Elezioni Comites: un commento della Migrantes
"Combattere la disaffezione alla partecipazione sociale e civile"
ROMA - Il 26 marzo termina la consultazione elettorale a cui sono stati chiamati a partecipare 2.305.000 cittadini italiani, aventi diritto, che vivono nel mondo. Il Parlamento italiano, con uno sforzo significativo, ha prodotto una legge nuova sui Comitati degli Italiani all’Estero ed una circolare esplicativa che ha tentato di organizzare al meglio la complicata macchina rappresentativa. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ha insistito lungamente in proposte innovative miranti a dare forza e autonomia anche ai Comites, ma non tutto è stato recepito, col rischio di rimanere solo consultivi per un sostegno all’attività consolare locale e non "significativi" per la politica in Italia. Si è attivata una grande mobilitazione che vede in campo 4.252 candidati distribuiti in 285 liste presentate nelle 28 nazioni dei 5 continenti: saranno eletti 111 Comites.
Alcuni problemi antichi restano non risolti, ed il più grave continua ad essere la non realizzata armonizzazione fra l’anagrafe consolare e l’anagrafe dei italiani residenti all’estero tenuta dai Comuni in Italia. Questo ha escluso circa 700.000 cittadini italiani che restano nel "limbo" anagrafico e quindi non raggiunti dal plico postale inviato a domicilio per le votazioni che si stanno svolgendo per corrispondenza, ed è la prima volta. Senza dire dei candidati iscritti nelle liste che hanno avuto la sorpresa di non essere ammessi perché nel proprio comune di riferimento in Italia non risultavano iscritti nell’aire. Tutti hanno auspicato che le Associazioni fossero le animatrici di questa azione di partecipazione, ma nei fatti continua l’azione pesante dei partiti italiani che portano le loro divisioni e la loro conflittualità esasperata anche nelle comunità italiane all’estero. Già vent’anni or sono con la nascita politica-amministrativa delle Regioni si assistette ad una profonda divisione delle associazioni italiane con il moltiplicarsi di comitati regionali e provinciali, situazione che perdura nella gestione di qualsiasi attività e progetto. La forza culturale delle tradizioni locali sembra perdere sempre più smalto e le associazioni, marginalizzate, sono condannate ad invecchiare prive di forza interna che porti ad un rinnovamento delle risorse umane.
Il coinvolgimento delle giovani generazioni, sempre più ai margini della partecipazione politica, è sempre più difficile e gli anziani militanti, incapaci di uscire dai vecchi riferimenti ideologici, rimangono vittime di un clima litigioso che spesso è diventato scorretto e non rispettoso delle persone. "Andate a votare" è stato lo slogan detto e proclamato lungamente nelle ultime settimane da tutte le componenti dei partiti, delle associazioni e dei comitati elettorali. Lo abbiamo sentito anche dalle Radio nazionali a cura del Ministero per gli Italiani nel mondo che ha promosso generosamente questo invito alla partecipazione. Infatti, il vero cancro da combattere è la disaffezione alla partecipazione sociale e civile. In occasione del referendum del giugno 2002, dove per la prima volta, i cittadini italiani all’estero presero parte alla consultazione esercitando il loro diritto senza essere costretti a venire in Italia, la percentuale di votanti si aggirò attorno al 21,8%: i più diligenti con il 32% furono gli italiani dell’America Latina, i più distratti nel Nord America con il 18% ed in Europa con il 19%. In Europa è concentrato il 43% degli italiani all’estero, 6 italiani su 10, ed hanno enormi possibilità di far sentire la loro presenza ed il loro pensiero. Abbiamo bisogno della loro partecipazione perché il presente della vita civile italiana respira europeo ed il nostro futuro nazionale sarà migliore solo se l’Europa sarà migliore. (Migranti press/Inform)