Regione Veneto . Zanon a Battaglia Terme per il progetto pilota di promozione e integrazione sociale e culturale dei minori stranieri
BATTAGLIA TERME - "Il progetto-pilota che concludiamo con successo ha fatto capire fino in fondo l’importanza centrale che assume la prospettiva interculturale nella progettazione delle politiche sociali, culturali, economiche ed educative in questa comunità ed è esemplare e fortemente indicativo anche per il resto del Veneto". Questa è una delle considerazioni svolte da Raffaele Zanon, Assessore regionale ai flussi migratori, che ha partecipato a Battaglia Terme (Padova) all’iniziativa di conclusione del progetto pilota dal titolo "La comunità: In...contro e coinvolgimento della gioventù straniera.
Diritti e opportunità", promosso dall’Ulss 17 su incarico del governo veneto per promuovere l’integrazione dei minori extracomunitari favorendo occasioni di incontro con i coetanei. "Per far crescere un cittadino è necessaria un’intera comunità - ha sottolineato Zanon - una comunità consapevole di sé, capace di organizzare un sistema di servizi e una cultura sociale che risponda alle nuove sfide poste dall’immigrazione, alle esigenze delle donne straniere con figli minori che vivono nella nostra regione e che saranno i cittadini veneti di domani".
Alla realizzazione del progetto hanno partecipato come soggetti promotori e gestori delle attività le associazioni C.I.F.O.S. , Pianeta Bimbo, Oltre il Mare e Insieme Per. Prima della tavola rotonda che ha concluso il percorso del progetto pilota si è tenuta una rappresentazione teatrale di cui sono stati protagonisti bambini italiani e immigrati dei comuni di Medaglino S.Vitale e Battaglia Terme. In sintesi il progetto pilota ha avviato attività rivolte ai minori extracomunitari e autoctoni con l’avvio di laboratori comuni nei comuni di Battaglia Terme e Megliadino San Vitale, ha realizzato una mappa relativa alla presenza di questi minori nel territorio dell’azienda Ulss n.17 (che comprende 46 comuni), ha avviato l’elaborazione di un sistema integrato tra enti, operatori e servizi operanti nell’ambito dell’inserimento socioculturale dei minori.
Nel 2000 circa un terzo della nuova popolazione residente nei comuni dell’Ulss 17 - pari a 3300 persone, immigrati regolari con una predominanza maschile e con un numero elevato di persone in età inferiore ai 14 anni, nazionalità più rappresentata quella marocchina, albanese e rumena - deriva dai flussi migratori.
Il progetto pilota ha avviato una ricerca, effettuata tramite la distribuzione (nelle scuole) di questionari destinati a ragazzi tra i 6 e i 14 anni e i 14 e i 18 anni e ad alcune loro famiglie per cogliere i problemi inerenti la loro integrazione culturale nel territorio. Sulla conoscenza della lingua italiana orale il 52% delle ragazze (6-14 anni) e il 51% dei ragazzi (6-14 anni) intervistati (115 minori in tutto) ha risposto di avere una buona conoscenza orale dell’italiano, il 30% dei ragazzi e il 29% delle ragazze ha detto di avere una conoscenza insufficiente, il 6% dei ragazzi e il 17% delle ragazze l’ha definita insufficiente. Alla domanda chi li aiutasse a fare i compiti, il 30% dei minori stranieri che vivono nei comuni dell’Ulss 17 dichiarano di non ricevere alcun aiuto in famiglia nell’esecuzione dei compiti (con un dato più accentuato per le femmine) mentre c’è una forte richiesta d’aiuto da parte dei ragazzi stessi.
Alla domanda "frequenti il paese dove abiti?" i ragazzi e le ragazze stranieri mostrano una preferenza per il patronato (di cui i ragazzi data la giovane età non sembrano cogliere la proposta culturale e religiosa). Sulla frequenza di un gruppo sportivo, il 75% delle femmine e il 59% dei maschi dichiarano di non far parte di nessun gruppo sportivo anche se il 94% dei maschi e il 62% delle femmine dichiarano di amare lo sport. Infine, alla domanda "quali sono le feste che preferisci?" sia i ragazzi che le ragazze dimostrano una netta attrattiva per le feste e le festività tradizionali. Sono stati poi intervistate 22 famiglie immigrate.
Dalle loro risposte si ricava che l’85% dei padri ha un lavoro stabile, il 5% è disoccupato e un altro 5% ha un lavoro precario. Opposta è la condizione della madre: solo il 5% risulta avere un lavoro stabile, mentre il 36% è disoccupata e un altro 36% ha un lavoro precario. Sulla scolarizzazione: 11 padri e 7 madri dichiarano di aver frequentato la scuola per più di 5 anni; 3 padri e 8 madri hanno una scolarizzazione tra 1 e 3 anni. E’ presumibile che, tra questi, soprattutto tra le donne, ci siano analfabeti totali. La conoscenza dell’italiano da parte dei genitori risulta in 10 padri, sufficiente in 11; mentre per le madri solo 5 affermano di conoscere bene la lingua, 7 in modo sufficiente ma ben 9 in modo insufficiente. Per quanto riguarda i rapporti sociali con la comunità italiana vengono considerati buoni dal 41% delle 22 famiglie intervistate, e il 59% degli intervistati dichiara di avere un buon rapporto con il lavoro, con la comunità di provenienza (59%). (Inform)