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INFORM - N. 48 - 5 marzo 2004

Chi rappresenta le comunità italiane all'estero cosiddette minori?

Bosio (AIE): "l'associazionismo dell’emigrazione deve saper interpretare le diverse anime e la totalità dei variegati interessi delle sparse comunità italiane nel mondo".

ALGERI - Le comunità italiane all'estero sono in fermento in vista della imminente tornata elettorale per l'elezione dei Comites. Come sempre per eventi di questa portata si ricerca visibilità, talvolta si sgomita, addirittura si minaccia, come è successo a Nizza.

Ci si mobilita (o almeno lo si spera) per scegliere i più attivi, i più sensibili, i più preparati, i più disponibili e perché no, i più ambiziosi, per rappresentare la comunità e "contribuire ad individuarne le esigenze di sviluppo sociale, culturale e civile" e "presentare contributi alla rappresentanza diplomatico-consolare utili alla definizione del quadro programmatico degli interventi nel Paese in cui opera".

Le diverse liste ricercano il consenso nelle grandi comunità per spartirsi la torta elettorale, nell'immediato in vista della partecipazione ai Comites, in prospettiva a medio termine per l'elezione nel CGIE, in un futuro non troppo lontano per la prima ed affascinante competizione politica nelle circoscrizioni Estero. L'elettorato italiano all'estero è chiamato alla fine di questo mese di marzo ad essere parte attiva di una sorta di prova generale, che è non solo prova di democrazia, ma soprattutto dimostrazione di volontà e di partecipazione.

Il processo messo in moto dalla istituzione dei Comites non ha ancora raggiunto la completa maturazione, ma esso dovrà trasformare profondamente l'insieme dei rapporti istituzionali fra rappresentanze diplomatiche, Paesi di residenza, comunità, tanto da immaginare che esse diventino parte attiva e componente essenziale di una politica estera che non si limiti a vedere in esse un insieme di emigranti, ma una testimonianza di cultura, vitalità economica, esempio sociale.

E' un grande disegno, un sogno quasi.

Ebbene da questo sogno alcune comunità si sentono escluse, quasi espulse dalla partecipazione attiva alla realizzazione di questo disegno. Sono le comunità cosiddette minori, presenti in Africa ed in Asia, che sembrerebbero dover essere private di rappresentanza da una logica spartitoria che mira più ad una occupazione di posti che al desiderio di disegnare correttamente l'insieme degli interessi dell'emigrazione italiana nelle diverse parti del mondo.

Esse costituiscono un esempio di grande vitalità, sono testimonianza di collaborazione attiva con le rappresentanze diplomatiche, svolgono una attività assembleare di sicuro e favorevole impatto nei confronti di persone ed imprese, mantengono un fitto intreccio di relazioni con le comunità di Paesi limitrofi. Operano in un contesto difficile per l'ambiente talvolta a rischio, la legislazione, le carenze strutturali, sociali, educative, sono gli attori principali dei progetti di collaborazione e sviluppo che offrono riscontri di sicuro interesse per l'economia del nostro Paese.

Queste comunità si sentono vittime della legge dei grandi numeri, soprattutto temono che la logica di spartizione del potere contamini anche l'associazionismo della emigrazione.

Esso è una forza nella misura in cui sa interpretare le diverse anime e la totalità dei variegati interessi delle sparse comunità italiane nel mondo.

Nel convincimento che saprà mantenere questa sua capacità interpretativa ad esso le comunità cosiddette minori fanno ricorso; un associazionismo che dovrebbe trovare nella Consulta Nazionale per l'Emigrazione (CNE), sicura tutela per la loro visibilità, per non essere dimenticate, perché venga difeso il loro diritto di rappresentanza, perché in definitiva venga data compiuta applicazione all'art. 23 della legge 286 del 23/10/03. (Mario Bosio*-Inform)
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* - Socio Fondatore e Membro del Comitato Onorario di Presidenza dell'Associazione Italiani all'Estero (AIE)


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