* INFORM *

INFORM - N. 44 - 1 marzo 2004

L’editoriale di Nino Randazzo su "Il Globo" di Melbourne e "La Fiamma" di Sydney

Dalla Lega Nord parole che ci sporcano tutti: cattolici e laici

Bastano alcune strampalate dichiarazioni di personaggi in vista, qualche polemica nazionale fra l’assurdo e il grottesco, una grossa vicenda di malavita organizzata o di malaffare pubblico, uno scandalo politico o economico, e i mezzi d’informazione di massa del mondo fuori d’Italia, Australia inclusa, che dell’Italia solitamente tacciono tutto o quasi, si svegliano come di soprassalto per dare e confermare del Belpaese un’immagine non si sa se più vicina alla macchietta di giornale umoristico che ad una repubblica delle banane. A questo periodico malaugurato "risveglio d’attenzione a distanza" sull’Italia nella carta stampata e sulle onde dell’etere, anche nella "lontana-vicina" Australia, hanno abbondantemente contribuito in questi ultimi giorni le esternazioni sempre più furibonde del presidente del Consiglio Berlusconi circa i "politici ladri" ("dell’opposizione"), la magistratura d’ogni ordine e grado che mette il becco nelle oscure finanze delle imprese private e delle società di calcio, le istituzioni e gli uomini della Prima Repubblica (non esclusi la presidenza e il presidente della Repubblica) che intralciano leggi e riforme in nome della Costituzione "comunista-democristiana da rifare in blocco". Tutto ciò magari rientra nella consuetudine di un gioco politico condotto sul filo di una perenne campagna elettorale. Altre occasioni per parlare dell’Italia le offrono i crac Cirio e Parmalat. Ma per la platea dell’estero il numero sempre atteso e di maggiore attrazione dello "spettacolo Italia" resta ogni puntuale entrata in scena della Lega Nord e di Umberto Bossi.

Neppure stavolta la gente del Carroccio è venuta meno al funesto impegno di far ridere o piangere alle spalle degli italiani. Era risaputo l’odio profondo degli uomini di Bossi, anche dopo essere stati ficcati nel governo, per "Roma ladrona" e per il concetto stesso dell’unità nazionale. Ora che anche quel vecchione indistruttibile del Papa polacco si dichiara e parla da "romanaccio", i gran sacerdoti padani si strappano le vesti e urlano "Sia crocifisso". Cos’ha mai fatto nuovamente esplodere l’ira ghibellina? L’altro giorno il Papa, intrattenendosi col clero della diocesi di Roma (la sua diocesi), si sente chiedere scherzosamente come mai lui, straordinario poliglotta che conosce più di una dozzina di lingue ed è il pastore della città eterna, non ha imparato anche un po’ di dialetto romano. Senza scomporsi, il pontefice di rimando, in puro accento trasteverino: "Semo romani, dàmose da fa’, volèmose bene".

Non l’avesse mai fatto, o detto. Sulla prima pagina del suo quotidiano, "La Padania", la Lega Nord con un articolo al vetriolo inveisce contro "quell’inquietante volèmose bene", quel "semo romani", che rappresenterebbero "il gigantesco Muro di gomma che domina il Tevere, ben più difficile da abbattere del Muro di Berlino, all’ombra del Cupolone dove regnano troppa burocrazia e poca resa".

Noncurante delle indignate proteste levatesi da destra e da sinistra (Berlusconi: "La Lega è suicida e masochista"; il vicepresidente del consiglio comunale di Roma, Fabio Sabbatini Schiuma, di Alleanza Nazionale: "Se Bossi si azzarderà a fare un comizio a Roma, saremo i primi a tirargli i pomodori"); il parlamentare della Margherita Giuseppe Fioroni: "Ma i cattolici del centrodestra non provano vergogna ad avere gente simile come alleata?"; il deputato di Forza Italia Publio Fiori: "Non sarebbe il caso di mollare la Lega?"), il ministro Umberto Bossi, dopo aver fatto sapere di avere inviato al Papa tre dizionari (uno in milanese, uno in veneto e uno in piemontese) rincara la dose con un’altra sparata. Vale la pena riprodurla alla lettera. "La Transpadania - intima il vetturino del Carroccio - mantiene non solo Roma ladrona, ma anche monsignori, cardinali e sarabande varie. Bisognerebbe togliere l’8 per mille alla Chiesa, rimetterli a piedi nudi e dar loro la possibilità di fare i francescani. Finalmente si salverà la religione".

Abbiamo capito? Sì. Tutti. Perfettamente. Italiani in patria e all’estero, credenti e miscredenti, di destra, di centro, di sinistra e di nessuna parte. Abbiamo capito che uomini (di donne fortunatamente ne hanno poco o punto) della Lega al potere, mentre cantano "Portiamo un sogno in cuore: bruciare il tricolore", sporcano l’immagine dell’Italia, ci sporcano un po’ tutti, cattolici e laici. Dovunque. Vicino e lontano. (Nino Randazzo*)
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* Direttore de "Il Globo" di Melbourne


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