"Veneti nel mondo" sul rientro degli emigrati dall’America Latina
Italianità: corsa ad ostacoli e truffe in agguato
E’ sempre più difficile ottenere il passaporto italiano nei Paesi dell’America Latina: uffici consolari sovraccarichi e migliaia di pratiche inevase. C’è il rischio concreto che "venditori di sogni" promettano un Eldorado che non c’è
VENEZIA - Dopo circa due anni dallo scoppio della profonda crisi economica che ha colpito l’America del Sud, la situazione sembra si stia lentamente normalizzando.
Ma la paura di una "ricaduta", con le drammatiche conseguenze ben note a tutti, si legge ancora nelle facce preoccupate delle migliaia di oriundi che ogni giorno, in coda davanti ai consolati, vanno a caccia di un passaporto italiano. Pare proprio che la diaspora del popolo italico non si sia ancora conclusa e anzi, i recenti rientri anche in Veneto grazie al progetto "Rientro emigrati", confermano questo fenomeno. Il dato maggiormente preoccupante resta quello degli uffici consolari che negli ultimi mesi, schiacciati da carichi di lavoro improponibili per la scarsità di personale e mezzi di cui dispongono, hanno ulteriormente rallentato le pratiche di riconoscimento, o addirittura bloccate del tutto come nel caso dell’ufficio di Lima (Perù).
Una situazione che si sta facendo pesante in tutta l’America Latina, ma particolarmente in Brasile e Argentina, dove molto forte è la presenza di emigrati italiani e veneti.
Dal Brasile, per esempio, arriva l’appello di Itamar Benedet, presidente della COMVESC – Comitato Veneti di Santa Catarina - che di recente ha scritto al Ministro Tremaglia invocando un intervento per la risoluzione di questa deplorevole situazione di inattività della rete consolare italiana all’estero.
Nell’appello, giunto in redazione pochi giorni fa, si legge tra l’altro "Santa Catarina, nonostante sia lo stato più italiano del Brasile, non possiede un consolato. La situazione sta diventando calamitosa. Ab biamo 5 mila pratiche in attesa, soltanto nella regione appartenente all’Agenzia Consolare di Criciuma. E adesso, per peggiorare la situazione, il Consolato ha limitato soltanto a 10 le pratiche da evadere al mese. Vale a dire che ci vogliono 41 anni per soddisfare tutte le richieste".
Ma sono solo i numeri a costituire il problema oppure ci sono altri "pericoli" in agguato per chi voglia avere il passaporto italiano? Alcune stime parlano di circa 60 milioni di oriundi italiani, dei quali circa tre o quattro solo in Sudamerica sarebbero "in attesa di riconoscimento di cittadinanza", cioè hanno già tutti i documenti che comproverebbero il loro "status civitatis", ma non possono farlo valere a causa della saturazione che soffoca i consolati.
L’appello del presidente del Comvesc oltre a far riferimento alla impossibilità per gli oriundi di accedere al diritto di doppia cittadinanza, pone anche un altro gravissimo problema sempre legato al malfunzionamento degli uffici consolari. Itamar Benedet denuncia, infatti, un fenomeno legato al commercio illegale dei documenti: c’è chi ha pagato 3.000 euro, l’equivalente del costo di un’auto in Brasile, per ottenere il riconoscimento di un diritto, la cittadinanza italiana, che dovrebbe essere, invece, riconosciuto legalmente (a tal proposito consigliamo di consultare le pagine del sito di "Veneti nel Mondo" che si occupano di origini e di procedure per l’ottenimento dei documenti).
La denuncia prosegue in tono ancora più duro verso la cosiddetta rete di "faccendieri". Infatti, la precarietà della vita in America Latina e l’ignoranza di molta povera gente stanno diventando un affare redditizio per alcune persone che, spacciandosi per specialisti in ricerche genealogiche e per procacciatori di posti di lavoro, fanno arrivare in Italia centinaia di oriundi in condizioni di permanenza dubbie (e forse addirittura abbandonandoli al proprio destino, aggiungiamo noi).
Corre l’obbligo di ricordare ancora una volta che oggi è più semplice per i nostri oriundi ottenere la cittadinanza italiana grazie alla circolare del Ministero dell’Interno n. 28/2002 (vedi articolo del novembre dello scorso anno) e speriamo che il Parlamento italiano, sollecitato anche da appelli come quello di Benedet, riesca a risolvere a breve il problema degli uffici consolari e ad arginare altrettanto presto queste "truppe di faccendieri" che vendono false promesse di un Eldorado che in Italia ancora non c’è… (Veneti nel Mondo/Inform)