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INFORM - N. 76 - 14 aprile 2004

Dall'Ires-Cgil una ricerca sullo stato del lavoro minorile in Italia

Fra le proposte del sindacato la piena realizzazione dell'obbligo formativo fino a 18 anni e la concessione della cittadinanza ai bambini immigrati nati in Italia

ROMA - Per individuare dei punti fermi nello sfuggente mondo del lavoro minorile ed avanzare possibili soluzioni è stata presentata a Roma la ricerca dell'Ires-Cgil dal titolo "I lavori minorili in Italia: i casi di Milano, Roma e Napoli". Dall'indagine, elaborata dall'Istituto di Ricerche Economiche e Sociali sulla base di rilevazioni territoriali, scolastiche e familiari, emerge come a tutt'oggi nel nostro Paese siano coinvolti nel fenomeno del lavoro precoce, con un'incidenza sulla popolazione minorile vicina al 9%, da 360.000 a 400.000 ragazzi italiani e stranieri. Una valutazione decisamente superiore a quella dell'ISTAT - per l'Istituto di Statistica sarebbero circa 144.000 i minori coinvolti in forme di occupazione non regolari - che nell'indagine viene affiancata sia da dati disaggregati sulle tipologie di utilizzo dei minori (il 50% dei ragazzi coinvolti aiuta in famiglia, il 32% presta la sua opera come stagionale, il 17,5% supporta il peso di lavori impegnativi) sia da informazioni utili sui settori d'impiego dei ragazzi. Giovani, tra i 7 ed i 14 anni, che , per almeno 8 ore al giorno e con retribuzioni mensili tra i 200 ed i 500 euro, svolgono lavori continuativi nell'ambito del commercio (57%), dell'artigianato (30%) e dell'edilizia (11%).

Una realtà difficile, il lavoro precoce dei minori alimenta il mercato dell'occupazione sommersa e fa lievitare il fenomeno della dispersione scolastica, che non migliora sicuramente nelle grandi aree metropolitane. Secondo l'Ires nelle città di Milano, Roma e Napoli sono infatti a tutt'oggi impegnati nei vari settori lavorativi, a fronte di una popolazione minorile di 846.640 unità, circa 26.000 ragazzi con meno di 14 anni. Dalla ricerca vengono inoltre evidenziate anche specifiche indicazioni sulla dimensione globale del problema - la maggior parte dei 250 milioni di bambini che lavorano nel mondo prestano la loro opera in agricoltura e sono concentrati in Asia, Africa e Medio Oriente - e sui tanti minori, quasi 8 milioni e mezzo, che vivono il dramma della schiavitù.

Nel corso della presentazione della ricerca, coordinata dal Presidente dell'Ires Agostino Megale, sono state inoltre illustrate le proposte della Cgil su questa scottante problematica. Tra le tante iniziative del sindacato ricordiamo quelle finalizzate all'approvazione di una legge nazionale contro la povertà, al potenziamento dei servizi ispettivi sul territorio, alla piena realizzazione dell'obbligo formativo fino ai 18 anni di età, alla costituzione di fondi nazionali contro la dispersione scolastica e lo sfruttamento minorile da finanziare con il 2% dell'IVA, al riconoscimento del diritto di cittadinanza per i bambini stranieri nati in Italia, alla creazione di specifici "Codici di condotta" per le imprese operanti in Italia e nell'Unione Europea e all'istituzione di un Marchio Sociale che certifichi la trasparenza dei processi produttivi delle aziende.

Betty Leone (Spi-Cgil), intervenuta nel dibattito, ha in primo luogo evidenziato come la strategia della solidarietà intergenerazionale, promossa dal sindacato dei pensionati, nasca sia dalla necessità di contrastare il luogo comune che imputa al crescente aumento degli anziani la crisi economica del nostro Paese e le conseguenti difficoltà occupazionali dei giovani, sia dall'esigenza di ribadire l'inscindibilità e la piena compatibilità dei diritti che tutelano le nuove e vecchie generazioni." La solidarietà intergenerazionale non è un semplice gesto di solidarietà - ha poi spiegato ricordando come la recente rimessa in discussione di importanti conquiste sociali (scuola e sanità pubblica) stiano intaccando il senso di utilità sociale di tanti anziani - ma rappresenta uno dei fondamenti della continuità della vita. Chi non guarda alle generazioni che verranno ed a quello che faranno rischia infatti di perdere il senso del proprio percorso". Nel ricordare gli effetti negativi che l'indebolimento della scuola pubblica potrebbe avere sulla realtà del lavoro minorile, la segretaria dello Sindacato Pensionati della Cgil ha infine evidenziato come la piaga europea dell'occupazione precoce, a differenza dei Paesi in via di sviluppo dove sussistono seri problemi di emancipazione delle popolazioni, sia soprattutto connessa all'incapacità di ridistribuire con oculatezza ed equità la ricchezza sociale.

Da parte sua il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani che ha sottolineato come a tutt'oggi gli orientamenti su questa problematica, assunti con oculatezza dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro, non presentino alcuna caratteristica sanzionatoria per i Paesi inadempienti. Oltre a questa mancanza di efficacia delle direttive internazionali da Epifani è stato anche evidenziato come la costante crescita del lavoro minorile in Italia sia attribuibile all'aumento delle zone di povertà del nostro Paese, alla ripresa del lavoro clandestino degli immigrati ed alla costante crescita della dispersione scolastica. Tre problematiche, direttamente imputabili all'azione pubblica del Governo, a cui per Epifani si affianca la preoccupante assenza di una politica per l'emersione del lavoro nero. Una realtà che, in assenza di adeguati controlli, continuerà ad espandersi. Dopo aver auspicato la concessione del diritto di cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia, il segretario della Cgil ha infine annunciato l'inserimento della questione del lavoro minorile - un vero e proprio diritto essenziale "senza ma e senza se" - nella piattaforma rivendicativa che il sindacato proporrà nell'azione contrattuale e durante il confronto con gli enti locali ed il Governo. (Goffredo Morgia-Inform)


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