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INFORM - N. 110 - 28 maggio 2004

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

L’Inas in campo per la concreta esigibilità dei diritti sociali

ROMA - Far si che tanti diritti sociali, scritti sulla carta e magari sconosciuti ai più umili e bisognosi di tutela, diventino davvero esigibili e di fatto erogati. Questa la missione del patronato. Questo l’impegno costante dell’Inas-Cisl.

In buona o cattiva fede uomini politici di governo e opinionisti affetti da preconcetti antisociali (parliamo per esempio del Ministro del Welfare Maroni che ultimamente si è esercitato sull’argomento) fanno un ragionamento di capzioso ma falso buonsenso e dicono: perché l’Inps e gli altri enti ed amministrazioni pubbliche non possono fare da soli e spontaneamente il lavoro che viene eseguito su pressione e patrocinio degli enti sindacali di assistenza? Se facciamo a meno di questa collaborazione, accresciamo la produttività delle pubbliche amministrazioni, a cominciare da Inps, Inpdap, Inail eccetera, con tanto di guadagnato!

L’intento che è facile sospettare dietro questi "ragionamenti" è quello di puntare ad azzerare i protocolli in base alle quali, per esempio, tanti connazionali in emigrazione riescono ad avere le assistenze e consulenze necessarie per fare domanda e compilare moduli con la certezza della loro correttezza burocratica e della loro trasmissione telematica agli uffici competenti. Citiamo a riguardo l’operazione con la quale andarono a buon fine, l’anno scorso, 200 mila modelli Red indispensabili anche ai connazionali all’estero per poter accedere a una serie di prestazioni socio-assistenziali che vengono erogate a domanda degli interessati che ne hanno però diritto solo entro determinati limiti di reddito annuo da essi goduto. Si tratta dunque di un reale successo organizzativo e tecnico professionale per gli operatori del patronato.

Certo, cinicamente si può arrivare anche a concludere che meno domanda sociale c’è, meno moduli corretti arrivano a buon fine e meno spesa pubblica si fa. L’anno scorso i patronati hanno registrato 8 milioni di contatti e solo alla porta dell’Inas, in Italia e all’estero, hanno bussato 2 milioni e mezzo di persone. Questo è il nostro vanto: dare assistenza e informazioni, soprattutto sui diritti negati. E se è un mestiere scomodo, si abbia il coraggio di denunciarlo. Intanto però ci sono precise leggi dello Stato da rispettare da parte di tutti, a cominciare dai ministri in carica. La riforma dei servizi di patrocinio, votata dal Parlamento nel 2001 da una larghissima maggioranza, con pochissimi astenuti, prevede la firma di decreti ministeriali attuativi, in particolare da parte dei dicasteri del Lavoro e degli Esteri. E noi additiamo con severità i mancati adempimenti in questo senso, che contemplano, ad esempio, la stipula di convenzioni per le attività di supporto alle autorità diplomatiche e consolari nello svolgimento di servizi non demandati alla loro esclusiva competenza istituzionale. E i nostri emigrati sanno quanto valga tale supporto, a fronte delle endemiche carenze organiche, di risorse economiche e di personale, in cui versano le rappresentanze italiane all’estero! Boicottare il patronato dunque, significa obbligare la gente a rivolgersi ai costosi servizi di avvocati, consulenti, commercialisti o sbriga-faccende di bassa tacca. E chi non se lo può permettere, si arrangi!

Naturalmente non saranno le ambiguità di istituzioni e burocrazie a smontarci. L’Inas continuerà comunque, il suo ruolo anche al di là dello stesso perimetro formale delle sue attribuzioni: parliamo, per l’estero, di assistenza nelle pratiche per passaporti, visti, domande di riacquisizione della cittadinanza; consulenze in materie fiscali, di stato sociale, di legislazioni regionali. Parliamo di servizi di traduzione per chi non possiede pienamente le lingue dei paesi di emigrazione; di solidarietà verso gli anziani più isolati, nei paesi che attraversano crisi politiche ed economiche; di intermediazione culturale per chi deve dialogare con medici e personale ospedaliero. Tutto questo, solo per ciò che riguarda i connazionale all’estero. Una presenza tanto fattiva quanto normalmente discreta, che ha però avuto ultimamente un grande momento di visibilità pubblica in occasione delle manifestazioni "Inas in piazza" che hanno coinvolto tanti connazionali. (Corrispondenza Italia/Inform)


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