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INFORM - N. 22 - 31 gennaio 2004

Eurispes: descritto dal Rapporto Italia 2004 un Paese smarrito, diffidente ed alla ricerca d'identità

In una società assediata dal carovita e dalla perdita di competitività cresce il rischio di povertà per le famiglie del ceto medio

ROMA - E' un Paese a rischio di povertà, disorientato ed in cerca d'identità quello che emerge dal Rapporto Italia 2004 presentato a Roma dell'Eurispes. Dall'indagine, giunta alla sedicesima edizione, si evidenzia infatti una preoccupante diminuzione del potere d'acquisto che va ad incidere pesantemente sia sulle retribuzioni degli impiegati (19,7%), degli operai (16%), dei dirigenti (15,4%) e dei quadri (13,3%) sia sul bilancio mensile delle famiglie più povere ed appartenenti al ceto medio. Un evidente scivolamento verso l'indigenza - sono 2.400.000 i nuclei familiari coinvolti in nuove forme di povertà - che va sicuramente attribuito al costante innalzamento del costo della vita.

Una tendenza inflazionistica che è stata rilevata dal 96,7% del campione intervistato dall'Eurispes e che sta spingendo gli italiani verso nuove forme di investimento. Se da una parte infatti cala l'interesse per le forme di risparmio tradizionali, come il conto corrente bancario ed i titoli di Stato, dall'altro aumentano in maniera esponenziale, con evidenti rincari dei prezzi, gli italiani interessati all'acquisto di un immobile. Un contesto d'incertezza dove cresce il lavoro nero - si calcola che gli occupati nel sommerso siano oltre 5.650.000 - e prende sempre maggiore consistenza il declino del nostro sistema industriale. Una crisi che ha evidenti ripercussioni sulla proiezione internazionale dell'economia italiana - per quanto riguarda la competitività il nostro Paese occupa il 41° posto della classifica mondiale - e sul fronte delle esportazioni dove si registra una generale flessione dell'export e soprattutto dei flussi commerciali indirizzati verso gli Stati Uniti (-13%).

In questo "Paese in cerca d'autore", come lo definisce il presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara, prendono inoltre nuovamente piede sia situazioni di illegalità - si calcola che il giro d'affari delle quattro mafie abbia un valore complessivo vicino ai 100 miliardi di euro - sia realtà di diffusa corruzione che vengono percepite con preoccupazione dai cittadini. Il 46% degli italiani pensa infatti che il malaffare pubblico continui a rimanere sugli stessi livelli del 1992. Per quanto poi concerne il rapporto degli italiani con le Istituzioni e gli organi dello Stato dall'indagine è stato evidenziato un elevato grado di fiducia della popolazione nei confronti del Presidente della Repubblica (80%), delle Istituzioni Europee (59,5%) e della Magistratura (52,4%). Di grande utilità sociale vengono considerate anche le forze dell'ordine -, in questo ambito il primato spetta ai Carabinieri con 84,2% delle preferenze - la Chiesa (68,3%), la scuola (50,7%), e le associazioni di volontariato (89,9%). Secondo la ricerca dagli italiani non viene invece riposta eccessiva fiducia nei confronti del Parlamento - il 56,9% degli intervistati sostiene di non averne - del Governo (63,5%) e degli stessi partiti politici (48,6%). Ma dalle 60 schede tematiche elaborate dall'Istituto, che presenta un intero capitolo dedicato alle problematiche degli immigrati, emergono anche interessanti valutazioni sul modo di vivere degli italiani. Uomini e donne, immersi in una società dell'apparenza e della semplificazione a tutti i costi, che appaiono, agli occhi dei ricercatori dell'Eurispes, indecisi, stressati, cultori dell'immagine e della forma fisica, dediti agli psicofarmaci ed alla strenua ricerca dell'anima gemella.

Durante la presentazione del Rapporto, che il direttore del comitato scientifico dell'Eurispes Paolo De Nardis ha paragonato ad un bilancio sugli effetti sociali e politici dei primi dieci anni della seconda Repubblica, il presidente Gian Maria Fara ha in primo luogo sottolineato come a tutt'oggi le recenti polemiche sull'operato dell'Istituto di ricerca, pervenute da ambienti della sinistra, del centro e della destra, rappresentino una tangibile testimonianza del lavoro "equidistante" svolto dall'Eurispes. Dopo aver sottolineato il crescente disagio economico delle famiglie che devono fronteggiare la pressione del carovita, Fara ha ricordato il duro giudizio espresso dagli intervistati sulla politica economica del Governo Berlusconi. Secondo questo rilevamento due italiani su tre ritengono infatti fallimentare la gestione economica del Paese promossa dall'Esecutivo in carica. Da segnalare inoltre in questo ambito anche la progressiva perdita di ruolo dello Stato ed il costante allontanamento dei cittadini dalla politica. Una necessità, la gestione della cosa pubblica che, secondo Fara, dovrebbe essere sottratta al primato del mondo economico - non a caso i vincitori delle due ultime consultazioni elettorali provengono da realtà aziendali - per essere affidata nelle mani dei politici a cui spetta la prerogativa di definire programmi di lungo termine.

Dopo aver criticato il perpetuo duopolio Rai-Fininvest che rischia di soffocare la carta stampata, il presidente dell’Eurispes ha sottolineato l'esigenza di abbandonare le strategie del gigantismo industriale per dare nuovo spazio alla valorizzazione, attraverso la creazione di sinergie e reti aziendali, della variegata professionalità delle piccole e medie imprese italiane che tanto successo riscuotono nel mondo. "Per recuperare il ritardo accumulato rispetto alle altre Nazioni europee - ha concluso Fara auspicando la piena valorizzazione delle tante potenzialità ancora inespresse del nostro Paese - dovrà affermarsi in Italia una nuova cultura delle scelte consapevoli. Una strategia che dovrà essere perseguita con coraggio e fino in fondo". (Goffredo Morgia-Inform)


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