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INFORM - N. 68 - 1 aprile 2004

Marco Fedi: "Il voto premia l’impegno dei candidati"

MELBOURNE - Le dichiarazioni di questi giorni di autorevoli esponenti del Governo ed alcuni articoli apparsi su Il Corriere della Sera impongono una riflessione.

La prima questione è quella grossolanamente posta in termini di partitismo o associazionismo. È un falso problema, strumentalizzato per favorire associazioni che hanno strutture di partito ed offrono, all’estero come in Italia, solo una sigla di riferimento ma non sono in grado di offrire progetti, programmi, servizi o attività che sono invece tradizionalmente legate al ruolo delle associazioni. È un falso problema poiché la scelta di presentare liste ispirate all’Ulivo nasceva dall’esigenza reale, non strumentale, di evitare il trasferimento a livello circoscrizionale, nel ruolo di coordinamento e di rappresentanza comunitaria affidato al Comites, di tutte le normali contraddizioni e divisioni che hanno ragione di caratterizzare la vita interna tanto delle coalizioni quanto delle formazioni di partito. Il risultato, quindi, non è una sconfitta dei partiti e neanche una vittoria delle associazioni. È la naturale conseguenza del lavoro svolto dai candidati, sul territorio, al servizio della comunità. In questa dimensione hanno svolto tutti un ruolo positivo: le associazioni, i sindacati, i patronati, i partiti.

I falsi entusiasmi sono sempre pericolosi. È opportuno esprimere una "moderata" soddisfazione per il risultato raggiunto in termini di partecipazione: moderata soddisfazione espressa, non in termini assoluti, ma relativamente all’anagrafe degli elettori, disastrata, con la quale ancora oggi dobbiamo fare i conti. Siamo in altre parole moderatamente soddisfatti poiché poteva andare molto peggio. Tanti nostri cittadini – che avevano completato la richiesta consolare di aggiornamento anagrafico – non hanno potuto votare.

Il governo deve garantire un’anagrafe degli elettori aggiornata, continuando la campagna d’informazione per sensibilizzare le comunità sull’importanza della partecipazione al voto e sulla necessità di aggiornare i recapiti postali.

Sulle modalità di voto il sistema va reso semplice ed efficiente: le avvertenze sulla scheda debbono fornire informazioni chiare ed esaustive (il massimo di preferenze solo per una lista) ed il tagliando può già essere inserito nella busta preaffrancata. Sono necessari personale e supporti informatici per rendere più veloci le operazioni di scrutinio. Pubblicità e campagna d’informazione vanno condotte evitando i soliti testi burocratici ma – come fatto a Melbourne dal Consolato Generale in un poster distribuito alle associazioni – messaggi brevi e chiari. Informazione, quindi, primo impegno di tutti. Anche dei quotidiani nazionali.

Il Corriere della Sera, invece, non solo si è guardato bene dal produrre alcunché che assomigliasse lontanamente a informazione di servizio, ma ha continuato a presentare un mondo dell’emigrazione residuale, piatto, stanco ed ancorato a vecchi modelli.

Non ci sorprende, visto che le ragioni per cui è presente nel mondo – anche in Australia – non sono legate ne all’esigenza di informare che a quella, sempre più rara di formare. Ci sorprendono le frasi fatte, le analisi frettolose, l’assoluta superficialità e le stranissime persistenti allusioni ad un mondo tricolore che, se è vero che esiste nei cuori delle nostre comunità e nel percorso di costruzione di una più forte ed articolata presenza dell’Italia all’estero, non può certamente essere l’unica chiave di lettura di comunità integrate che hanno voglia di farsi conoscere e di farsi capire. Noi continueremo a parlare di problemi reali ed abbiamo cominciato la raccolta firme per chiedere la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza. Il Corriere della Sera conosce quanto è sentito questo problema in Australia?

Da oggi i nostri Comites in Australia, tutti a guida centrosinistra, si impegneranno su questo e su altri temi vicini al cuore, ed alle intelligenze, delle nostre comunità. (Marco Fedi-Inform)


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