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INFORM - N. 74 - 9 aprile 2004

Immigrazione: situazione e prospettive della mediazione culturale

Un Convegno organizzato dal Dipartimento di Sociologia dell'Università "La Sapienza" e della Caritas di Roma. Presentato il volume della Sinnos Editrice sugli aspetti formativi di questa nuova professione

ROMA - In una società come quella italiana dove la presenza immigrata diviene sempre più stanziale ed assume connotazioni numeriche vicine a quelle dei tradizionali Paesi d'accoglienza europei la figura del mediatore culturale, che ha lo specifico compito di gettare un ponte comunicativo tra etnie diverse, assume certamente una rilevanza sempre maggiore. Per approfondire le questioni ancora irrisolte che ostacolano e rallentano la positiva evoluzione di questa professione si è svolto a Roma il convegno dal titolo "Immigrazione e mediazione culturale, situazione e prospettive".

Durante l'incontro, organizzato dal Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell'Università "La Sapienza" di Roma, dal Forum per l'Intercultura e dal Dossier Statistico Immigrazione della Caritas Diocesana di Roma, è stato presentato il libro della Sinnos Editrice "Mediatori interculturali. Un'esperienza formativa". Un volume curato da Stefano Petilli, Franco Pittau, Chiara Mellina e Claudia Pennacchiotti che, partendo dall'attuale contesto della mediazione interculturale, accompagna il lettore in un viaggio caratterizzato da approfondimenti tematici - vengono spiegati gli obiettivi, le strategie e le metodologie di questi operatori dell'immigrazione -, da precise indicazioni formative e didattiche e da interessanti dati statistici sulla percezione dello strumento interculturale da parte degli stessi immigrati e sulla realtà associativa ed imprenditoriale degli stranieri presenti nella capitale.

Tante informazioni, di servizio e di approfondimento sul campo, che, oltre a fornire utili indicazioni agli operatori del settore, fanno emergere le problematiche ancora irrisolte, come ad esempio la definizione di standard univoci per la formazione professionale, il riconoscimento del titolo di mediatore, la posizione fiscale dell'operatore, lo scarso sostegno delle strutture pubbliche, il rapporto dei mediatori culturali italiani con le comunità immigrata e l'organizzazione di nuovi progetti ad alto contenuto qualitativo e di lunga durata.

Ai partecipanti al convegno è stata inoltre consegnata una dettagliata indagine statistica, promossa dal Master "Immigrati e rifugiati" dell'Università " La Sapienza" in collaborazione con il "Forum per l'intercultura" della Caritas di Roma, che si prefigge di individuare le motivazioni dei tanti laureati, provenienti da tutta Italia, che ogni anno, nonostante le numerose difficoltà logistiche ed economiche, prendono parte al Master sull'immigrazione. Una scelta, quest'ultima, che nell'80% dei casi viene presa sulla base di interessi personali. Fra i frequentatori del corso è inoltre diffusa la convinzione che le maggiori opportunità lavorative legate della mediazione culturale si localizzino nella scuola (41%), nella sanità (30%), nel lavoro (22%) e nell'integrazione sociale (22%). Per quanto concerne invece le aspettative personali dai futuri mediatori culturali essi auspicano un impegno lavorativo in ambito universitario (26%), presso le ONG e nella rete delle associazioni (48%) e nelle strutture pubbliche (44%). Dagli intervistati è stato inoltre evidenziato il buon livello di sensibilità interculturale raggiunto dalla città di Roma ( 81%) ed il fattivo dinamismo della Caritas di Roma nel medesimo ambito operativo (56%).

Il convegno, coordinato dalla direttrice del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione de "La Sapienza", la professoressa Maria Immacolata Macioti, si è aperto con la relazione introduttiva del sociologo Stefano Petilli che, dopo aver auspicato un'ottimizzazione delle metodologie formative dei futuri operatori interculturali, ha sottolineato come a tutt'oggi, in un era caratterizzata da drammatici conflitti universali, la presenza del mediatore culturale divenga preziosa e strategica e non possa più essere considerata eventuale.

Il coordinatore del Dossier Statistico Immigrazione della Caritas Franco Pittau ha posto in evidenza come la Caritas di Roma abbia sempre considerato la mediazione culturale un mezzo di sensibilizzazione alla solidarietà che, per svilupparsi, deve però essere promosso attraverso un'azione di rete. Una sinergia fra parrocchie, associazioni e strutture del mondo sociale, che consentirà di portare la città verso un obiettivo unificante, caratterizzato da un contesto di diversità. Ma in questo ambito la mediazione culturale appare legata anche all'idea di società e di servizio - gli immigrati necessitano di interventi linguistici di prima accoglienza e di iniziative più approfondite per le comunità stanziali - e alla necessità di promuovere un progetto di intervento a 360 gradi che coinvolga la scuola e tutti i settori della vita e del lavoro. Dopo aver ricordato la preziosa attività del Forum per l'intercultura che nell'arco di 15 anni ha valorizzato e coinvolto con obiettivi comuni mediatori culturali italiani e stranieri, Pittau ha infine precisato come il cammino della mediazione culturale vada percorso in sintonia e non in concorrenza con le altre organizzazioni del settore italiane ed immigrate.

" Nel nostro territorio - ha invece annunciato Salvatore Saltarelli della Provincia Autonoma di Bolzano - stiamo realizzando un progetto per la qualifica professionale dei mediatori interculturali. Il nostro scopo è quello di creare una nuova figura ponte all'interno del nostro territorio provinciale che sia in grado di mediare tra le situazioni dei nuovi cittadini ed i servizi che abbiamo a disposizione. Una mediazione interculturale a tutto campo che poggia sull'interpretariato linguistico e culturale e che riguarda i servizi sociosanitari, educativi, formativi, giuridici e amministrativi". Dopo l'intervento del rappresentante del Forum per l'Intercultura Ndjock Ngana che ha ricordato la necessità di preparare all'accoglienza con il contributo del mediatore culturale anche le scolaresche che non hanno ancora avuto contatti con bambini immigrati, ha poi preso la parola l'esponente del MIUR Simonetta Fichelli che, nel ricordare il ruolo strategico svolto della mediazione interculturale nell'ambito scolastico, ha sottolineato come ormai da tempo il Ministero dell'Istruzione si stia attivando per sensibilizzare gli insegnanti, attraverso specifiche iniziative formative adattate al contesto locale ed appuntamenti congressuali, al dialogo interculturale. In questo ambito sono inoltre state promosse nuove attività formative per i docenti che dovranno insegnare l'italiano, come seconda lingua, ai cittadini stranieri.

Tra i numerosi altri interventi segnaliamo quello di Giuseppe Bea della Confederazione Nazionale dell'Artigianato (CNA) che ha in primo luogo evidenziato come a tutt'oggi operino in Italia circa 70.000 imprese gestite da immigrati. Aziende che sono presenti in un una vasta gamma di settori, come quello manufatturiero, dell'abbigliamento, dei servizi alla persona e dell'edilizia. " Al momento - ha specificato Bea entrando nel merito della tematica del convegno - vi sono inoltre tutta una serie di possibilità per i mediatori interculturali, che, grazie al riconoscimento fornito dall'Unioncamere fortemente voluto dalla CNA, possono oggi svolgere la loro attività, diventando imprenditori di se stessi, come lavoratori autonomi. I mediatori culturali che sceglieranno l'iscrizione alle Camere di Commercio si andranno ad aggiungere agli oltre 600.000 professionisti di impresa che oggi popolano il mercato del lavoro italiano e che collaborano attivamente con le piccole e medie imprese nei vari campi dell'attività produttiva". (Goffredo Morgia-Inform)


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