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INFORM - N. 5 - 8 gennaio 2004

I sei senatori della circoscrizione Estero "cancellati" dall’emendamento Pastore

Il Segretario Generale del CGIE Franco Narducci si è rivolto al Capo dello Stato e ai Presidenti di Senato e Camera

ZURIGO - Il segretario Generale del CGIE, Franco Narducci, ha scritto alle più alte cariche istituzionali per rappresentare la delusione provocata dal dibattito andato in scena nella I Commissione del Senato nell'ultimo scorcio dell'attività parlamentare del 2003, ma anche per riaffermare principi sacrosanti. "L'emendamento approvato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato lo scorso 16 dicembre nell'ambito del disegno di legge per la revisione della Costituzione proposto dal Governo ha suscitato un'ondata di indignazione nelle comunità italiane all'estero, acuita ancor di più dalle argomentazioni addotte per bollare come una realtà virtuale la Circoscrizione Estero istituita con la modifica dell'art. 48 della Costituzione". Dopo questa premessa il Segretario Generale prosegue affermando, "Siamo rispettosi, Signor Presidente, della piena autonomia del Parlamento della Repubblica, impegnato a ridisegnare in senso federalista l'ordinamento dello Stato, ma non possiamo accettare che si cancellino con un colpo di mano 10 anni di convergenza delle principali forze politiche italiane di centrodestra e di centrosinistra che nelle ultime tre legislature, compresa quella in corso, hanno finalmente dato forma nuova al diritto di voto degli italiani residenti all'estero.

Con le riforme costituzionali, l'istituzione della Circoscrizione Estero e il voto per corrispondenza si è voluta sancire l'esistenza di una rappresentanza specifica degli italiani all'estero, non perché semplicemente titolari di un retroterra culturale o di categorie astratte d'appartenenza alla "italianità" - per far ciò non si modifica la Costituzione -, bensì per ricucire con quell'atto solenne uno strappo, riconoscere una disattenzione, che per decenni aveva impedito un giusto riconoscimento alla piena espressione politica a quanti all'estero avevano contribuito, da italiani ed in quanto italiani, a far grande il nostro Paese. Si è voluto insomma riconoscere agli italiani all'estero una soggettività attiva anche in termini di protagonismo nel sistema democratico italiano, considerandoli cittadini a pieno titolo e portatori d'interessi attivi rispetto al Paese ed alle sue Istituzioni.

Tale fondamento viene meno allorquando si tocchi di un solo millimetro l'intero impianto costituzionale e legislativo costruito, che ha ricevuto un unanime plauso da parte dell'opinione pubblica italiana e di quella residente all'estero.

L'istituzione del Senato delle Regioni è la naturale conseguenza del nuovo ordinamento federalista dello Stato e non spetta a noi stabilire se costituzionalmente la Circoscrizione Estero sia equiparabile o meno ad una Regione italiana, ma occorre riaffermare che nel lungo dibattito politico per le riforme degli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione si è sempre considerato come dato fondamentale e irrinunciabile l'equazione tra cittadinanza italiana e pieno diritto al voto politico, referendario e amministrativo. La territorialità, o se si vuole la residenza, vincola o struttura le modalità di voto, ma non può mettere in discussione il diritto dei cittadini italiani residenti all'estero di votare sia per la Camera dei Deputati che per il Senato o la futura Camera delle Regioni, esattamente come i cittadini italiani residenti nel territorio nazionale.

Sia i cittadini italiani che risiedono in Italia sia quelli residenti all'estero fanno parte dello stesso corpo elettorale che democraticamente è chiamato a decidere con il voto gli equilibri parlamentari e dunque le maggioranze in grado di formare il Governo del Paese. Anche se alla futura Camera delle Regioni venisse sottratto il compito di esprimere la fiducia al Governo (Governo votato dunque da una sola Camera) rimarrebbe comunque un'attività legislativa specifica di portata nazionale alla quale non si capisce perché non dovrebbero partecipare i connazionali residenti all'estero, magari con una delegazione parlamentare aggiuntiva - espressione della Circoscrizione Estero - che non interferisca con i meccanismi elettorali che verranno scelti su base regionale.

Per questo sento il dovere - nella mia veste di Segretario Generale del CGIE - di difendere con forza il pieno diritto di espressione politica di quella parte del corpo elettorale italiano che risiede all'estero.

Signor Presidente, il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero ha già dimostrato in passato un alto senso di responsabilità quando si trattò di stabilire il limite numerico della rappresentanza parlamentare degli eletti all'estero. Oggi, con la proposta di sopprimere i 6 rappresentanti della Circoscrizione Estero previsti nel Senato della Repubblica, cadrebbe quel senso di riconoscimento agli italiani nel mondo che allora il Parlamento espresse con l'atto più solenne, la meditata riforma della nostra Carta Costituzionale.

Ricordiamo con memoria viva gli interventi plurimi che Ella, Signor Presidente, ha pronunciato sull'argomento, in particolare nel Suo prestigioso viaggio in America Latina. Un grande dono anche se giustamente meritato, è un grande dono; è come una medaglia d'oro al valore, che molti hanno ritenuto tardivo nelle nostre comunità. Se oggi dovessimo dir loro che si tratta di una semplice medaglia di bronzo, perché semplicemente ci siamo sbagliati e le cose cambiano, incontreremmo solo delusione e tristezza.

Le riforme costituzionali per l'esercizio del voto all'estero hanno rappresentato un momento significativo alto che ha riscattato il nostro passato doloroso ed eroico nello stesso tempo, e come tale devono essere difese strenuamente. È compito delle Istituzioni e delle forze politiche che siedono in Parlamento individuare la soluzione, cogliendo l'irrinunciabile esigenza di rappresentanza delle nostre comunità emigrate. C'incoraggiano in tal senso Le parole da Ella pronunciate nel messaggio di fine anno: le regole e le istituzioni fondamentali non possono essere cambiate ad ogni mutare di maggioranza.

Franco Narducci conclude esprimendo "fiducia nella benevole attenzione del Presidente" contro una vicenda che ha dimostrato ancora una volta con quanta superficialità molte forze politiche trattano le questioni e i diritti degli italiani residenti all'estero. (Inform)


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