altre associazioni. Ad esempio: il Congresso, che nacque in Canada circa 32 anni fa, ha lo scopo di far sentire ufficialmente la voce degli italocanadesi, facendosene il portavoce. Poi ci sono i Centri Culturali che prendono iniziative sul piano sociale, culturale, educativo, ecc. Sia il Congresso che i Centri Culturali cercano di raggruppare, seppure con scopi diversi, le associazioni locali e si possono considerare come sovrastrutture delle stesse.
Altri organismi che operano nelle nostre comunità sono emanazioni del governo italiano. Ad esempio i Patronati, organizzazioni finanziate dallo stato italiano, che svolgono funzioni di assistenza sociale, specialmente in materia pensionistica. Politicamente sono considerati la lunga mano dei sindacati e quindi dei partiti che li ispirano. Poi occorre annoverare anche il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (C.G.I.E.) che fa da consulente del Governo e del Parlamento italiano sui grandi temi d’ interesse per gli italiani all’estero e costituisce l’organismo essenziale per il loro collegamento permanente con l’Italia.
Infine abbiamo i Comites, eletti ogni cinque anni dai cittadini italiani residenti all’estero. I Comites collaborano con gli uffici consolari per individuare le necessità di natura sociale, culturale e civile di quelle persone che hanno conservato o riacquistato la cittadinanza italiana. Questi Comites hanno creato una certa confusione perché pretendono di rappresentare tutta la comunità e cercano di riorganizzarla. I Comites fanno capo a Roma attraverso i vari uffici consolari. La minoranza che opera in seno ai Comites ha ogni dovere di promuovere gli interessi degli italiani che hanno conservato la cittadinanza italiana, ma non dovrebbe creare confusione all’interno delle comunità. Si corre infatti il pericolo di dividere le comunità in due parti: da un lato gli italiani che danno precedenza ai legami con la patria d’origine e dall’altra gli italocanadesi che, pur conservando amor di patria e piena consapevolezza delle proprie origini, preferiscono appoggiare le loro associazioni spontanee e guardare ad Ottawa piuttosto che a Roma per la soluzione dei loro problemi in Canada. (Carletto Caccia)
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