L’editoriale di Nino Randazzo su "Il Globo" di Melbourne e "La Fiamma" di Sydney
Voto all’estero: partecipazione e non acido disfattismo
Il 2004 si profila come un anno segnato da prove elettorali di forte rilievo in tre continenti: negli Stati Uniti per le presidenziali a novembre, nell’Unione Europea per il Parlamento di Strasburgo in giugno (e per l’Italia in simultanea o quasi con un turno delle consultazioni amministrative), in Australia per il rinnovo del Parlamento federale in qualsiasi momento da giugno in avanti. In tutti e tre i casi la campagna elettorale è già iniziata con insoliti anticipo e vigore. Basta gettare uno sguardo sulle esuberanti primarie dei democratici in USA cui si contrappone lo sbarramento di fuoco dei repubblicani di Bush, sui due principali schieramenti italiani di centrodestra e centrosinistra dominati per le europee rispettivamente dai gruppi mossi dai personaggi-simbolo di Berlusconi e Prodi, sulla competizione interna australiana dove di colpo s’ingigantisce la sfida dei laburisti di Latham al potere federale detenuto per l’ottavo anno consecutivo dai liberalconservatori di Howard. Un quadro composito di situazioni e istanze lontane e diversissime per riferimenti geografici e specifici caratteri politici, ma che nell’insieme mette in evidenza il motore essenziale, la vivacità e vitalità del regime di democrazia nelle libere società di tre fra le più importanti aree mondiali di civiltà occidentale.
A questa considerazione generica è opportuno collegarne un’altra: quella sul ruolo e sul peso di una componente bene individuata, consistente e precisa della società australiana che, non importa quanto coscientemente o indifferentemente, continua ancora a far parte dell’entità nazionale italiana. Questo posizionamento degli italo-australiani fra le realtà politiche della patria d’origine e della patria di adozione rappresenta una novità ratificata dalla legislazione italiana che ha costituito la circoscrizione Estero con l’elezione diretta di 16 rappresentanti parlamentari delle comunità fuori d’Italia nei cinque continenti, consacrata dalla facoltà in Italia e in Australia della doppia cittadinanza, sperimentata già l’anno scorso in un duplice referendum italiano, prossima alla modesta ma significativa (perché la prima) prova dell’elezione dei sei Comites d’Australia in marzo, protesa ad una definitiva conferma alle elezioni politiche italiane entro due anni o poco più.
La novità si mostra sotto diversi aspetti, alcuni semplici e chiari, altri più complessi, controversi e meno decifrabili. Sul versante australiano non si pongono problemi: il gruppo etnico italiano o è in maggioranza di cittadinanza australiana per naturalizzazione o per nascita, o è in parte di doppia cittadinanza - e in questi casi gode di pieni diritti civili, e quindi politici - o è rimasto, in parte più limitata, di sola cittadinanza italiana - e in questo caso è assolutamente libero di esercitare i propri diritti nei confronti dell’Italia. Per quanto riguarda l’Italia, il diritto al voto per corrispondenza ed alla rappresentanza parlamentare diretta, oltre che alla rappresentanza negli organismi territoriali (i Comites) e nel Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), è esteso ugualmente ai detentori della cittadinanza italiana unica ed ai titolari di doppia cittadinanza.
Fin qui la situazione è abbastanza chiara, almeno sul piano teorico. Diventa, invece, alquanto più problematica nei momenti d’attuazione pratica delle consultazioni elettorali previste dalle normative italiane per due precipui motivi: il dissesto scandaloso della macchina elettorale italiana per l’estero e (certo per l’Australia, ma presumibilmente anche per analoghe realtà nel mondo) certe reazioni di indifferenza, cinismo, ripulsa e acido disfattismo di individui e gruppi di cittadini italiani, attuali e potenziali, all’estero.
Quanto alla macchina elettorale italiana per l’estero, è un discorso a parte che merita più spazio di quanto non ne sia disponibile in questo articolo. Basta solo accennare alla colpevole inadempienza e vergognosa decisione del Ministero dell’Interno, gestore delle elezioni, che ha permesso per la seconda volta, dopo il referendum dell’anno scorso, di utilizzare gli elenchi elettorali comunali dell’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), zeppi di indirizzi errati risalenti ai recapiti di primo arrivo all’estero da sessant’anni a questa parte ed anche di nominativi di defunti da lungo tempo. Elenchi ai quali è stato negato l’incrocio con le anagrafi consolari aggiornate, finora inutilmente, a notevole costo (di contrattisti) per l’erario italiano. Per cui, una percentuale altissima - si calcola intorno ad un milione in tutto il mondo - di cittadini italiani in perfetta regola non risultava negli elemchi elettorali dell’AIRE l’anno scorso e non risulta neppure in quelli per l’elezione dei Comites quest’anno. La mancata utilizzazione nell’aggiornamento dei ruoli elettorali delle tecnologie informatiche per una nazione di economia avanzata e la disfunzione (o le "gelosie di competenze") fra il Ministero dell’Interno, che non riesce a farsi ubbidire dai Comuni in materia di segnalazione anagrafica sugli espatriati, e il Ministero degli Esteri, al quale non si consente di avvalersi in pieno degli aggiornamenti anagrafici consolari, non costituiscono più un mistero, bensì un autentico scandalo nazionale (e, se vogliamo, in questo caso anche internazionale).
L’altro fattore che offusca la situazione è l’atteggiamento di certi settori delle comunità emigrate. Fare smorfie di rifiuto o chiusura, blaterare contro l’esercizio del diritto di voto degli italiani all’estero, praticare e predicare l’indifferenza e l’astensione dal voto di chi ne ha diritto, inveire contro la "politica", che è una realtà del mondo civile e democratico, sgolarsi a favore di una "indipendenza dalla politica", che è solo frutto di fantasia quando non addirittura di presunzione e d’ignoranza, non giova, non fa bene, non fa onore a nessuno, né agli italiani, né agli australiani, né agli italo-australiani. Piuttosto si ammetta pure che è necessaria una campagna d’informazione, di educazione civica, di delucidazione e semplificazione del meccanismo, delle ragioni e delle finalità del voto italiano all’estero, per una più larga e consapevole partecipazione all’esercizio di un diritto-dovere elementare in ogni democrazia. In Italia come in Australia, come dovunque nel mondo. Così come sarà necessario spiegare meglio significato, funzioni e finalità di quelle espressioni istituzionali della democrazia italiana proiettata fuori dai confini nazionali che sono i Comites (ora, fra non molto, eletti e non più nominati d’ufficio in Australia, con compiti operativi e propositivi oltre che di consultazione, secondo la nuova legge) e il CGIE. Tante le cose da fare, meno che chiudersi nel proprio guscio. L’Italia non è lontana. E’ dovunque nel mondo ci sono italiani. Sarebbe l’assurdità più inconcepibile e imperdonabile se, quando finalmente l’Italia cerca di avvicinarsi ai suoi figli nel mondo, dovessero essere proprio questi a volersene allontanare.
Senza dimenticare che la partecipazione alla vita democratica di due nazioni, lungi dal creare conflitti di identità e lealtà, va considerata un arricchimento morale e culturale dell’individuo e della società nella quale vive. Non ricordiamo chi disse - ma disse bene - che bisogna temere non chi vive all’ombra di due bandiere, ma chi non ha nessuna bandiera. (Nino Randazzo)
Inform