Fondazione Migrantes: "Lettura piuttosto unilaterale e miope del nuovo documento pontificio sulla pastorale migratoria"
Alcuni quotidiani e TV hanno colto in modo distorto solo uno o due punti, ponendoli fuori contesto
ROMA - "La Chiesa non si pieghi all’Islam" domina a caratteri cubitali in prima pagina di un quotidiano; quindi "Non fidatevi dei musulmani", parola del Vaticano; e ancora: "No alle nozze tra cattolici e musulmani". E così via. Di un documento di quasi cento pagine, dove - come si è già fatto presente - uno dei punti emergenti è il dialogo e in particolare il dialogo franco e dignitoso con l’Islam, tutto si vede in termini di diffidenza e di scontro, non si sa con quanta obiettività. Ed anche quando si punta sulle nozze fra cattolici e musulmani non figura alcun no categorico, semmai si parla di rischio e di dissuasione, "viste le profonde diversità culturali e religiose da affrontare" e "le amare esperienze" che colpiscono la parte cattolica e i figli. Quali le amare esperienze? Molte e fra queste quella indicata da La Repubblica del 15 maggio: "Sono 170 le cause pendenti presso il nostro Ministero degli Esteri per l’affidamento dei figli", indice significativo del grande numero di unioni che sortiscono effetto negativo e spesso drammatico; non si parli poi dell’imposizione dell’abiura della fede cristiana quando la parte maschile è italiana. Comunque, in caso di matrimonio, con grande eleganza si parla di "una preparazione particolarmente accurata e approfondita" e di "sostegno della comunità cattolica, prima e dopo il matrimonio", per queste coppie.
Del resto non è una novità quanto è scritto al n. 63 e 67 del nuovo documento pontificio "Erga migrantes caritas Christi" che sostituirà la precedente Istruzione "De pastorali mogratorum cura", ma ripetizione di quanto da decenni si dice da parte della Santa Sede e delle Chiese particolari, compresa quella italiana. Altrettanto si dica per l’altro punto focalizzato dai media: la proibizione di cedere luoghi di culto e di evangelizzazione ad uso di religioni non cristiane e non solo dell’Islam: è da molto tempo che lo si ripete, basti leggere il n. 34 di "Orientamenti pastorali per l’immigrazione" della Commissione Ecclesiale CEI per le migrazioni. Anzi il recente documento al n. 61, con sorprendente larghezza precisa: "Gli spazi (parrocchiali) di tipo sociale - quelli per il tempo libero, il gioco, ed altri momenti di socializzazione - potrebbero e dovrebbero rimanere aperti a persone di altre religioni". I lettori avrebbero diritto a un’informazione più obiettiva anche se meno adatta a soddisfare un certo prurito del sensazionale. (Migranti press/Inform)