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INFORM - N. 25 - 4 febbraio 2004

Presentato alla Dante Alighieri il libro di Lucio D'Arcangelo "Difesa dell'italiano. Lingua e identità nazionale"

Afferma l’Autore che per lunghi anni è mancata in Italia una seria ed efficace politica della lingua

ROMA - E' un italiano minacciato dall'avanzare dei dialetti, dal rischio di divenire un idioma minimale e dal pressappochismo della demagogia e dell'autolesionismo di quanti vorrebbero riservagli un destino di lingua morta quello che emerge dal volume del professor Lucio D'Arcangelo "Difesa dell'italiano. Lingua e identità nazionale" che è stato presentato a Roma presso la sede Centrale della Società Dante Alighieri. Un contesto a rischio, quello della nostra lingua, che l'autore dell'opera, noto glottologo, affronta ripercorrendo il percorso dell'unità linguistica italiana. Un cammino difficile che oggi, dopo il progressivo sfaldamento linguistico iniziato nel secondo dopoguerra, sembra ostacolato dai controversi rapporti dell'italiano con la coscienza nazionale, i dialetti e le lingue degli stranieri. Nel suo libro il docente, che ha curato gli aspetti tecnici e scientifici del disegno di legge 993 del dicembre 2001 volto ad istituire un organo di tutela denominato Consiglio Superiore della Lingua Italiana, affronta inoltre, nei sette capitoli e nelle oltre 200 pagine del libro, sia le problematiche connesse alla diffusione della lingua attraverso i media e l'amministrazione, sia le questioni che ancora ostacolano la formazione di un linguaggio comune.

La presentazione dell'opera, dopo un breve indirizzo di saluto del Presidente della Dante Alighieri Bruno Bottai che a nome della Società ha espresso soddisfazione per questa iniziativa editoriale ed ha ricordato come a tutt'oggi la difesa della nostra lingua sia importante per l'Italia ma anche per la cultura europea ed universale, si è aperta con l'intervento di Maurizio Dardano professore di Storia della Lingua Italiana all’Università Roma 3 che ha evidenziato la presenza in Italia di un vero e proprio "Teatrino della lingua italiana". Un contesto linguistico, fondato sul liberismo assoluto e sulla mancanza di regole formali e grammaticali, che ha iniziato a muovere i primi passi durante la "rivoluzione culturale" del 1968. Un uso selvaggio della lingua che, secondo il docente dell'Università romana, ha quasi minato le radici storiche del nostro linguaggio. Dardano, dopo aver ricordato che il recente ritorno ai dialetti non si basa su alcun fondamento culturale, ha inoltre sottolineato come, con l'ausilio dello Stato, si potrà vincere la battaglia contro gli anglismi presenti nella nostra lingua. Ma per porre termine alla guerra dell'italiano ed evitare la ghettizzazione europea – ha aggiunto - sarà invece opportuno ricordare, lasciando da parte la passionalità, che la lingua è al tempo stesso innovazione e conservazione.

Da parte sua il prof. Antonio Sorella dell'Università di Pescara, nel ribadire l'utilità delle regole formali nell'utilizzo della lingua, ha sottolineato l'esigenza, in una società dominata dallo scarno vocabolario dei media, di monitorare la situazione linguistica, anche al fine di difendere le prerogative grammaticali e culturali dell'italiano. Una lingua elegante ed aristocratica - in questo ambito Sorella ha anche ricordato le difficoltà d'apprendimento delle lingue straniere incontrate dei nostri emigrati che conoscevano solo il dialetto - che possiede un suo "genio" linguistico e che può vantare una storia autentica e profonda, sicuramente non legata ai riduttivi scopi commerciali che hanno ispirato la lingua inglese.

Infine l’intervento dell’autore. D’Arcangelo ha ribadito con forza come per lunghi anni in Italia sia mancata una seria ed efficace politica della lingua. Una latitanza che potrà in futuro essere superata attraverso l'istituzione del già citato Consiglio Superiore della Lingua Italiana. Una struttura di coordinamento che aiuterà lo Stato nell'opera di coinvolgimento e sensibilizzazione di tutti i settori dell'opinione pubblica su queste importanti problematiche. Per D'Arcangelo, che ha evidenziato anche le recenti difficoltà linguistiche incontrate nell'era della globalizzazione, sarebbe inoltre opportuno sia garantire ad ogni cittadino la formazione di una coscienza linguistica, sia capire che la stabilità di una lingua non può essere confusa con l'immobilità. (Goffredo Morgia-Inform)


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