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INFORM - N. 205 - 29 ottobre 2002

A colloquio con il Segretario Generale della UIM Franco Fatiga

Finanziaria 2003: "Senza ulteriori finanziamenti, per gli italiani all'estero rimarranno solo le buone intenzioni"

ROMA - A pochi giorni dall'inizio del dibattito in Parlamento sulla finanziaria 2003 il confronto politico sui provvedimenti in favore degli italiani all'estero si fa sempre più serrato. Subito dopo la presentazione da parte dell'Ulivo di una serie di emendamenti, finalizzati ad un sensibile aumento dei finanziamenti per la gestione degli organi di rappresentanza e per il sostegno ai pensionati e alle categorie più deboli, è infatti sceso in campo lo stesso ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia che ha promosso l'inserimento nella manovra triennale di nuovi e cospicui finanziamenti. Interventi mirati che, oltre al funzionamento del Comites e del CGIE, riguardano le iniziative di solidarietà, la promozione della cultura italiana, il censimento dei nostri connazionali all'estero, l'ammodernamento delle strutture informatiche e la retribuzione dei contrattisti che operano nella rete consolare.

Ma proprio mentre le agenzie di stampa battevano la notizia, a gettare un altro sasso nello stagno, già increspato dall'imminente dibattito parlamentare, ha pensato il segretario generale dell'Unione degli Italiani nel Mondo Franco Fatiga, componente del CGIE, che ci ha illustrato il suo profondo disappunto per i contenuti della manovra finanziaria. "La finanziaria preparata dal governo - ha infatti esordito il segretario della UIM - ci disorienta. Già nei giorni scorsi il consigliere Dino Nardi, un esponente della direzione centrale della UIM, aveva lanciato un grido dall'allarme sulle evidenti riduzioni contenute nei vari capitoli della finanziaria, inerenti alle problematiche degli italiani all'estero. A mio giudizio inoltre, per quanto riguarda l'azione di governo, questa finanziaria sarà una vera e propria cartina di tornasole. Se è vero infatti, come ha più volte ribadito il ministro Tremaglia, che la politica degli italiani all'estero si fa con il cuore, è altrettanto necessario che queste iniziative vengano sostenute da adeguate erogazioni finanziarie. Senza opportuni stanziamenti ed una concreta capacità di spesa il rischio è che tutto rimanga nell'ambito delle buone intenzioni. Guardiamo, ad esempio, al drammatico livello delle pensioni minime dei nostri connazionali nel mondo, agli insufficienti stanziamenti per i Comites e CGIE ed a quanto sta succedendo in Argentina e negli altri Paesi dell'America Latina dove sussistono condizioni economiche disastrose. Sono tutte problematiche che vanno risolte e a cui gli emendamenti alla finanziaria presentati dai Ds e dalla Margherita stanno cercando di dare una risposta. Così non va e mi auguro - ribadisce Fatiga chiedendo un diretto chiarimento nell'ambito della prossima assemblea plenaria del Consiglio Generale - che in occasione della riunione straordinaria del CGIE, prevista per il mese di dicembre, i rappresentanti del Parlamento vengano a parlare alla tribuna del Consiglio Generale per spiegarci chiaramente le loro intenzioni, soprattutto per quanto concerne la riforma dei Comites".

"Sì, anche Tremaglia ha presentato degli emendamenti - prosegue l'esponente della UIM rispondendo alla nostra obiezione sulle proposte di modifiche alla finanziaria presentate dal ministro - ma a questo punto mi chiedo quale sia la sua posizione nei confronti del governo. Noi crediamo all'uomo ma non possiamo fare a meno di osservare con occhio critico questa doppia dimensione del ministro che opera insieme al CGIE come storico rappresentante dell'emigrazione e, al contempo, è a tutti gli effetti un esponente del governo. Tra le problematiche ancora irrisolte - sottolinea poi Fatiga quando gli chiediamo ulteriori chiarimenti sugli interventi prioritari che andranno supportati con adeguati stanziamenti nell'ambito della finanziaria - quelle dei meno abbienti sono indubbiamente le più urgenti. E' infatti impensabile che, nell'immediato, non venga concretamente equiparato il trattamento al minimo dei pensionati italiani all'estero a quello degli anziani residenti in Italia. La stessa riflessione vale anche per il sostegno all'Argentina dove, dopo tante parole, fioccano le polemiche perché ancora tardano dei risultati positivi. Tra le tante questioni quella più pressante è indubbiamente la nuova legge sui Comites che rischia di rimanere incompiuta. A questo punto mi chiedo quali difficoltà oggettive impediscano, ai capigruppo della maggioranza e dell'opposizione, di unire gli sforzi e di tirare fuori dal cassetto questo importante progetto di legge".

Per quanto riguarda la creazione del nuovo Dipartimento per gli Italiani nel mondo, Fatiga accoglie con favore la recente approvazione di un decreto legislativo che riconduce alla Presidenza del Consiglio le attività di impulso, indirizzo e coordinamento concernenti i connazionali all’estero. "Voglio ricordare che al nostro congresso della UIM abbiamo già ribadito la scarsa utilità, al di là dell'indiscussa figura di Tremaglia, di un ministero per gli Italiani nel mondo che non abbia capacità di spesa. Sono quindi soddisfatto che questo Dipartimento sia accorpato alla Presidenza del Consiglio: l'unico organismo che può coordinare le politiche che attengono non solo al MAE ma anche ad altri ministeri, in favore degli italiani all'estero. Ma, oltre a questo importante passo avanti, compiuto nell'ambito della conduzione politica, noi vorremmo che venga creata una specifica Agenzia, aperta agli apporti di capitale privato, che coordini con spirito manageriale le varie politiche per gli italiani all'estero, nell'ambito, culturale, linguistico, imprenditoriale e dell'informazione. Problematiche che oggi vengono gestite a rallentatore a causa dei mille vincoli burocratici delle amministrazioni ministeriali".

"In parole povere - conclude Fatiga auspicando una maggiore flessibilità degli interventi in favore dei nostri connazionali nel mondo - la politica per gli italiani all'estero è formata da innumerevoli sfaccettature e realtà che variano da Paese a Paese e che quindi devono essere gestite con grande flessibilità. Per questo motivo insistiamo sia per la creazione di un polo di conduzione politica alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio - ben venga quindi il nuovo Dipartimento - sia per l'attivazione di una specifica struttura a partecipazione privata che gestisca la spesa in favore degli italiani nel mondo". (Lorenzo Zita-Inform)


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