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INFORM - N. 36 - 18 febbraio 2004

Sul "Messaggero di sant’Antonio" una intervista all’onorevole Carlo Caccia: scambi Canada-Italia, Comites e voto all’estero

La rivista mensile Il Messaggero di san’Antonio - edizione italiana per l’estero - pubblica nella sua edizione di Febbraio un’intervista di Anna Maria Zampieri all’onorevole Carlo Caccia, veterano dei parlamentari italocanadesi e chairman del’associazione parlamentare Canada-Europa. Ex ministro federale per l’ambiente con il leggendario Trudeau, già negli anni cinquanta, prima ancora di diventare ministro del lavoro, Caccia provvedeva alla formazione professionale dei lavoratori immigrati. Per la sua autorità ed il suo impegno ecologico aveva ricevuto dalle Nazioni Unite il premio "Global 500". Nell’intervista il suo pensiero sugli scambi Canada-Italia, sui Comites e sul voto all’estero.

VANCOUVER - Ho incontrato per la prima volta l’onorevole Charles Caccia vent’anni fa, quand’era ministro dell’ambiente nel governo liberale retto dal leggendario Pierre E. Trudeau. L’amore per il Canada, paese di adozione in cui era arrivato venticinquenne dopo gli studi in Forestry Economics all¹università di Vienna, la conoscenza dei problemi ecologici dell’immenso territorio, la visione del futuro, l’idealismo congiunto a concreta operatività facevano di Caccia l¹uomo giusto al posto giusto. E Trudeau non se l’era fatto scappare. In precedenza, nel 1981, l’aveva nominato ministro del lavoro: anche qui l’oriundo milanese Carlo Caccia aveva dimostrato preparazione ed abilità. La sua carriera politica era iniziata nel 1964, quand’era stato eletto nel consiglio della Toronto metropolitana. Quattro anni dopo, trentottenne, entrava alla Camera dei Comuni come deputato per la circoscrizione di Davenport. Da allora gli elettori se lo sono tenuto caro... ed ogni volta è un trionfo crescente di voti per quest’uomo schivo e semplice, lavoratore instancabile, che da quasi mezzo secolo s’è posto al servizio del Canada e della sua gente. Oggi presiede, tra l’altro, lo Standing Committee on Environment and Sustainable Development oltre che la Canada-Europa Parliamentary Association. Già nel 1987 il suo impegno e la sua autorità nel settore ecologico erano stati riconosciuti dalle Nazioni Unite con l¹assegnazione del premio "Global 500".

Mai Caccia - riconosciuto "veterano" dei parlamentari italocanadesi - ha dimenticato la sua origine italiana: una delle sue prime realizzazioni, negli anni cinquanta, era stata la co-fondazione del Centro organizzazione scuole tecniche italiane, diretto a promuovere e migliorare l’educazione degli immigrati, sia giovani che adulti. "In Canada non siamo ospiti, siamo comproprietari" è stato da sempre uno dei suoi semplici mirati messaggi.

Nonostante la mole di lavoro richiestagli dai suoi incarichi, nazionali ed internazionali, da anni puntualmente diffonde - tramite la rete dei media comunitari - articoli e trasmissioni in lingua italiana: brevi, chiare e profonde riflessioni, firmate modestamente "Carletto Caccia". Com’è nel suo stile, il suo linguaggio è accessibile al grande pubblico, è efficace perché semplice e schietto. Lui conosce l’invidiabile segreto della comunicazione.

AMZ - Il problema ecologico è un problema mondiale avendo globalizzato, prima ancora che l'attenzione dei media, le condizioni di vita delle popolazioni. Che cosa ha da dirci un super-esperto in materia qual è l'onorevole Caccia?

CC - Gli esperti sono arrivati alla conclusione che il problema ecologico è grave per diverse ragioni:

- il clima è danneggiato a lunga scadenza a causa dei gas serra;

- le ricchezze naturali sono gravemente danneggiate (acqua, aria, risorse ittiche e forestali);

- verso il 2025 il consumo di petrolio raggiungerà il mid-term deplition point, il gas naturale verso il 2030 (l’alternativa delle risorse energetiche rinnovabili è ancora nell’infanzia); dobbiamo gradualmente spostarci verso una politica che riduca la dipendenza dai combustibili fossili e nel medesimo tempo aumenti la produzione di energia con altri mezzi (facile a dire ma difficile ad attuare);

- la corsa verso il riarmo con armi nucleari, chimiche e biologiche assorbe cifre astronomiche ed è pericolosa perché non consente l¹attuazione di misure sociali urgenti in tante parti del mondo;

- il fatto che concettualmente non ci siamo ancora resi conto che l’economia dipende dall’ecologia, cioè un’economia sana dipende da un’ecologia in buone condizioni;

il capitale ittico e forestale non dovrebbe essere intaccato - non abbiamo ancora imparato a limitarci a sfruttare l’interesse del capitale naturale... abbiamo invece raccolto e continuiamo a prelevare dal capitale - di conseguenza ci troviamo nei guai, specialmente con la pesca.

In breve il quadro è poco rassicurante.

Lei ha lasciato l'Europa e l'Italia da circa mezzo secolo... Quali rapporti intrattiene tuttora con l'Europa e con l'Italia?

I lavori parlamentari dell’Associazione Canada-Europa mi tengono di frequente in contatto con i parlamentari del Consiglio d¹Europa a Strasburgo e con i parlamentari del Parlamento Europeo a Bruxelles. Da dieci anni sono Presidente della Canada-Europe Parliamentary Association e di conseguenza vado spesso in Europa con colleghi canadesi per partecipare a regolari dibattiti molto interessanti e di attualità.

Canada-Europa: in che cosa si differenziano e in che cosa collaborano, con particolare attenzione al problema ecologico?

Solamente sulle grandi linee si può lavorare insieme ­ ad esempio Kyoto, oppure la messa in pratica dello sviluppo sostenibile, oppure la legge del mare (Law of the Sea). Le differenze legislative sono enormi per cui ci si deve limitare ad accordi che riguardano il miglioramento delle istituzioni. Indicativa in merito è la corrispondenza sul ruolo del Committee on Sustainable Development delle Nazioni Unite: l¹azione comune con i colleghi europei c’è stata, ma non ha dato risultati.

Canada-Italia: vede delle prospettive di utili scambi reciproci? e in quali settori?

Nel campo culturale senz’altro e - durante la presidenza italiana - nel campo dei rapporti parlamentari tra Canada ed Europa. Infatti nel settembre scorso abbiamo avuto degli ottimi incontri con senatori e deputati italiani.

Gli italiani in Canada: come ha visto l'integrazione della comunità italiana in questo grande ed ospitale Paese? Quali sono gli ambiti nei quali gli italocanadesi si sono distinti e si distinguono in modo particolare?

Sia la prima che la seconda generazione si sono integrate con notevole successo nei settori dell’ndustria e del commercio. La creazione dei Comites rallenta l¹integrazione e crea delle false speranze: la soluzione dei nostri problemi non la si trova a Roma bensì ad Ottawa, nelle capitali provinciali e nei governi municipali. Sotto sotto, è chiaro che i partiti politici in Italia vogliono accalappiarsi il "voto all’estero".

E' ottimista o pessimista circa l'esercizio del diritto di voto - facilitato per via postale - dei cittadini italiani residenti in Canada? (mi riferisco ad una sua recente presa di posizione diffusa dai media e al vivace dibattito che ne è seguito...)

Il voto degli italiani all¹estero è un diritto, nessuno lo contesta, ma dopo dieci, venti e più anni di assenza il voto diventa un intervento in una nazione, l¹Italia, con la quale siamo legati da affetto e rispetto ma dalla quale siamo sradicati per quanto riguarda la vita politica e sociale. Merita notare che la legge adottata al riguardo in Inghilterra non riconosce il diritto al voto a espatriati britannici quando la loro assenza supera i venti anni. (Anna Maria Zampieri Pan-Messaggero di sant’Antonio/Inform)


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