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INFORM - N. 67 - 31 marzo 2004

"In Argentina quasi niente è cambiato in meglio". Interrogativi sul fondo di solidarietà

Intervista al Presidente nazionale delle Acli d'Argentina Alfonso Grassi

ROMA - Dopo il momento più acuto dell'emergenza economica la crisi dell'Argentina è lentamente scomparsa dalle prime pagine dei giornali. Un inevitabile calo di attenzione - in un mondo ricco di conflitti e di drammi umani purtroppo abbondano le cattive notizie - che non ha però impedito la diffusione di confortanti flussi informativi su di una lenta ripresa della macchina produttiva argentina. Notizie cariche di ottimismo, foriere di un rapido miglioramento della situazione economica, che spesso però non trovano riscontro nelle dichiarazioni dei nostri connazionali che vivono in prima persona il difficile contesto sociale dei Paesi d'accoglienza sudamericani. Voci controcorrente che alle ottimistiche interpretazioni economiche hanno opposto realistiche valutazioni maturate sul campo.

Una dicotomia interpretativa, probabilmente dovuta alla gran voglia di questi Paesi di proiettare un'immagine positiva sul contesto internazionale ed alla difficoltà di trasformare in concreti benefici sociali le prime avvisaglie di una difficile ripresa economica, che abbiamo cercato di approfondire, in occasione della presdentazione a Roma del Congressdo delle Acli, rivolgendo alcune domande al Presidente delle Acli d'Argentina Alfonso Grassi. Già vice Presidente del Comites di Buenos Aires, nelle recenti votazioni per il rinnovo Grassi è stato eletto nel Comites di Lomas de Zamora.

Si è spesso parlato di una graduale ripresa dell'economia argentina. Lei che vive in prima persona questa difficile transizione economica e sociale come giudica questi primi ma incoraggianti segnali di miglioramento?

La notizia di un miglioramento della situazione argentina è stata più volte diffusa dalla stampa, ma in realtà il contesto del Paese non è cambiato di molto. Anzi si può dire che quasi niente è migliorato. Lo stesso calo del tasso di disoccupazione va infatti attribuito all'inserimento nel calcolo statistico dei sei milioni di persone che ricevono dallo Stato il sussidio sociale di 150 pesos. Tanti padri di famiglia che in realtà però rimangono disoccupati e che non risolvono certamente i problemi del sostentamento con questa piccola cifra. Una soluzione provvisoria, che in qualche modo tampona l'emergenza alimentare delle famiglie, ma che, quando verranno meno le sovvenzioni degli enti internazionali, potrebbe trasformarsi in una bomba di fumo. Pertanto io ritengo che in questo contesto sarebbe opportuna una totale inversione di tendenza che porti alla creazione di fondi produttivi. Nuovi investimenti che rimettano in moto il volano dell'occupazione. Quindi in definitiva la situazione argentina è sicuramente diversa dalla ottimistica immagine trasmessa all'estero dai media.

Ma come vive la nostra comunità questa crisi che sembra ancora attraversare una fase di preoccupante e profonda emergenza?

La nostra collettività è stata duramente colpita dalla crisi argentina. Dopo il primo colpo, dovuto al congelamento dei risparmi, la comunità italiana ha infatti subito anche gli effetti della progressiva chiusura delle tante piccole e medie imprese, quasi il 60% delle aziende sono fallite, gestite dai nostri connazionali. E così tanti italiani, che fino a ieri rappresentavano la spina dorsale della nostra collettività, oggi si trovano in una situazione disperata e sono costretti a chiedere aiuto ai Comites, alle sedi delle Acli ed agli uffici consolari. La situazione della comunità italiana in Argentina è stata poi resa più difficile dal taglio, effettuato dall'Italia, dei fondi per il sociale. 10 milioni di euro che dovevano servire per il sostegno dei più indigenti. Credo dunque che in questo ambito, dove i connazionali che possiedono una casa non riescono a mantenerla e chi va in pensione riceve una previdenza da fame di soli 50 dollari al mese, andrebbero intraprese iniziative urgenti come ad esempio la creazione di un assegno sociale da distribuire alle persone realmente indigenti. Ritengo infine doveroso elevare una protesta per la mancata utilizzazione del fondo di solidarietà messo a disposizione dalle Regioni per il sostegno della comunità italiana in Argentina. Vorrei infatti capire perché questi stanziamenti - la sola Regione Campania ha erogato 233.000 euro - non sono ancora giunti in Argentina.

Si sono appena concluse le consultazioni per il rinnovo dei Comites. Una complessa votazione che è stata caratterizzata dalle consuete polemiche sulla mancata registrazione nelle liste elettorali di tutti gli aventi diritto. Quali sono le sue riflessioni sull'andamento delle consultazioni?

Il mio giudizio sulla gestione della parte tecnica della consultazione è senz'altro negativo. Non è infatti possibile che il Presidente del Comites di Buenos Aires, in carica da 18 anni, non risulti iscritto nelle liste elettorali. Una contraddizione, nata come per molti altri dal ritardato invio del certificato di iscrizione alle liste elettorali da parte del comune d'origine, che di fatto ha impedito il voto - in Argentina hanno partecipato alle consultazioni elettorali solo il 40% degli aventi diritto - di molti connazionali. (Goffredo Morgia-Inform)


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