Su "La Nuova Linea" di Francoforte l’editoriale del direttore Vito d’Adamo dedicato alla riforma dei Comites
L’oscuro malessere tra due periodi
Un malcontento di fondo serpeggia tra i connazionali e le associazioni nei riguardi del Comites come istituzione elettiva nei Paesi in cui sono presenti italiani e, conseguentemente, nei confronti degli elementi di tale organismo. Questo malumore non è prerogativa solo esterna, ma si manifesta e si riflette anche all’interno. Le valutazioni sfavorevoli da parte degli elettori circa l’operato degli elementi in carica, finiscono di conseguenza per essere condivise dagli stessi eletti dalle mani pressoché legate, cagionando una seria crisi dell’ente.
È una recessione, proveniente da lontano, che colpisce i singoli Comitati, con percentuali di varia consistenza, anche secondo il grado di collaborazione ed il maggiore o minore sostegno, offerto ai direttivi dai titolari degli Uffici consolari, e nella relativa partecipazione di questi funzionari alla vita della struttura.
Le cause sono sempre quelle denunciate lungo il decorso degli anni:
Quanto detto sulla tensione, che attualmente angustia i Comites, si può sostenere anche per le associazioni civili, culturali, sportive, fondate da connazionali di prima emigrazione. Parecchie di queste sono già estinte, mentre molte altre procedono verso la fine annunciata, sostenute magari dalla costanza, dalla caparbietà o dall’interesse degli ultimi dirigenti. Poche sono quelle che si mantengono al passo coi tempi, avendo trovato durante il cammino la formula, che permette loro la rara continuità.
Malessere tra due periodi, abbiamo titolato.
Il primo corrisponde alla fase, in cui ancora versano i Comites, iniziata da qualche tempo e che fatalmente si trascinerà fino al termine del mandato, differito dall’alto, che ha provocato, tra gli altri guasti, disaffezione nei consiglieri per i lavori assembleari e molte assenze ingiustificate.
Il secondo è iniziato con la norma che estende il voto attivo e passivo all’estero, ancora da sperimentare; e con il voto, anch’esso attivo e passivo e già da noi ottimamente esercitato, per quanto riguarda la partecipazione alle elezioni comunali e provinciali nei Paesi dell’Unione Europea.
Non è poco, come risultato di un’interminabile attesa; e la presente fase continuerà, si spera, con la riforma dei Comites e del CGIE, dando per scontato che essa determini una svolta rispondente alle aspirazioni, che ne hanno provocato la messa in cantiere per la terza ripassata. Bisognerebbe, inoltre, sperare e dare per scontato anche il fattore partecipazione, specie dei giovani. Da un’appropriata combinazione di questi fattori - voto, riforma e partecipazione - e non spuntando incognite, sarà possibile guardare con qualche ottimismo ai futuri "Consigli degli Italiani all’Estero" (Consites).
Che la quarta sigla ci sia lieve, dopo quella dei Co.Co.Co., Co.Em.It. e Com.It.Es. di celebrata memoria! (Vito D’Adamo-La Nuova Linea/Inform)