Elezioni Comites: ineleggibili i rappresentanti dei Patronati?
Il commento di Rodolfo Ricci, Segretario Generale della FIEI: "Un parere pilotato, non dal Ministro Tremaglia"
ROMA - Alquanto singolare per tempistica, contenuto, e motivazioni addotte, il parere espresso dall’Ufficio Legislativo del Ministero Affari Esteri, appare ispirato, oltre che da qualcuno che ha posto il quesito anzitempo e fuori del luogo deputato (che è il Comites: vedasi a proposito l’Art. 7 del Regolamento, in particolare i commi 1, 2, 5 e 7, secondo il quale, per inciso - ma non troppo - la Direzione Generale entra in azione solo per ratificare, dopo aver sentito il Segretario Generale del CGIE e i membri CGIE del paese interessato una decisione che deve essere già stata presa dai singoli Comites), sembra ispirata, si diceva, da qualcosa che somiglia al non senso, certamente non ad una misurata considerazione dei fatti, né tantomeno ad approccio autocritico, di cui si sente invece grande necessità.
Invece che interrogarsi sul fatto se, ad esempio, siano legittimi i risultati di elezioni da cui vengono esclusi a priori tre quarti degli aventi diritto, oppure se le norme previste per il voto per corrispondenza abbiano corrisposto ai principi di segretezza e libertà del voto, oppure se lo spoglio è stato fatto secondo i crismi previsti dalla normativa (risulta che in molti seggi siano stati dichiarati validi tutti i voti pervenuti con il tagliando fuori posto), pezzi più o meno vaganti delle nostre istituzioni vanno a sindacare, con improbabili fortuna, i presunti errori degli altri, che in questo caso è la collettività stessa, nelle sue più importanti espressioni.
Il voto, che non era un voto politico, al contrario di come in diversi hanno azzardato, ha sempre visto, per la stessa impostazione della legge, tra i principali attori ed interpreti, le organizzazioni intermedie della società civile, le associazioni in primis, e non ultimi i Patronati, nati storicamente dal ventre dell’associazionismo come organizzazioni specializzate nella risoluzione di problemi importanti delle collettività. Senza il reticolo dell’associazionismo e di queste organizzazioni che intercettano e mediano bisogni e domanda sociale non esisterebbe, praticamente, collettività; e questo lo sanno tutti coloro che hanno fatto una minima esperienza all’estero, compresi i nostri consoli, Ambasciatori e Direttori Generali.
Dovrebbero saperlo anche quelli che si occupano di interpretazione legislativa, la quale, ci insegna l’ermeneutica applicata alla giurisdizione, va fatta prestando estrema attenzione al contesto reale e alla storia, che in questo caso è la storia della nostra emigrazione.
E allora, quale è il senso di questo parere che il Ministro Benedetti si è visto costretto per dovere di ufficio a trasformare controvoglia in Circolare a metà della settimana scorsa?
Fuori dai denti, viene da pensare che il parere sia stato pilotato. Forse più che da una persona, da una cultura; ma quale cultura o visione delle cose può averlo pilotato? Non pare sostenibile un orientamento da parte del Ministro Tremaglia, la cui insistenza sulla vittoria della sua impostazione "associativa" che intende riproporre per le elezioni politiche continua ad essere perentoria.
E allora? Allora l’orientamento è molto probabile essere venuto dalla stessa cultura che ha insistito, in questi anni, nel tentativo di destrutturazione delle organizzazioni di rappresentanza e mediazione sociale in Italia, il cui momento di scontro più alto resta la battaglia sull’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Una cultura che è uscita da queste elezioni dei Comites come la vera sconfitta, perché non ha alcuna significativa storia in emigrazione, perché è nata e si è affermata elettoralmente in Italia molto dopo che si erano conclusi i grandi flussi emigratori; che l’emigrazione italiana ignora perché non è mai stata sua interlocutrice reale, al di là delle affermazioni –che per gli italiani all’estero sono sempre ben accette- calcistiche; che non rappresenta il lavoro, che è, in definitiva, la sostanza di cui è fatta l’emigrazione.
Una cultura ed una parte politica che, pur governando il Ministero Affari Esteri, alla luce dei risultati emersi dalle elezioni dei Comites, teme prospetticamente di risultare del tutto assente nella tenzone del 2006 nella circoscrizione estera. (Rodolfo Ricci, Segretario Generale della FIEI)
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