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INFORM - N. 92 - 5 maggio 2004

"Sicilia Mondo": L’Europa dei 25 Stati

Il sogno dei Padri fondatori diventa realtà

CATANIA - L’allargamento dell’Europa a 25 Stati è certamente un grande traguardo di portata storica che prosegue un lungo cammino partito con i Trattati di Roma del 1957, quando vennero poste le basi di una comunità di popoli e di Stati liberi e democratici.

Nella volontà dei padri fondatori dell’Europa, il processo di integrazione nasce dalla necessità di pace, come argine alla nascita di nuove dittature e come chiusura ad un passato di conflitti e di divisioni. Il loro sogno si è avverato. L’Europa apre ora una stagione che ci auguriamo sia migliore. L’allargamento a 25, che preferiamo chiamare unificazione a 25, è stato salutato con entusiasmo e speranze. Occorre ora puntare verso l’obbiettivo dell’unità politica del Vecchio Continente. Le stesse ragioni di pace per le quali è nata la nuova Europa premono oggi nella direzione della sua unità politica.

Non c’è bisogno di acume particolare per vedere come nel quadro geo-politico del mondo manca una comune visione politica da parte dell’Europa. Un vuoto che è sotto gli occhi di tutti e che pesa. Emblematico il recente disimpegno della Spagna che rilancia il dibattito politico dell’Europa per provocare quei cambiamenti che dovrebbero consentire all’ONU di intervenire nella questione politica Medio Orientale ed Irachena.

La stessa minaccia del terrorismo ci dice quanto sia necessaria l’azione unitaria dei paesi europei. Da soli siamo tutti più deboli e vulnerabili. La nuova Europa per avere pienezza di poteri e di rappresentanza deve darsi, e con urgenza, una sua Carta costituzionale che sia la fotografia dei valori e dei diritti dei cittadini europei.

Siamo convinti che il riferimento alle radici cristiane come valori di riferimento nella nuova Costituzione europea, sia un punto fondante di unità per il futuro dell’Europa dei 25. Nonostante il Vecchio Continente sia stato costruito dagli apporti delle radici ebraico-cristiane, e greco-latine, tuttavia una parte dell’Europa si è sradicata dalle sue origini, scristianizzandosi.

Questo, per l’Europa contemporanea, richiederà ora un forte impegno per riproporsi in termini di riunificazione e di ricomposizione reale. Una unificazione di più popoli si stabilizza e si radica solo attorno a valori e principi essenziali come il rispetto del diritto e della ragione, l’amore verso l’altro, la libertà di pensiero e di comunicazione, il principio di solidarietà oggi attualissimo, anche se antico di 2000 anni quanto la storia del cristianesimo.

La nuova Europa dovrà valorizzare il campanile di ciascuno dei 25 Stati cioè il patrimonio delle rispettive civiltà, culture e specificità che rappresentano una comune ricchezza dal valore inestimabile. Dall’Atlantico al Baltico, l’Europa unificata è attraversata da oltre 350 culture regionali diverse ma le mescolanze e le ibridazioni culturali quando cooperano, si parlano e dialogano non sono mai motivo di conflitto ma occasione di reciproca ricchezza.

La nostra esperienza di emigrazione ci dice che coloro che coltivano la propria cultura di identità ed hanno certezza ed orgoglio della propria appartenenza, sono sempre disponibili al dialogo, al confronto ed allo scambio con gli altri perché capiscono e rispettano i valori delle altre culture. Siamo convinti che l’Europa unificata, quando entrerà a regime, garantirà benefici a tutti non solo ai nuovi ma soprattutto ai vecchi (libera circolazione di idee, di persone, di capitali e di merci in un mercato molto più ampio).

Restano le nostre riserve sulla libertà di circolazione, attualmente scadenzata e contingentata, relativa ai cittadini dei nuovi paesi membri che dal 1 maggio non sono più extra comunitari ma cittadini europei a pieno titolo come noi.

Nel momento in cui l’Europa festeggia il traguardo dei 25 Stati con 458 milioni di cittadini, il nostro pensiero va a quell’esercito dei nostri migranti che negli anni ‘50 e ‘60 ricostruirono i paesi europei distrutti dalla guerra colmando i vuoti democratici, i vuoti di mercato, i vuoti dei lavori più pesanti e più umili, consentendo il decollo del Vecchio Continente.

Sono stati gli uomini che hanno creato la prima integrazione dell’Europa, i primi cittadini europei, i portatori di un modello reale di unità tra i popoli, i precursori dell’Europa dei popoli. Sono stati eroi.

Una memoria storica o meglio una epopea lacerante per il nostro Paese, purtroppo dimenticata, e che oggi andrebbe riletta. L’emigrazione quando diventa incontro di popoli, è sempre fattore di grande civiltà e ricchezza. (Mimmo Azzia-Sicilia Mondo/Inform)


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