Un articolo di Domenico Pisano (Azzurri nel Mondo)
Baroni e Signori
LOS ANGELES - Tim Parks, romanziere ed autore di alcune opere letterarie centrate sugli avvenimenti italiani e sull’Italia, firma un impietoso articolo dal titolo «Now that’s Italian» comparso su «The Wall Street Journal» del 19 gennaio, che raffigura linee e contorni del grande imprenditore italiano di successo.
Riconosco a Parks d’avere centrato degli aspetti negativi tipici di molti imprenditori italiani, affetti da alcune deviazioni tipicamente caratteriali della italica gente: chiunque sia obiettivo sa infatti di una nostra tendenza al protagonismo ed all’incensamento che si estrinseca prevalentemente in atteggiamenti boriosi, piuttosto che nel sentenziare proprie «verità», o nello svillaneggiare le «audience» con cui si confrontano.
Ma, mentre alla base di tali atteggiamenti vi sono sicuramente ragioni culturali e genetiche, tipiche della gente latina, il riferimento ironico che il giornalista americano fa, citando il Lorenzo dei Medici di sei secoli fa, mi sembra certamente simpatico e forse anche apparentemente centrato, ma storicamente improprio e non pertinente in una realtà ontemporanea così diversa per contesto e per realtà politica italiana che non ha assolutamente nulla a che spartire con l’Italia dei Granducati.
Se poi lo spunto è stato, come credo lo sia, lo scandalo Parmalat, mi sembra che Parks abbia espresso un’opinione in perfetta sintonia con la linea editoriale intrapresa dal suo giornale, ignorando volutamente che il crack Parmalat è frutto di un disegno criminale che non può assolutamente essere preso come esempio per giudicare una classe industriale: sarebbe come se noi tutti avessimo additato il sistema finanziario ed industriale americano come l’espressione tipica ed indicativa della salute dell’economia statunitense e della mentalità dei suoi businessmen, sulla base dello scandalo Enron!
Non credo proprio: anzi so per certo, avendo vissuto quegli anni, che Gianni Agnelli non è mai stato il Signore di Torino, come Tanzi non lo è mai stato di Parma, come Berlusconi (forse il vero obiettivo dell’articolista?) non lo è mai stato di Milano; se Parks sapesse qualcosa di più della realtà socio-politica italiana, saprebbe benissimo quanta stima, ma anche quanta contestazione questi «Signori» riscuotono nell’opinione pubblica italiana.
Le grandi famiglie che per tradizione si tramandano eredità patrimoniali e professionali esistono in tutti i Paesi del mondo, in Italia come negli Stati Uniti, siano esse famiglie di industriali, di medici, di banchieri, di politici, di artigiani, e via dicendo: non si vengano a fare discorsi di «baronie» e simili, soprattutto da chi appartiene ad un grande Paese, dove, è vero, i Baroni non esistono, ma, come tutti sanno, esistono le grandi influenze delle «lobbies» che, soprattutto in alcuni settori, fanno il bello ed il cattivo tempo.
Sarebbe auspicabile che, prima di fare arditi paragoni storici e così drastiche affermazioni, sia pure con così tanta ironia ed apparente eleganza, si analizzassero fatti e personaggi, spogliandosi di quegli anglosassoni preconcetti che fanno perdere obiettività anche alle menti più illuminate, come certamente è quella di Mr. Parks. (Domenico Pisano*-Inform)
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Coordinatore "Azzurri nel Mondo" West USA