Fotografato dall’Istituto Italiano di Medicina Sociale e dal Dossier Statistico Caritas l’alto rischio infortunistico dei lavoratori immigrati
Nell’indagine anche i dati relativi agli incidenti dei figli dei nostri emigrati che sono tornati a lavorare in Italia
ROMA - E’ vero che i lavoratori stranieri operano in condizioni occupazionali più difficili rispetto agli italiani? Per rispondere a questa domanda l’Istituto Italiano di Medicina Sociale ha realizzato, in collaborazione con il Dossier Statistico Immigrazione della Caritas, la ricerca dal titolo "Lavoratori immigrati e rischio infortunistico in Italia". Dall’indagine, che si rifà a dati Inail del 2001, è stato in primo luogo accertato per i lavoratori stranieri un differenziale di rischio praticamente doppio rispetto a quello degli italiani.
Se tra gli italiani si registra un infortunio ogni 25 persone, tra gli stranieri si ha invece un incidente ogni dieci occupati. Un andamento fortemente differenziato - il tasso infortunistico sulla popolazione straniera è del 9,1% contro il 4,2% degli italiani - che appare ancora più evidente nelle regioni del Nord. Nella classifica delle Regioni più a rischio, sempre per quanto riguarda gli infortuni degli immigrati che in tutta Italia ammontano a 58.494, troviamo infatti al primo posto la Lombardia (13.063) che viene seguita a ruota dal Veneto (11.010), dall’Emilia Romagna (10.823) e, ad una certa distanza, dal Piemonte (3.658). Se si considera l’incidenza degli infortuni a stranieri sul totale degli indennizzi il primato spetta invece al Trentino Alto Adige (13,3%), alle Marche (11,4%), alla Lombardia (11,3%) ed all’Umbria (10,5%). Dalla ricerca sono stati inoltre evidenziati sia i settori lavorativi più a rischio per gli stranieri - l’edilizia (14,5%), l’industria dei metalli (14,3%), le attività immobiliari (6,8%), i trasporti (6,1), l’agrindustria (5,5%), l’industria meccanica (5,3%) ed il commercio (5%) - sia le nazionalità delle comunità immigrate che hanno avuto il maggior numero di incidenti sul lavoro. Fra le collettività più colpite, che hanno cioè una percentuale di infortuni superiore alla quota dei soggiornanti, troviamo quelle del Marocco (13,4%), della Tunisia (4,2%), del Senegal e della Jugoslavia.
In questo contesto dalla ricerca, che tra le altre cose evidenzia la scarsa presenza delle donne straniere fra gli incidentati (15,2%), viene posto in risalto anche un dato per noi di estremo interesse, relativo ad una cospicua presenza, pari al 12,7% del totale, di infortunati "stranieri" provenienti dalla Svizzera (3.303), dalla, Francia (1.740) e dalla Germania (2.228). In realtà non si tratta di lavoratori immigrati ma, nella quasi totalità dei casi, di figli di nostri connazionali all’estero che hanno fatto ritorno in patria per cercare nuove occupazioni. Un elemento distorsivo, prontamente segnalato dagli autori della ricerca, che va attribuito ad una certa commistione presente nei dati sugli infortuni che fanno riferimento al luogo di nascita e che si riferiscono quindi indistintamente ai lavoratori stranieri ed ai lavoratori italiani nati all’estero.
La ricerca è stata curata da Amedeo Spagnolo per l’Istituto Italiano di Medicina Sociale e da Franco Pittau per il Dossier Statistico Immigrazione Caritas con il sostegno di un gruppo di studiosi dell’immigrazione. Si tratta della prima ricerca organica condotta in Italia sull’argomento ed è stata pubblicata sull’ultimo numero della rivista "Medicina Sociale".
Durante la presentazione, che ha avuto luogo a Roma presso l’Istituto Italiano di Medicina Sociale, il Presidente dell’Istituto Pietrantonio Ricci ha ricordato la realizzazione, da parte dell’ente che vanta tra gli obiettivi prioritari la lotta all’esclusione sociale e la sicurezza dei lavoratori, di una specifica ricerca sulla tutela della salute degli immigrati e sull’integrazione dei servizi sociosanitari. Oltre a questa indagine l’Istituto ha pubblicato, in collaborazione con la Regione Lazio, due volumi plurilingue, che verranno presto ristampati, volti ad informare gli stranieri sui metodi di prevenzione e sugli standard di sicurezza nei luoghi di lavoro. Una questione prioritaria, quella dell’informazione, che sarà determinante per il raggiungimento di una piena integrazione delle comunità immigrate.
Franco Bentivogli, redattore del Dossier Statistico Immigrazione, nell’illustrare i dati della ricerca, ha evidenziato come a tutt’oggi i lavoratori stranieri presenti in Italia, che in molti casi sono costretti a prestare la loro opera in nero e senza le necessarie precauzioni di sicurezza, corrano sicuramente maggiori rischi degli occupati italiani. Un problema, quello degli incidenti sul luogo di lavoro, che per l’?ex sindacalista dovrà essere affrontato sia attraverso un’attiva opera di prevenzione, volta a porre in essere tutte le direttive contenute nella legge 626 del 1994, sia con una capillare azione formativa e di aggiornamento professionale. Dal Presidente della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni Salvatore Geraci è stato invece sottolineato come al momento nella società italiana, nonostante l’accesso alle prestazioni sanitarie sia ormai garantito a tutti gli immigrati, gli stranieri presenti nel nostro Paese evidenzino una preoccupante fragilità sociale che tende a complicare la fruizione dei servizi offerti dalla sanità pubblica. Malesseri terapeutici e comunicativi che si evidenziano nella gestione delle gravidanze, negli aborti chirurgici (cinque volte superiori alla media italiana) e nella cura delle malattie infettive che richiedono una lunga terapia.
Dopo l’intervento del medico volontario dell’Area Sanitaria della Caritas romana Arif Oryakhail che ha ricordato la necessità di combattere con una corretta e comprensibile informazione i diffusi timori ed i reali rischi che spesso ostacolano la fruizione dei servizi sanitari da parte degli immigrati, il Vice Direttore dell’Ufficio per la Consulenza statistico-attuariale dell’Inail Franco D’Amico ha annunciato l’imminente miglioramento della banca dati dell’Istituto (nelle schede verrà introdotto anche il codice di cittadinanza dell’infortunato) ed ha sottolineato la piena disponibilità dell’Inail a rafforzare, per quanto concerne l’accertamento della realtà infortunistica degli immigrati, le sinergie statistiche con gli altri enti interessati. D’Amico ha poi evidenziato come a tutt’oggi, secondo i dati più recenti, il numero degli incidenti sul lavoro degli stranieri, anche a causa dell’emersione dell’occupazione in nero, stiano gradualmente aumentando.
Un fenomeno in espansione - nel 2002 si sono infortunati circa 65.000 immigrati - che viene però bilanciato da una positiva flessione, iniziata nel 2002 e confermata nel 2003, degli incidenti denunciati nell’intero contesto lavorativo italiano. (Goffredo Morgia-Inform)