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INFORM - N. 17 - 26 gennaio 2004

Istituzione dei Poli regionali INPS per le convenzioni internazionali

Una intervista a Gianluca Lodetti, responsabile del Dipartimento Emigrazione-Immigrazione INAS-CISL

ROMA - L’INPS ha avviato da qualche mese una riorganizzazione interna per quanto riguarda la trattazione delle domande di pensione dei residenti all’estero. La cosa sta passando un po’ sotto silenzio ma potrebbe avere un grosso impatto per i nostri connazionali e per il lavoro dei Patronati all’estero. Ne parliamo con Gianluca Lodetti, responsabile del Dipartimento Emigrazione-Immigrazione dell’INAS-Cisl per capire meglio di che si tratta.

In cosa consiste questa riorganizzazione?

"E’ da diversi anni che l’INPS viene sottoposto a pressioni molto forti da parte di sindacati, patronati, singoli assistiti, affinché affronti il nodo della qualità e dell’efficienza del servizio offerto ai nostri connazionali all’estero. Lo stesso Comitato di vigilanza dell’Istituto, diverse volte, ha richiamato i suoi vertici ad affrontare il problema.

La situazione infatti è assolutamente critica sia per quanto riguarda i tempi di liquidazione delle pratiche previdenziali - pensioni, ricostituzioni, invalidità ecc. - che per quanto concerne la scarsa competenza, in tema di prestazioni e convenzioni internazionali, di molte sedi INPS, che lo vedono come un tema marginale rispetto a tutto il resto.

Il decentramento dell’attività dell’INPS verso le proprie sedi provinciali, effettuato diversi anni fa, per quanto riguarda le pratiche internazionali, non ha portato i risultati sperati ma, al contrario, ha provocato una diffusa deresponsabilizzazione delle sedi periferiche INPS e una frammentarietà dell’azione.

I passi in avanti che pur si sono registrati sul fronte nazionale, non si sono quindi riflessi su quello delle prestazioni in convenzione per le quali si era vicini al collasso.

In questa situazione, l’INPS non poteva che muoversi nella direzione di un proprio riassetto.

In concreto, l’INPS ha reso operativi da ottobre, dei Poli provinciali - uno per ogni regione - competenti per la trattazione delle nuove domande di pensione dei residenti all’estero e per i rapporti con gli Organismi previdenziali esteri.

Ad ogni Polo è stato attribuito un Paese estero: ad esempio, il Polo del Piemonte è competente per i residenti in Francia, quello della Lombardia, per i residenti in Svizzera e così via. Questi Poli con il tempo dovrebbero essere destinati ad allargare le proprie competenze a tutti i tipi di pratiche (non solo alle pensioni) e a quelle già in essere oggi.

Ricordiamo che sino ad ottobre le pratiche dei residenti all’estero erano trattate da tutte le sedi provinciali le quali hanno sempre avuto un rapporto diretto con gli enti previdenziali esteri.

Quali sono gli aspetti che giudicate più positivi?

Come INAS e come patronati del Cepa (l’organismo che riunisce i maggiori patronati italiani) abbiamo innanzitutto apprezzato il fatto di essere stati questa volta coinvolti nell’iniziativa e consultati dalla Direzione INPS per le Convenzioni Internazionali e questo, a detta dello stesso INPS, ha contribuito in maniera determinante a migliorare il progetto (a prescindere dalle riserve da noi espresse riguardo ad alcune questioni di merito).

Per quanto riguarda gli aspetti positivi, a nostro parere l’istituzione dei Poli regionali sul medio periodo comporterà senz’altro una maggiore professionalizzazione degli operatori dell’INPS che si specializzeranno nella normativa riguardante un solo Paese e saranno facilitati nei rapporti con gli organismi previdenziali esteri, visto che essi non saranno più 15 o 20 ma uno o al massimo due per ogni Polo. Qualche timido segnale positivo in questo senso già lo abbiamo.

Non v’è dubbio, poi, che la nuova situazione comporti anche delle precise attribuzioni di responsabilità all’interno dell’INPS, a cui devono corrispondere dei momenti di controllo: qualcuno, insomma deve rispondere, nel bene o nel male, dell’operato delle sedi.

D’altro canto, passando da una trattazione fortemente decentrata su tutte le sedi provinciali ad una accentrata sui Poli, l’INPS ha tutti gli strumenti di verifica per vigilare affinché le cose funzionino.

Peraltro gli assistiti possono star sicuri che anche i patronati stanno facendo e faranno, in questo senso, la loro parte: questi passi in avanti, se gestiti male, possono anche risolversi in bolle di sapone, o addirittura, in salti all’indietro rispetto alla situazione precedente e noi questo non lo vogliamo proprio, per il bene dei connazionali.

Anche per quanto riguarda la lavorazione delle pratiche estere o in convenzione internazionale dei residenti in Italia, la presenza dei Poli, sulla carta, dovrebbe portare ad un miglioramento della situazione, costituendo, essi, un riferimento di tipo "consulenziale" su cui le sedi provinciali INPS potranno appoggiarsi per risolvere pratiche di particolare complessità. Staremo a vedere.

E gli aspetti negativi?

L’aspetto che vediamo con più preoccupazione è quello relativo al tipo di investimento con cui si vuole accompagnare questa parziale riorganizzazione dell’INPS. Se si pensa che l’INPS possa fare questa operazione a costo zero, significa farla partire male.

I vertici dell’Istituto dovranno programmare per il 2004, investimenti e risorse affinché le professionalità non vengano disperse e le strutture che si occupano delle convenzioni internazionali, soprattutto per alcuni Paesi, siano in qualche modo, supportate e rinforzate. Già in passato tutte le forze sociali insieme al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, avevano chiesto di rinforzare il settore delle Convenzioni Internazionali dell’INPS, ma nulla di significativo era avvenuto.

Speriamo che questa operazione trovi oggi, nei vertici INPS, una sensibilità nuova e un atteggiamento differente.

Come influirà questa riorganizzazione sul lavoro dell’INAS?

L’INAS, all’estero così come in Italia, è una realtà importante. La nostra capillarità ,va di pari passo con una competenza degli operatori che può essere raggiunta solo con la formazione.

Attendavamo questa ristrutturazione dell’INPS per affrontare al nostro interno anche il tema della formazione dei nostri punti di riferimento regionali per l’emigrazione, peraltro programmata da tempo, insieme al Dipartimento Formazione della nostra Sede Centrale.

Si dovrà prestare attenzione sia all’aspetto normativo specialistico che a quello organizzativo, visto che l’interfaccia INAS a livello locale del polo INPS è una struttura fondamentale per noi.

Pensiamo anche a momenti di formazione congiunta tra INPS e Patronati e a rapporti più stretti e funzionali tra i responsabili dei Poli regionali e i Responsabili degli uffici esteri dei Patronati.

L’obiettivo primario sarà sempre quello di migliorare complessivamente il servizio offerto ai connazionali: l’attività dei patronati non si fonda, come qualcuno vuol far credere, sulle inefficienze dell’INPS o delle altre amministrazioni.

Con il miglioramento dell’INPS migliora anche il nostro lavoro e viceversa,: anche l’INPS ha tutto da guadagnare dalla presenza di Patronati con personale competente ed esperto che possa fungere da controparte in uno spirito collaborativo.

Speriamo quindi che, con questa riorganizzazione dell’Istituto previdenziale, qualche nostro connazionale, rivolgendosi ai patronati come l’INAS, possa continuare ad avere prestazioni in tempi più umani e rispettosi delle persone che stanno dietro ad ogni pratica di pensione.

Ne hanno, oggi, ancora più bisogno. (Conquiste del Lavoro/Inform)


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