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INFORM - N. 106 - 24 maggio 2004

Un intervento di Elio Coppola

Centofanti e i Patronati: quando la realtà diventa fantasia

OTTAWA - I Patronati non hanno bisogno di giustificare la loro esistenza, e queste righe non vanno percepite come in difesa di organismi che non hanno certo chiesto, né hanno bisogno dell’intervento di chi parli a loro favore . I Patronati hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo assistenziale di vitale importanza, lo sanno tutti, tranne quelli che vivono su un altro pianeta e che a loro piacimento intervengono ad esprimere giudizi che hanno tutti i connotati di genuino surrealismo. Che sia quello dei Patronati un vitale ruolo assistenziale, è cosa facilmente controllabile, per il beneficio di chi viene da molto lontano nello spazio e nel tempo (forse da un sistema galattico anni-luce distante dalla Terra), con un minimo di indagini e documentazione presso le comunità italiane all'estero e presso i rispettivi uffici consolari, che, già saturi di lavoro, mentre operano in collaborazione con i Patronati, certamente avrebbero difficoltà ad assorbire ulteriori responsabilità.

Da comune cittadino, piuttosto, intendo segnalare che è davvero allarmante quanto afferma, e con categorica certezza, Vincenzo Centofanti, come si è letto di recente su bollettini di agenzie d'informazione, in merito ai Patronati e al loro ruolo assistenziale nelle comunità italiane nel mondo. Centofanti, e quelli della sua medesima dottrina, sono invitati a visitare per una mezza giornata e non di più qualunque ufficio di Patronato del Canada. Si renderebbero conto della necessità del servizio "personalizzato" ancora richiesto e a ragione da moltissimi italiani all'estero. Si renderebbero conto che non si fa politica negli uffici dei Patronati, ma si lavora per aiutare gli altri e si affrontano, alla ricerca di soluzioni non sempre a portata di mano, problemi, difficoltà di ogni genere, pratiche a volte ingarbugliate nell’ancora esistente burocrazia italiana e in quella che da qualche tempo, lo si dice con rammarico, comincia ad emergere anche in Canada.

Sparando sentenze senza cognizione di causa e generalizzando nella maniera più grossolana, può solo portare alla conclusione che si tratta di congetture che confermano il possesso di una feconda fantasia e grossa confusione mentale che non riesce a distinguere la visione delle cose così come sono da quella di come esse potrebbero o dovrebbero essere. La realtà, e lo attestano i dati demografici del flusso migratorio in Canada, indica che il presunto evolversi della popolazione pensionistica non si è mai verificato. Non ancora. Se ne potrà parlare con la prossima generazione. Gli anziani di oggi, sono quelli che negli anni '50 arrivarono in Canada giovani e pieni di energie e voglia di lavorare. Il tempo per imparare a compilare un formulario da soli o di interpretare un regolamento scritto in inglese o in francese, venne meglio utilizzato per farsi con le proprie mani e senza l'aiuto di alcuno, un futuro per se stessi e per le loro famiglie. Le priorità erano quelle e rendiamo omaggio a tali nostri pionieri che affrontarono difficoltà di ogni genere e che oggi sono forse l'invidia di tanti gruppi etnici e perfino degli stessi canadesi, che non possono vantare la nostra capacità imprenditoriale, la nostra creatività nell'inventarci un lavoro, di farci strada non a gomitate e con prepotenza, ma con onesto e duro lavoro. Questi, e sono ancora tanti, sono gli assistiti dei Patronati, e non i loro figli, che nella grande maggioranza hanno, grazie ai sacrifici non indifferenti dei loro genitori, un futuro sicuro, professionisti o avviati in promettenti attività in tutti i settori dell’industria e dell'economia di questo Paese.

Dal paradossale Centofanti passa addirittura alla fantascienza quando propone una soluzione che definire semplicista è poco: l'assunzione del personale dei Patronati da parte del Ministero degli Esteri. Centofanti è invitato a prendere visione dei livelli di stipendi dei dipendenti dei Patronati e metterli a raffronto con quelli che diventerebbero, con tutti gli altri dovuti benefici, una volta alle dipendenze del Ministero degli Esteri. Con tutto il rispetto per l'opinione di chiunque si sente in diritto di aprire bocca, anche a tale rispetto vi è un limite. E temo proprio che si sia giunti a tale limite.

Mi è sembrato opportuno se non necessario segnalare tali fantasticherie e stravaganti "divagazioni su tema" che possono convincere solo i meno informati e che comunque non possono e non devono passare inosservate. (Elio Coppola-Inform)


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