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INFORM - N. 70 - 5 aprile 2004

Domenico Pisano (Azzurri nel Mondo) sul "dopo elezioni" dei Comites

LOS ANGELES - Ho volutamente atteso alcuni giorni prima di commentare l’andamento ed i risultati delle elezioni dei Comites del 26 Marzo scorso.

Non desidero affatto unirmi ai commenti dei vincitori (tutti, pare) e degli sconfitti, che sono tali solo se appartenenti all’opposta parte politica, come pure non mi pare sia il caso d’esprimermi sul successo o meno di dette elezioni, avuto riguardo all’affluenza ed alle discrepanze del cronico problema connesso alla non coincidenza degli elenchi consolari rispetto a quelli dell’Aire.

E ciò non perché non abbia delle mie precise opinioni, ma perché non credo sia utile a nessuno interpretare in un senso o nell’altro i dati di cui sopra.

E sapete perché? Perché, come dimostrato dal recente passato, i Comites sono organismi recenti e teoricamente validi come espressione democratica della vita degli Italiani all’estero, ma abbondantemente privi di qualsiasi potere e le cui attribuzioni consultive sono solo di facciata, senza vera rilevanza politica e sociale.

E poi perché, con l’istituzione della Circoscrizione Estero, essi verranno ad essere organi ancora più inutili, specialmente là dove la loro colorazione politica sia diversa da quella del Senatore o Deputato eletto e competente per sezione territoriale.

Una proposta: perché non sostituirli con veri e propri Consigli di rappresentanti (politici e non) che servano da supporto e completamento al lavoro dei Parlamentari che saranno eletti; rappresentanti nominati ovviamente nel rispetto della cosiddetta «par condicio»?

Forse vedo le cose in modo non esatto, ma un fatto è certo ed incontrovertible: senza soldi, ossia senza i debiti congrui finanziamenti, i Comites, ora come in passato, non possono e non potranno assolvere alle loro funzioni principi di assistenza e supporto agli Italiani all’estero, ed inoltre, senza una conseguente riforma dei compiti dei Consolati essi costituiranno, come già costituiscono, solo un elemento di discordia e frattura fra i Consolati stessi e le comunità italiane.

In ultimo, solo un breve commento sulla supposta «vittoria dell’Associazionismo» vantata da alcuni, con in testa il nostro Ministro Tremaglia che, trovo, sta un po’ guastando la sua immensa e meritoria opera a favore degli Italiani all’estero, con la sua idea fissa della prevalenza dell’Associazionismo sui partiti politici.

Il sostenere che, attraverso le cosiddette «liste civiche», vittoriose in alcune circoscrizioni, si sia sconfitto il partitismo è, a mio avviso, una pura ed utopistica illusione: sì perché tutti sappiamo che dette liste civiche, oltre ad essere di breve durata, riuniscono cittadini di diverso pensiero politico, dall’estrema destra all’estrema sinistra, prontissimi a dividersi, alla prima occasione, nel sostenere pareri, progetti e soluzioni opposte o, comunque, assai diverse fra di loro, in linea con la diversa idea politica di ognuno di loro, che rispecchia esattamente programmi e visuali dei partiti politici in cui si identificano, ed in cui anche gli interessi degli Italiani all’estero si prospettano diversamente a seconda dell’appartenenza.

Come ho già avuto occasione di ripetere l’associazionismo non ha nulla a che spartire con le idee e gli ideali che ognuno di noi professa: questo a meno di non conoscere cos’è l’Italia, quali le sue condizioni sociali economiche e civiche, ossia di riferirsi a quegli Italiani di seconda, terza o maggiore generazione che nulla sanno del nostro Paese e che nulla (giustamente) ne capiscono, conservando nella propria mente solo l’immagine «turistico-gastronomico-sentimentale» del Paese dei propri avi, di cui molto spesso non parlano neppure più l’idioma.

Non mi stancherò mai di ripetere agli Italiani che vivono in Italia che, soprattutto gli emigrati d’inizio secolo scorso e quelli della seconda Guerra mondiale, non conoscono l’Italia quasi per niente e, al di là delle espressioni romantiche di affetto sanguigno, e del passaporto italiano nuovamente acquisito (ma che avevano perso), non sono più Italiani, ma cittadini del Paese che li ospita.

Gli unici cittadini italiani che sono rimasti veramente Italiani (salvo le solite doverose eccezioni) siamo noi emigrati dell’ultimo mezzo secolo o, forse, solamente degli ultimi trent’anni, perdutamente innamorati dell’Italia di cui riconosciamo pregi e difetti e che, sovente ce ne siamo allontanati per una certa incompatibilità con l’Italia che cambiava inesorabilmente e che pare abbia scambiato la democrazia, di cui non ha sufficiente esperienza, in caos e, talvolta, in anarchia, e dove il deterioramento delle istituzioni è via via più evidente, se basta, come è bastato la scorsa settimana un pettegolezzo di alcuni facinorosi interessati per non chiari motivi, a fare sospendere una manifestazione sportiva di massa, a dispetto dell’ordine pubblico e della regolarità del torneo che condiziona la vita domenicale di una buona percentuale d’italiani. (Domenico Pisano, Coordinatore Azzurri nel Mondo West USA)

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