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INFORM - N. 19 - 28 gennaio 2004

Tremaglia risponde a D’Onofrio: "Ecco perché i sei senatori della Circoscrizione Estero devono essere ripristinati"

ROMA - Il 16 dicembre scorso la Commissione Affari Costituzionali del Senato aveva cancellato i sei senatori della Circoscrizione Estero e ciò, nonostante il testo del Governo fosse favorevole al loro mantenimento. A favore della cancellazione si erano espressi tutti i gruppi parlamentari, con l’unico voto contrario di Alleanza Nazionale. Mirko Tremaglia, Ministro per gli Italiani nel mondo, aveva subito reagito duramente alla soppressione dei sei senatori sia con il Capo dello Stato, sia con il Presidente del Consiglio, ottenendo rassicurazioni circa il loro ripristino nel corso dell’esame in Aula. Il senatore D’Onofrio (Udc), relatore del progetto di legge unificato per le modifiche alla Costituzione in esame al Senato, ha recentemente dichiarato che "il problema è più complicato di quanto Tremaglia possa immaginare" in quanto il nuovo Senato federale deve rispettare il criterio del "raccordo con il territorio italiano".

Stupito, il Ministro Tremaglia si chiede come funzioni questo criterio della territorialità visto che, contrariamente a quanto afferma il sen. D’Onofrio: 1) nel nuovo Senato sono comunque previsti i senatori a vita; 2) le Regioni hanno competenze vaste in materia di emigrazione, svolte attraverso gli assessorati all’emigrazione; 3) esistono le Consulte regionali dell’emigrazione; 4) la Legge 6 novembre 1989, n. 368 sulla Conferenza Stato-Regioni-CGIE prevede la realizzazione di politiche del Governo, del Parlamento e delle Regioni per le comunità italiane nel mondo.

Il ripristino dei sei senatori per la Circoscrizione Estero è, pertanto, un atto dovuto, anche perché l’eventuale cancellazione contrasterebbe apertamente con l’articolo 48 della Costituzione vigente, che prevede, per la Circoscrizione Estero, elezioni "delle Camere" e non di una sola Camera.

Il Ministro Tremaglia prende atto che le forze parlamentari si apprestano a riparare a questo errore. Dopo trent’anni, rappresenterebbe non solo un’ingiustizia, ma anche un inganno vergognoso ai danni degli italiani all’estero. (Inform)


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