* INFORM *

INFORM - N. 62 - 31 marzo 2003

Da "Il Globo", Melbourne

L’editoriale del direttore Nino Randazzo: "Gli italiani hanno cuore e anima"

MELBOURNE - Inevitabile o meno, illegale o meno, ingiusta o meno, la seconda guerra del Golfo entra ormai nella storia. Pochissimi, o nessuno, almeno nel mondo occidentale, piangeranno sulla sorte del dittatore Hussein e del suo brutale regime. Ma sono in molti a versare lacrime, anche se solo internamente, sulle innocenti vittime irachene, già sfibrate da dieci anni di sanzioni economiche ed ora in preda al terrore delle notti sotto piogge di bombe ed alla fame dei giorni in tuguri e ricoveri di fortuna, quando non addirittura negli spasimi della morte. Il cuore degli "uomini della guerra", d’ambo le parti, da Washington a Londra a Canberra a Baghdad, il cuore di terroristi islamici con in mano il Corano e leader politici cristiani con in mano il Vangelo, ambedue tipi di ipocriti e bestemmiatori ogni volta che invocano il nome di Dio, è indurito fino all’insensibilità. Forse è questo l’effetto più terribile del conflitto in corso, che gli anglo-americani vinceranno immancabilmente sul campo di battaglia, senza poter vincere, però, i cuori dei diseredati del terzo mondo e senza riuscire mai più a vincere l’altra guerra, quella contro il terrorismo internazionale, maggiormente ravvivato dalle fiamme che divorano Baghdad.

Non è inatteso l’effetto della guerra sull’opinione pubblica di Stati Uniti, Gran Bretagna ed Australia che rapidamente passa da un atteggiamento di opposizione ad una crescente approvazione dell’operato dei leader dei tre Paesi cobelligeranti. La marcia vittoriosa delle armate alleate in Iraq induce tanta gente condizionata da psicologia e razionalismo tipicamente anglosassoni a concludere con fatalismo che se si è nel ballo bisogna ballare e se si è in guerra bisogna combattere. E non deve sorprendere se questa regola morale si stia applicando oggi anche all’Australia, nonostante rimangano le voci del dissenso, soprattutto giovanile.

Invece, a non volere ballare solo perché c’è un ballo ed a combattere solo perché c’è una guerra, sono gli italiani, che per un solido ed immutabile 74 per cento si dichiarano, secondo gli ultimi sondaggi, visceralmente contrari all’intervento militare in Iraq. Particolarmente motivata e attiva si sta rivelando, nel movimento pacifista italiano, la componente giovanile, quando si considera la manifestazione, forse senza precedenti per ampiezza di partecipazione di questa categoria di cittadini, di ben trentamila studenti nella sola giornata di sabato scorso a Firenze. E questo fa parte di un segno distintivo, un titolo di vanto, del popolo italiano. L’ha dichiarato pubblicamente la stessa moglie di Silvio Berlusconi, Veronica Lario, in polemica con l’illustre consorte, capo di un governo che se non fosse stato per il freno di un’opinione pubblica ferocemente contraria, a questa guerra ci sarebbe andato a passo di bersaglieri. "Gli italiani dimostrano contro la guerra - ha detto Veronica Lario in Berlusconi - perché sono un popolo con un’anima".

Nella nuova prova alla quale è sottoposta l’umanità, c’è almeno questo di consolante: che gli italiani il loro cuore non l’hanno indurito, la loro anima non l’hanno né persa né venduta. (Nino Randazzo-Il Globo/Inform)


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