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INFORM - N. 107 - 25 maggio 2004

Alla Farnesina un Seminario sui rapporti dell'Italia con i Balcani occidentali

Le riflessioni del Segretario Generale del Mae Umberto Vattani e del Presidente dell'Ipalmo Gianni De Michelis

ROMA - Per comprendere quali strade politiche ed economiche potranno essere seguite dal nostro Paese per favorire l'ingresso nella nuova casa comune europea delle Nazioni dell'area balcanica non ancora integrate si è svolto alla Farnesina il seminario dal titolo "I Balcani occidentali e i rapporti con l'Italia". All'incontro, organizzato dal Mae, dall'Istituto di studio della politica e dell'economia internazionale Ipalmo e dalla rivista Limes, hanno preso parte il Segretario Generale della Farnesina Umberto Vattani, il Direttore Generale della DGEU del Mae Giovanni Caracciolo di Vietri, il Presidente dell'Ipalmo Gianni De Michelis, il Direttore di Limes Lucio Caracciolo e numerosi esperti italiani ed esteri. Fra i tanti partecipanti anche i vertici diplomatici in Italia della Croazia, della Macedonia, della Serbia e Montenegro, dell'Albania e della Bosnia Erzegovina.

Una presenza variegata e di alto livello che è stata completata dalla partecipazione dei nostri Ambasciatori - Zanardi Landi Antonio (Serbia e Montenegro), Marini Giorgio (Macedonia), Iannucci Massimo (Albania), Grafini Alessandro (Croazia), D'Elia Saba (Bosnia Erzegovina) - operanti nei Paesi dei Balcani occidentali.

"Negli ultimi dieci anni - ha esordito durante la conferenza stampa svoltasi al termine del seminario Umberto Vattani - l'Italia ha promosso nei Balcani, al fine di evitare la creazione di un'area di esclusione dallo sviluppo comunitario, una politica attiva e propositiva volta all'avvio di un processo d'integrazione europea. In questo contesto - ha proseguito il Segretario Generale della Farnesina - il nostro Paese ha operato su tre grandi linee guida finalizzate al pieno coinvolgimento, in un gioco di contestualità, di tutte le organizzazioni internazionali, al completamento dell'opzione militare attraverso la mobilitazione dei vari aspetti della società civile capaci di promuovere la ripresa dell'attività quotidiana e alla promozione di un vero e proprio ancoraggio di questa area alle grandi Istituzioni di sicurezza come l'Unione Europea e la Nato".

Vattani ha poi ricordato come, durante il seminario, sia stata approfondita sia la necessità di creare in questo ambito geografico una nuova rete di infrastrutture ed un mercato unico, sia la questione del controllo dell'immigrazione clandestina e della lotta alla criminalità organizzata. Ma al di là di queste specifiche riflessioni, dall'incontro è emersa l'esigenza di stabilire una data ideale, ad esempio il 2010, che consenta di collocare nel tempo il processo di integrazione dei Paesi balcanici che ancora non hanno avviato trattative per l'ingresso nell'Unione Europea. Per accelerare tale procedura sarebbe inoltre opportuna, secondo il Segretario Generale della Farnesina, l'istituzione di un tavolo permanente di consultazione e monitoraggio che, seguendo le orme di quello sviluppato nel 1998 dal Governo italiano per il contesto adriatico e con l'apporto dei Paesi della zona già presenti o in attesa di entrare nell'UE, consenta di promuovere tutte le iniziative necessarie alla creazione di un'area geografica dal tessuto omogeneo. Un primo ancoraggio all'Europa che, evitando un eccessivo frazionamento e nel rispetto delle varie autonomie, possa favorire anche l'attivazione di stabili strutture costituzionali.

Un'esigenza, quella di garantire la stabilità istituzionale dei Paesi balcanici prima dell'ingresso nell'Unione Europea, che è stata ribadita anche dal Presidente dell'Ipalmo Gianni De Michelis. Nel corso del suo intervento l'ex Ministro degli Esteri, dopo aver ricordato come le prossime elezioni europee e l'imminente varo della prima costituzione dell'Unione renderanno ancora più urgente l'elaborazione di una nuova politica per l'integrazione dei Balcani, ha infatti sottolineato la necessità di individuare adeguate soluzioni che diano maggiore continuità statuale ai Paesi di quest'area ancora esclusi dalla casa comune europea. Secondo De Michelis il nostro Paese, ed in primo luogo le Regioni che si affacciano sull'Adriatico, dovranno tempestivamente e concretamente attivarsi per anticipare - attraverso specifiche iniziative volte a facilitare la libertà di movimento delle persone, dei capitali e delle informazioni - il processo di integrazione istituzionale delle Nazioni balcaniche.

Il Presidente dell'Ipalmo ha inoltre auspicato, al fine di promuovere specifici interventi di cooperazione rafforzata, il fattivo utilizzo anche in questo ambito dell'iniziativa "Adriatico- Ionica". Un apposito contesto di lavoro che ha già permesso di approntare fattive collaborazioni fra città, Camere di commercio e università di vari Paesi. (Goffredo Morgia-Inform)


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